Stop allo spreco di cibo: risparmierete 250 euro all’anno

Con la guida dell'Unione nazionale consumatori farete un favore al pianeta e al vostro bilancio familiare

Avete voglia di fare con poco sforzo qualcosa di nobile per il pianeta e di ricevere in cambio 250 euro ogni anno? Ecco, allora potete iniziare da subito, tagliando i vostri sprechi alimentari, con l’aiuto di una guida gratuita e di un decalogo creati dall’Unione Nazionale Consumatori in collaborazione con Federalimentare, Federdistribuzione e Fondazione Banco Alimentare. I numeri alla base di questa esigenza collettiva sono preoccupanti. Un progetto del Ministero dell’Ambiente con l’Università di Bologna ha monitorato centinaia di famiglie italiane per un anno e ha scoperto che ogni giorno si sprecano 100,1 grammi di cibo pro capite, su base annua sono 36,96 kg di alimenti ancora buoni, per un totale di 250 euro finiti nella pattumiera a famiglia. Se combinati al 30% di pasti non consumati nelle mense e ai 2,89 kg per abitante sprecati della grande distribuzione ogni anno, siamo a 6 miliardi di euro buttati, con un impatto sul PIL italiano dello 0,6%. Viene gettata quasi una manovra economica all’anno nei bidoni della spazzatura. Secondo la FAO, su scala globale viene sprecato praticamente un terzo del cibo prodotto. E dal punto di vista ambientale i dati sono consequenziali: se lo spreco alimentare fosse una nazione sarebbe il terzo grande inquinatore mondiale dopo Stati Uniti e Cina.

Non è cattiveria, solo disorganizzazione. Insomma, questi sono numeri insostenibili sia eticamente che ecologicamente, che spesso non derivano da cattive intenzioni ma soprattutto da brutte abitudini e da una banale disorganizzazione familiare. Nel 46% dei casi il cibo viene infatti buttato via perché è stata superata la data di scadenza o perché è andato a male, mentre solo nel 26% perché non era piaciuto. L’alimento che fa più fatica a essere consumato è la verdura, che da sola costituisce il 25,6% degli sprechi, con 7,1 kg all’anno per persona finiti nella spazzatura. Al secondo posto ci sono il latte e i latticini, seguiti dalla frutta e dai prodotti da forno. Altri dati utili per tagliare più sprechi: il pasto più sprecone per gli italiani è cena, al termine della quale si gettano via pietanze 1,5 volte di più che a pranzo. La guida Quanto Spreco fornisce una serie di informazioni pratiche per tagliare gli sprechi: il bonus per aver applicato queste regole è, appunto, avere 250 euro di spese in meno all’anno. Per un aiuto in più, esiste anche un’app, Spesa Facile (gratuita su iOS e Android) per gestire la dispensa, monitorare gli acquisti e ridurre gli sprechi.

La lotta agli sprechi parte dal censimento casalingo. Gli sprechi si combattono già prima di uscire di casa per andare al supermercato, facendo un attento censimento di ciò che avete nella dispensa e nel frigorifero. Questa operazione vi costerà cinque minuti di tempo e vi farà risparmiare doppioni e acquisti inutili, che purtroppo sono il primo mattone di ogni spreco. Dopo essere tornati a casa, organizzate la dispensa e il frigorifero in modo gerarchico, mettendo bene in vista gli alimenti che scadono prima. Ricordate che spesso nei supermercati i prodotti meno freschi vengono messi strategicamente davanti a quelli più freschi. Molti esercizi però offrono prodotti prossimi alla scadenza a prezzi scontati, da consumare subito: potrebbe essere una buona soluzione (per famiglie davvero organizzate). E infine un consiglio bonus: mai fare la spesa a stomaco vuoto!

Conoscete il vostro cibo (e la sua capacità di resistenza). Il secondo passo della strategia anti-sprechi è una corretta conservazione in casa. Prima cosa da sapere: la temperatura ideale del frigo per il cibo è di quattro gradi. «Molti alimenti che possono essere conservati a temperatura ambiente durano più a lungo se riposti in frigorifero, come ad esempio le uova e gli insaccati stagionati», consiglia la guida. Inoltre, è utile saper riconoscere i danni al cibo che sono solo estetici ma che non lo rendono nocivo, come ad esempio le «bruciature da freddo» della carne. Sono l’effetto della disidratazione e dell’ossidazione quando il prodotto non è stato incartato bene, sono riconoscibili per delle macchie scure e non compromettono la commestibilità della carne. Altri alimenti, come fragole e frutti di bosco, sono invece così delicati che vanno maneggiati il meno possibile e sciacquati solo prima di essere consumati. Melanzane e peperoni in frigorifero durano circa tre giorni, i pomodori invece si conservano bene anche fuori. Cipolle e aglio vanno tenuti al riparo dalla luce. E ricordate che il pane è utile anche quando è raffermo.

Non tutte le date di scadenza sono uguali. È utile anche saper leggere le sfumature delle etichette. Se c’è scritto: «Da consumare preferibilmente entro il…», il prodotto si può consumare in sicurezza anche qualche giorno dopo. Quando leggete «Da consumare entro…», la data invece è da considerare tassativa. Inoltre, quando la data di scadenza si avvicina potete sempre congelare: da quel momento i cibi possono essere consumati fino a tre mesi dopo se si tratta di piatti da cuocere (facendo scongelare in frigo per una notte). Se riuscite a rispettare le modalità di conservazione ideali, potete consumare i prodotti confezionati fino alla scadenza anche se avete aperto la confezione giorni prima. Ricordate che, una volta superata la data tassativa, i prodotti non vanno consumati anche se sembrano in buone condizioni e non emettono odori bizzarri. Ma se riuscirete a seguire questi consigli, non avrete più questo dilemma e avrete fatto un favore al vostro bilancio familiare e al pianeta.

E voi? In che modo siete riusciti a tagliare gli sprechi alimentari a casa? Avete qualche suggerimento utile non previsto nella guida?