Centesimi, croce e delizia delle nostre tasche

Fastidiose per alcuni, da abolire per altri, le monetine di rame servono anche a controllare l’inflazione. Se non ci fossero, spenderemmo di più…

Il prete e le monetine. Domenico Traversi, parroco di Atella (Potenza), ha insistito durante l’omelia sull’inutilità di trovare, nelle cassette per le offerte, manciate di monete da uno e due centesimi. Finito sulla Gazzetta del Mezzogiorno, ha poi spiegato: «No, i soldi non li butto. Ma certo non è a forza di centesimi che si possono pagare i tremila euro del nuovo impianto Enel deciso dalla Curia». Subito è ripartito il dibattito: abolirli o no?

Ipse dixit. «Abolire i centesimi, ci stiamo pensando» (il ministro dell’Economia Giulio Tremonti il 22 gennaio 2002).

Quale mancia per il caffè. «Nel darmi il resto di dieci centesimi in monetine per il caffè, il barista mi ha detto: mi dispiace darle questa porcheria! E dunque i soldi sono diventati una porcheria?» (il signor Paolo Albano in una lettera inviata al Corriere della Sera). Con il caffè al bar, generalmente, si lasciavano cinquanta lire di mancia. Con l’euro è subito sembrato brutto dare cinque centesimi, benché fossero il doppio. Ora si lasciano almeno dieci centesimi o, sentendosi tirchi, nulla.

Se rifarsi poi o no. Scena intercettata in un panificio ad agosto. Il negoziante nel porgere il resto: «Signora, mi dispiace ma non ho i due centesimi di resto, va bene se ci rifacciamo domani?». Cliente: «Ma io domani parto!».

20 lire al centesimo. Un centesimo di euro vale poco meno di venti lire, cinque centesimi quasi cento lire.

Quanto costano i centesimi. Per realizzare i centesimi si tagliano dei tondelli da una lastra di acciaio inossidabile. Dopo la marchiatura, vengono ricoperti di rame. Sulla moneta da uno c’è rappresentato Castel del Monte, edificio nel comune di Andria (Puglia). Su quella da due la Mole Antonelliana di Torino. Su quella da cinque il Colosseo. Come le altre monete, durano circa trent’anni. Due centesimi e mezzo più l’Iva del 20% che fanno tre. È il costo di un centesimo di euro. I due centesimi: 2,8 centesimi più Iva al pezzo. Per i cinque centesimi il costo è di 3,3 centesimi e con l’Iva sfiora il valore della moneta.

Piccoli ma forti contro l’inflazione. L’utilità dei centesimi nel mercato monetario è dare precisione millimetrica a prezzi e tariffe, tenere a bada la tentazione di arrotondare e dunque controllare l’inflazione. Un’idea potrebbe essere abolirli solo sul totale della spesa, così i prezzi delle merci (soprattutto quelle di grande consumo) continuerebbero a essere espressi in centesimi e l’arrotondamento ci sarebbe solo sulla somma finale. Altra soluzione per non riempirsi le tasche di monetine e mantenerne l’uso: il denaro elettronico.

Girano sei miliardi di centesimi. In Italia circolano sei miliardi e 700 milioni di pezzi dei tre piccoli tagli di centesimi, battuti dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Due miliardi e 600 milioni per la monetina da un centesimo, due miliardi e 200 milioni per quella da due centesimi e un miliardo e 900 milioni per i 5 centesimi. Un valore nominale di circa 165 milioni di euro.

Quelli che li hanno aboliti. La Finlandia è il primo paese ad aver eliminato le monete da uno e due centesimi di euro, con un decreto legge che seguì l’introduzione della moneta unica (i pochi pezzi battuti sono delle rarità assolute). Dal 2004 anche i Paesi Bassi non li immettono in circolazione. In Belgio non se ne vedono più, seppure senza una decisione formale.

Gli esempi opposti di Svizzera e Canada. I centesimi non sono solo un problema europeo: quello del dollaro canadese non è usato da anni eppure la zecca continua a batterlo, nonostante in circolazione ve ne siano un miliardo e 200 milioni. La Svizzera ha risolto il problema mettendo fuori corso i due centesimi di franco nel 1978 e il centesimo nel 2007 (produrlo ne costava undici).

Addio al copeco, il centesimo più famoso. Nell’ottobre 2010 è stata la volta del copeco, il centesimo di rublo. Ucciso dell’inflazione, dopo quasi cinquecento anni di storia, la Banca centrale russa ha deciso la fine per i tagli da 1, 5 e 10. Inventato da Galina Glinskaja, la madre di Ivan il Terribile, che nel 1535 realizzò una delle più importanti riforme monetarie dell’epoca, fu subito la moneta del popolo. In epoca sovietica una decina di copechi bastavano per un pacchetto di pessime sigarette di Stato o due biglietti della metro di Mosca. Da ultimo valeva 0,025 centesimi di euro. Lascia decine di proverbi e infinite citazioni letterarie.

Combinazioni. Con la scelta delle sei denominazioni dei centesimi di euro (1, 2, 5, 10, 20, 50) sono sufficienti otto monete (1, 1, 2, 5, 10, 10, 20, 50) per comporre qualsiasi valore da 1 a 99 centesimi. Con le cinque denominazioni dei cent Usa (1, 5, 10, 25, 50) bisogna invece scegliere tra almeno 9 monete. Sono possibili altri sistemi di suddivisione monetaria, come il caso della vecchia sterlina che sino alla decimalizzazione del 1971 era divisa in 20 scellini o in 240 penny.

Quando arrivarono i miniassegni. Nel dicembre 1975 apparvero in Italia dei miniassegni da 50, 100, 150, 200, 250, 300 e 350 lire per risolvere il problema della carenza degli spiccioli che afflisse tutti gli anni Settanta. Fino a quel momento si era rimediato con caramelle e gettoni telefonici. Ne circolarono 800 tipi diversi per un ammontare stimato di oltre 200 miliardi di lire. Sparirono sul finire del 1978, quando il Poligrafico di Stato, aiutato soprattutto dall’inflazione, fu in grado di sopperire alla mancanza di moneta.

Multe/1. Un tedesco ha pagato una multa da poco meno di 300 euro mettendo dentro la cassetta della posta del tribunale di Wuppertal quasi 30.000 monetine da un centesimo, per un peso complessivo di 63 chili. Il tribunale ha accettato il saldo come regolare. Rimandare le monetine al mittente sarebbe costato troppo in spese di spedizione.

Multe/2. Per legge, una multa si può pagare usando al massimo 50 monete, altrimenti la pubblica amministrazione ha diritto a rifiutare il versamento (Regolamento CE n. 974/98 del Consiglio europeo del 3 maggio 1998). Se la multa è di 70 euro si può dunque pagarla così: una moneta da 0,01 €, due da 0,02 €, una da 0,05 €, tre da 0,10 €, tre da 0,20 €, due da 0,50 €, otto da 1,00 €, trenta da 2,00 €.

Acqua e limone se si macchiano. «I centesimi si macchiano, diventano verdastri e emanano odori sgradevoli. C’è chi ha messo a punto un rimedio: acqua e limone, immersione per diversi minuti, poi pulizia e asciugatura con un panno (niente spugnette metalliche). Chi ha tempo e voglia, può accomodarsi» (Paolo Conti).

redazione


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