Vivere senza rifiuti (o quasi)

Scoprite la storia di John Newson, un cittadino britannico, diventato famoso per essere il primo uomo ad impatto zero….

Impatto zero. Sostenibilità, impatto ambientale, riciclo sono temi verso cui l’opinione pubblica dimostra fortunatamente sempre maggiore sensibilità. E così la notizia dell’impresa riuscita a un tranquillo cittadino britannico ha fatto subito il giro del mondo: nel corso di un anno ha prodotto un solo sacchetto di rifiuti. Insomma, non proprio un uomo a impatto zero, ma quasi.

Imballaggi addio. Lo riferisce il tabloid ingese The Daily Mirror, che racconta anche come John Newson, questo il nome dell’”eco-eroe”, abbia raggiunto l’importante traguardo. Il primo passo è stato eliminare carne e pesce dalla dieta. Con qualche dispiacere per la gola, forse, ma col grande vantaggio di non dover  più avere a che fare con centinaia di imballaggi di ogni tipo e forma. La maggior parte dei rifiuti prodotti dagli esseri umani sono proprio le confezioni degli alimenti, e Newson lo aveva capito.

Faccio tutto io. Il secondo passo è stato provvedere da sé, per quanto possibile, al proprio fabbisogno alimentare. E nel modo più semplice: coltivando frutta e verdura nell’orto dietro casa ed evitando, anche in questo caso, l’acquisto di prodotti confezionati. Un consistente vantaggio per il portafoglio, mentre il livello dei rifiuti restava ancora a zero, visto che eventuali scarti finivano nella cassetta per il compostaggio, in attesa di diventare concime per le prossime colture.

Non si butta niente. Beh, anche impegnandosi con l’autoproduzione non si possono fare miracoli, e così Newson ha comunque dovuto vedersela con carta, plastica, vetro, metalli, cartone: la questione è stata risolta separando meticolosamente ogni materiale con pazienza certosina, avviando agli appositi centri cittadini quelli riciclabili e riutilizzando, per quanto possibile, quelli che non lo erano.

Bagaglio appresso. Addirittura, per smaltire i tetrapack alimentari, Newson, che non era soddisfatto del servizio di riciclo della sua città (Balsall Heath, Birmingham) si è rivolto a quelli di Bristol e Londra, giudicati più efficienti. A questo proposito, però, il Mirror trascura di spiegare in che modo, e quindi con quale impatto ambientale, sia avvenuto il trasferimento nelle due città, che distano rispettivamente 85 e 115 miglia da Birmingham: più o meno 137 e 185 chilometri. Sappiamo però che Newson le portava con sé quando andava in visita da amici: qualunque sia stato il mezzo di trasporto, dunque, il viaggio non era organizzato solo per quello scopo.

Regole precise. Con questi semplici accorgimenti – pochi, ma osservati scrupolosamente – Newson ha riciclato tra l’80 e il 90% dei rifiuti contro un modesto 31,5% della sua città (la media inglese è del 30%) e alla fine dell’anno ha mostrato alla stampa, con giusto orgoglio, il suo unico, solitario sacchetto di spazzatura. Un esempio da seguire? Sicuramente, soprattutto da chi abita in campagna o in una villetta con giardino. Per chi vive in condominio le cose sono meno semplici, ma vale comunque la pena tentare.

Sfuso è meglio. Partiamo dalla prima regola, ridurre gli imballaggi. Si può fare, almeno in parte, preferendo gli alimenti freschi a quelli confezionati: comprando la carne dal macellaio (compatibilmente con il prezzo, naturalmente) non ci si deve portare a casa anche l’imballo. Stesso discorso per frutta e verdura che si possono acquistare anche al supermercato, preferendo però la merce sfusa ed evitando quella confezionata sui vassoi di polistirolo.

Piccole scorte. Aiutano a eliminare le confezioni anche i formaggi e i salumi da banco, affettati al momento. Durano meno, ma non è necessariamente uno svantaggio: mangiati freschi sono sicuramente più buoni e in più si evita di stipare il frigo con scorte che andranno facilmente a male. Ma non sono da comprare neppure le confezioni monodose, che hanno una percentuale d’imballo in rapporto al cibo contenuto molto alta. Molto meglio le confezioni famiglia: si risparmia e quello che non si consuma subito si può congelare.

L’acqua del sindaco. A casa c’è un sistema molto semplice per eliminare una montagna di rifiuti di plastica: non comprare acqua minerale in bottiglia. Se proprio non vi piace quella del rubinetto (che è altrettanto sana) applicate un filtro e se la volete gasata acquistate un gasatore. Il principio vale anche per i detersivi liquidi, che sono disponibili alla spina nei negozi specializzati e in molte catene di supermercati. Il flacone lo si porta da casa: si inquina e si spende di meno. Per l’igiene personale, invece, scegliete le saponette al posto del sapone liquido.

Più dura meglio è. Infine, ma è quasi inutile ricordarlo, evitare – come la peste, si potrebbe aggiungere – tutti i prodotti usa e getta: piatti, bicchieri e posate di plastica, rasoi senza testina intercambiabile, tovaglioli di carta e così via. Vale anche per la borsa della spesa, naturalmente: dev’essere di stoffa o comunque riutilizzabile e bisogna portarla da casa.

Serve ancora. Seconda regola, riutilizzare. Era un concetto ben presente ai nostri nonni ma che noi, figli del consumismo, abbiamo dimenticato. Siamo abituati a pensare che un oggetto abbia un solo possibile utilizzo mentre il più delle volte può essere reimpiegato. Un’idea semplice semplice? Le vaschette di gelato che si comprano al supermarket sono fatte per stare in congelatore: perché non riutilizzarle per surgelare? E ancora: l’oblò della vecchia lavatrice è di vetro termoresistente e grazie alla forma concava può trovare facilmente impiego in cucina. Le possibilità, specialmente se con risvolti “artistici”, sono moltissime e su internet si trovano infiniti esempi. L’unico limite è la fantasia.

Fino alla fine. Riutilizzare è anche sinonimo di non sprecare, il che impone un’altra semplice regola di comportamento: usare gli oggetti fino in fondo. Fino alla fine della loro vita o fino a quando proprio non ci servono più. Vale anche in cucina con gli avanzi di cibo, che prima di essere buttati possono – e devono – essere riutilizzati in mille modi, diventando a volte perfino più gustosi della preparazione originale. I più creativi si possono spingere ancora più in là, arrivando a qualche “uso estremo” degli alimenti, per esempio fabbricando da sé il sapone con la farina avanzata e l’aggiunta di soda caustica (attenzione alle ustioni però!). Oppure ottenendo, sempre con la farina fatta bollire nell’acqua, un valido sostituto della colla vinilica.

Seconda vita. Ridotto quello che si può ridurre, riutilizzato quello che si può riusare, i rifiuti riciclabli vanno affidati ai servizio di smaltimento e riciclo della propria città, nella speranza che possano iniziare presto una nuova vita. I presupposti ci sono tutti: dopo le panchine, i maglioni sintetici e altri oggetti fatti con il la plastica delle bottiglie, ora è la volta delle abitazioni. A Brighton, in Inghilterra, sorgerà un’intera casa costruita solo con materiali di scarto: i lavori dovrebbero concludersi a maggio. Insomma, è quello che a buon diritto si può definire  un progetto davvero eco-sostenibile.

redazione


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