Se i risparmi fanno rotta su Amazon e Facebook

Da uno studio recente emerge che un risparmiatore europeo su tre comprerebbe prodotti finanziari su Facebook, Apple, Microsoft, Google o Amazon. Soprattutto i 18-34enni, meglio noti come Millennials

Tra qualche anno potrebbe essere normale acquistare prodotti finanziari direttamente su Amazon o su Facebook. Un passo in questa direzione è stato compiuto con l’approvazione della direttiva PSD2 sui pagamenti digitali, che permette anche alle società provenienti da business extrafinanziari di richiedere l’autorizzazione bancaria a livello europeo.

Il target Millennials. In effetti i colossi tech si mostrano sempre più interessati a espandersi nel mondo dei servizi finanziari, e trovano terreno fertile tra i Millennials. Nati tra la metà degli anni ‘80 e i primi anni 2000, questi giovani amanti dell’innovazione non hanno ancora grandi rapporti con le istituzioni finanziarie tradizionali, ma erediteranno una grossa fetta di risparmio dalla generazione precedente nel giro dei prossimi 10 anni, diventando così un target molto appetibile per chiunque intenda occuparsi di asset management.

Attratti dalle 5 sorelle del web. I Millenials sembrano decisamente aperti alla possibilità di affidare i propri investimenti e risparmi alle 5 sorelle di Internet: Facebook, Apple, Microsoft, Google e Amazon. Stando a un’indagine realizzata da Demia per Assogestioni in occasione dell’ultimo Salone del Risparmio – andato in scena a metà aprile – circa il 39% dei 18-34enni europei prenderebbe in considerazione l’acquisto di prodotti finanziari da una di queste aziende tech, mentre la percentuale scende al 34% tra i 35-54enni (la cosiddetta generazione X). Non solo: il 45% degli italiani (e il 42% degli europei) è convinto che tra 5-10 anni gestirà i propri risparmi in modo diverso, forse senza più bisogno di una banca.

Basta uno smartphone. L’indagine, che ha coinvolto 5.000 risparmiatori in cinque Paesi europei (Italia, Germania, Inghilterra, Francia e Spagna) appartenenti alla Generazione Y (i Millennials, 18-34 anni) e alla Generazione X (35-54 anni), evidenzia anche come l’uso delle tecnologie e delle piattaforme digitali nella gestione del proprio denaro sia visto come un fenomeno positivo e destinato a crescere dalla maggior parte del campione (72%). Quanto alle differenze generazionali nel rapporto con le tecnologie dedicate alla finanza personale, è significativo osservare che oltre la metà dei Millennials – il 56% per la precisione – ritiene che sia sufficiente uno smartphone per la gestione dei propri risparmi, contro il 45% della Generazione X.

Educazione finanziaria prima di tutto. A livello di singoli Paesi, Italia e Spagna si mostrano le più aperte all’innovazione, mentre la Germania è la più restia. Quanto all’esigenza di educazione finanziaria, dall’indagine è emerso che solo il 12% degli europei conosce a grandi linee il contenuto della direttiva PSD2. Eppure, se l’83% degli spagnoli e l’82% degli italiani si dice favorevole a un programma di avvicinamento e formazione al mondo del risparmio e degli investimenti, il dato medio europeo si attesta appena al 71%. Infine, confrontando i dati raccolti con ricerche omologhe svolte negli Stati Uniti, si riscontra un sostanziale ritardo dell’Europa nello sviluppo di soluzioni che coinvolgono le piattaforme delle 5 Sorelle (FAMGA): l’apertura verso l’offerta di player di provenienza extrafinanziaria negli USA, infatti, è maggiore rispetto al Vecchio Continente, con il 73% dei Millennials statunitensi e il 61% della Generazione X che comprerebbe prodotti finanziari da uno dei colossi tech.

Un sentiero tracciato. In ogni caso, l’ingresso di nuovi player di provenienza non finanziaria nel settore della distribuzione dei prodotti è molto di più di un’opzione remota, anche in Europa. “Il mercato potenziale di risparmiatori europei pronto a considerare l’offerta proveniente dalle FAMGA (ricordiamo: Facebook, Apple, Microsoft, Google, Amazon) e altri grandi operatori (per esempio Alibaba) interessa quasi 55 milioni di persone tra i 18 e i 54 anni”, osserva Diego Martone, CEO di Demia e curatore della ricerca. “Si tratta ancora di ipotesi e la traduzione di queste manifestazioni d’interesse in comportamenti d’acquisto è tutta da verificare anche in funzione dell’articolazione delle proposte. Tuttavia – soprattutto se verranno garantiti livelli di sicurezza, solidità e tutela della privacy secondo gli standard bancari e in presenza di organismi di controllo efficienti – la normativa PSD2 potrebbe essere ricordata come una pietra miliare nel rapporto risparmiatori/operatori della distribuzione di prodotti finanziari”. Le banche tuttavia non stanno certo a guardare, ma anzi si attivano per rispondere alla sfida dell’innovazione offrendo ai propri clienti servizi sempre più accessibili e personalizzati . ING Italia, per esempio, sta già lavorando per offrire un’esperienza sempre più innovativa grazie a novità come MYMoneyCoach, nuovo servizio di consulenza personalizzato che guida il cliente nella scelta dei migliori investimenti, e prodotti innovativi come Prestito Arancio Business, il primo instant lending totalmente digitale per piccole e medie imprese lanciato in Italia. L’obiettivo di ING, ha dichiarato il CEO Marco Bragadin, è rendere ING un vero e proprio ecosistema digitale per i propri clienti e per questo sono già in essere diverse collaborazioni con realtà del mondo fintech.

 

 

 

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