Ravvedimento operoso, come fare

I cittadini che non hanno rispettato le corrette scadenze fiscali possono rimediare versando gli importi in ritardo con sanzioni e interessi. Ecco tutte le informazioni utili per procedere

Il calendario fiscale è ogni anno molto ricco di scadenze e può capitare che il contribuente sia costretto – per necessità o per semplice dimenticanza – a pagare le tasse in ritardo, non rispettando almeno in un primo momento le tempistiche prestabilite. Con la Legge di Stabilità 2015, e ancora di più con quella del 2016, il legislatore ha inaugurato da tempo una nuova fase di confronto tra fisco e contribuente, puntando sul rispetto e sulla collaborazione reciproca. Uno degli istituti giuridici interessati dalla normativa è sicuramente il ravvedimento operoso, strumento a disposizione dei cittadini per rimediare in modo rapido alle proprie violazioni tributarie.

Cos’è il ravvedimento operoso. Il ravvedimento operoso è regolato dall’art. 13 del D. Lgs. 472/1997. Questo istituto consente al contribuente di correggere gli errori effettuati in sede di pagamento in modo spontaneo, senza attendere un eventuale controllo da parte dell’Amministrazione Finanziaria. Il riconoscimento dell’irregolarità commessa da parte del soggetto coinvolto e l’alleggerimento dell’attività di controllo per il Fisco (che non deve quindi sprecare tempo e risorse per accertare quanto commesso) sono premiate dal legislatore con una riduzione della sanzione amministrativa prevista per la violazione.

Chi può accedervi e quali sono le condizioni. Come indicato dall’Agenzia delle Entrate, il ravvedimento è consentito a tutti i contribuenti per imposte dirette (es. Irpef, Ires ecc.), Iva, tributi locali, imposta di registro e tributi similari. L’utilizzo del ravvedimento è escluso nei seguenti casi:

- la violazione non è già stata constatata e notificata al contribuente da parte del Fisco;

- non sono già iniziati accessi, ispezioni o verifiche;

- non sono già iniziate altre attività di accertamento, come ad esempio la notifica di invito a comparire, la richiesta di esibizione di documenti o l’invio di questionari informativi consegnati in modo formale al soggetto coinvolto.

La Legge di Stabilità 2015 ha sancito però che per i tributi amministrativi gestiti dall’Agenzia delle Entrate (es. tributi diretti, Iva, Irap ecc.) tali condizioni non sono valide e il ravvedimento può essere comunque presentato dal contribuente. Per questa specifica tipologia di tributi il ravvedimento è escluso infatti solo in caso di notifica degli atti di liquidazione e di accertamento.

Quali sono i benefici. L’utilizzo del ravvedimento permette al contribuente di ottenere una riduzione delle sanzioni previste per la violazione commessa. Al momento della correzione il contribuente dovrà versare al Fisco oltre all’imposta dovuta anche gli interessi – calcolati al tasso legale annuo che, a partire dal 1° gennaio 2016, è pari allo 0,2% – e le sanzioni in misura ridotta. Il vantaggio economico è davvero consistente se confrontato con la sanzione ordinaria (pari ad esempio al 15% per omessi o tardivi versamenti dei tributi entro i 90 giorni e al 30% successivamente) e il beneficio in termini di risparmio varia a seconda del tempo trascorso tra la scadenza originaria e la data di pagamento. Nello specifico:

- entro 14 giorni dalla scadenza la sanzione è pari allo 0,1% per ogni giornata trascorsa, arrivando dunque fino al 1,4% al termine del periodo indicato;

- da 15 a 30 giorni successivi al termine la penalità è del 1,5%, pari ad 1/10 della violazione ordinaria;

- dal 31esimo giorno al 90esimo la sanzione invece è pari ad 1/9, quindi 1,67%.

È possibile consultare l’elenco completo delle percentuali di riduzione legate al ravvedimento operoso sul sito dell’Agenzia dell’Entrate.

Un esempio pratico. Un contribuente deve versare 500 euro come acconto Irpef 2016 22 luglio 2016. Violata la scadenza, il soggetto decide di beneficiare del ravvedimento operoso 10 giorni dopo il termine per evitare la sanzione prevista pari al 15% dell’importo dovuto (75€, oltre gli interessi calcolati fino alla data di accertamento da parte del Fisco). L’utilizzo del ravvedimento consente al contribuente di ottenere un notevole risparmio, dal momento che nello specifico dovrà effettuare il seguente versamento:

- 500€ di acconto Irpef originario;

- 5€ di sanzione ridotta (500*0,1%*10);

- 0,3€ di interessi legali [500*(0,2%/365)*10).

L’importo totale di versamento sarà dunque 505,3€.

Nel caso in cui invece il soggetto non ricorra al ravvedimento il versamento sarà di almeno 575€ (500€ + 75€ di sanzione, ottenuta moltiplicando l’importo dovuto per la penalità ordinaria del 15%) oltre gli interessi legali maturati fino al giorno in cui il Fisco accerta la violazione commessa.

Come effettuare il pagamento. Il versamento deve essere effettuato utilizzando i seguenti modelli:

- F24, per le imposte sui redditi, Iva, Irap;

- F23, per l’imposta di registro e gli altri tributi indiretti;

- F24 Elide per tributi, sanzioni e interessi, connessi alla registrazione dei contratti di locazione e affitto di beni immobili.

I codici tributo da utilizzare all’interno dei modelli di pagamento sono consultabili sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

 

STEFANO PERAZZO
Stefano Perazzo


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