Venezuela in default. L’aiuto arriva da Russia e Cina

Il Venezuela ha subìto l’undicesimo default sul debito estero. Russia e Cina hanno dichiarato il loro appoggio al Governo di Maduro, Presidente di un Paese che sta attraversando una profonda crisi economica e sociale

Nella serata dello scorso 13 novembre, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha comunicato il “default selettivo” sul debito pubblico del Venezuela.

Perché in default? Il default selettivo del Venezuela è scattato dopo che lo Stato ha dichiarato di non essere riuscito a ripagare 200 milioni di dollari di interessi sul debito estero, facenti capo per la maggior parte a Stati Uniti e Canada. Questa notizia, attesa dal mercato nei primi mesi del 2018, ha minato la già fragile solidità del Paese: se fino a 40 anni fa il Venezuela, grazie alle grandi riserve di petrolio, era uno dei paesi più ricchi al mondo, negli ultimi anni è pesantemente afflitto da una grave crisi economica, politica e sociale. Una crisi che, secondo il Presidente Maduro, risulta aggravata anche dalle recenti sanzioni imposte dagli Stati Uniti proprio per punire e colpire il regime di Nicolas Maduro.

Il soccorso dall’estero. Tanto veloce e improvvisa è stata la notizia del default selettivo del Paese, altrettanto veloce è stata la soluzione. Appena due giorni dopo il comunicato di Standard & Poor’s, il Ministro della Comunicazione venezuelano, Jorge Rodríguez, ha comunicato che il Paese aveva ripreso a pagare gli interessi sul debito estero, che secondo le ultime rilevazioni ammonta a 150 miliardi di dollari.

Un’azione resa possibile anche grazie all’appoggio di due paesi amici: Russia e Cina.

Il Paese di Vladimir Putin è giunto in soccorso di Maduro e ha approvato un accordo di ristrutturazione dei tre miliardi di debito estero venezuelano in mano russa, ora da ripagare a condizione più vantaggiose entro i prossimi 10 anni. Dal fronte asiatico invece, il Governo cinese tramite il proprio portavoce del Ministero degli Esteri ha mostrato il suo appoggio al Governo di Caracas e ha dichiarato che “il Governo e la popolazione venezuelana sapranno gestire la situazione interna, compresa quella inerente al debito”. Una presa di posizione dovuta anche al fatto che la Cina detiene circa 28 miliardi dei 150 complessivi di debito venezuelano.

I default in giro per il mondo. Il default “lampo” del Venezuela non è un caso isolato, soprattutto per i paesi dell’America Latina, dove è immediato ricordare i ben più celebri e dolorosi casi di default sovrani, come quello del 2001 dell’Argentina che possiamo definire concluso solamente da un anno. Nel grafico sottostante abbiamo riportato l’elenco dei paesi che hanno registrato un default sul debito estero: se da un lato sono molti i Paesi Emergenti (soprattutto proprio dell’America Latina), dall’altro non mancano alcune sorprese, come la Germania e la Spagna. I default europei sono avvenuti soprattutto a cavallo delle due guerre mondiali. La solida Germania, infatti, ha attraversato diversi periodi di difficoltà finanziaria: nel 1923, nel 1948 anno in cui la riforma monetaria limitava il prelievo a 40 marchi a persona, nel 1953 e nel 1990 quando con la riunificazione i debiti sono quasi stati cancellati.

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