La spesa per pensioni salirà (poi scenderà di nuovo)

Secondo le previsioni contenute nel DEF, già nel 2020 la spesa per le pensioni riprenderà a crescere, salvo poi diminuire nuovamente: un commento agli ultimi dati diffusi dal ministero dell'Economia e delle Finanze

La spesa pubblica destinata alle pensioni – che si era ridotta gradualmente negli ultimi anni a seguito della riforma Fornero – tornerà a salire già tra un paio d’anni, e l’aumento (con il picco previsto tra il 2042 e il 2044) non si arresterà fino al 2045, quando si aprirà una nuova fase di discesa. Il motivo è semplice: nonostante le ultime riforme, che hanno alzato l’età a cui si va in pensione contribuendo a limitare il fenomeno, le tendenze economiche e demografiche in atto sono difficili da arginare completamente.

Meno lavoratori e più pensioni da pagare. Complice l’invecchiamento della popolazione da un lato e un mercato del lavoro instabile dall’altro, infatti, nei prossimi anni il rapporto tra numero di pensioni da erogare e numero di occupati che versano contributi è destinato ad aumentare. Il che, tradotto, significa che lo Stato dovrà assicurare maggiori coperture al sistema previdenziale. A segnalarlo è un approfondimento del DEF, il Documento di Economia e Finanza all’esame delle Camere, che riporta un’analisi dettagliata con tanto di numeri.

In calo fino al 2020, poi si cambia registro. La premessa è che il regime contributivo introdotto nel 1995 e le nuove regole del 2011 (la cosiddetta Riforma Fornero, che ha elevato i requisiti di accesso per il pensionamento di vecchiaia e anticipato) “hanno migliorato in modo significativo la sostenibilità del sistema pensionistico nel medio-lungo periodo, garantendo una maggiore equità fra le generazioni”, sottolinea il ministero dell’Economia. E in effetti, dopo la lunga fase di recessione vissuta dall’Italia e non solo, il rapporto tra spesa pensionistica e Prodotto Interno Lordo ha iniziato a diminuire a partire dal 2015, grazie anche al ritorno alla crescita della nostra economia. Ma questo benefico calo avrà vita breve: secondo i calcoli del ministero dell’Economia durerà fino al 2020 per poi lasciare il posto a una crescita destinata a protrarsi per tutto il decennio successivo.

Spesa pensionistica/PIL al 16,2% nel 2042-2044. A partire dal 2030, il rapporto spesa pensionistica/PIL (oggi poco sopra il 15%), “crescerà con maggiore intensità fino a raggiungere il 16,2% nel triennio 2042-2044. Successivamente il rapporto scenderà rapidamente, portandosi al 15,6% nel 2050 e al 13,1% nel 2070, con una decelerazione pressoché costante nell’intero periodo”, si legge nel documento. Una decelerazione, evidenzia ancora l’approfondimento, determinata dall’applicazione generalizzata del sistema contributivo e dalla contestuale inversione di tendenza del rapporto fra numero di pensioni e numero di occupati, grazie alla progressiva uscita delle generazioni del “Baby Boom” e all’adeguamento automatico dei requisiti minimi di pensionamento in funzione della speranza di vita.

Una fase transitoria, ma da gestire. Insomma, le cose miglioreranno per il nostro sistema pensionistico, ma in attesa che i tempi maturino ci aspetta una lunga fase di assestamento: i prossimi governi si troveranno a dover gestire, ancora una volta, la scarsa sostenibilità della previdenza pubblica italiana.