La riforma fiscale di Trump, tra dubbi e promesse

A un anno dal suo insediamento, Trump mette a segno la sua prima vittoria politica: la riforma fiscale è realtà e potrebbe dare una vera spinta agli USA. La Fed è perplessa e intanto si vocifera di un matrimonio tra Apple e Netflix

Stiamo facendo tornare l’America grande. Questa è una vittoria storica per i lavoratori, le famiglie e le imprese americane”. Sono state queste le parole del presidente Donald Trump che, a poco meno di un anno dal suo insediamento alla Casa Bianca, ha messo a segno la sua prima vittoria politica. Non è stato facile, ma dopo diversi palleggi tra la Camera e il Senato la riforma fiscale è stata finalmente approvata.

Una riforma da 1,5 mila miliardi. Il testo definitivo, anche se lievemente modificato nel corso dei diversi passaggi, è sostanzialmente in linea con quanto presentato da Trump nella prima proposta. A trarre i maggiori benefici da questa riforma sono senza dubbio le imprese e gli individui con ingenti patrimoni: l’aliquota fiscale sulle società, infatti, si riduce notevolmente e passa dall’attuale 35% al 21%, mentre per quanto riguarda la tassazione del reddito personale, pur restando le attuali “sette fasce” di tassazione, viene ridotto lo scaglione più alto, che scende al 37% (dal 39,6%). Inoltre è previsto un aumento di circa il 50% delle detrazioni standard sia per i single che per le coppie sposate e sul fronte societario la possibilità di “riportare” gli utili in patria a un costo agevolato: la tassazione si abbassa dal 35% al 15,5%. Tutto, si sa, ha un prezzo e quello di questa riforma sembra abbastanza elevato: in 10 anni nelle casse statali americane ci saranno 1,5 mila miliardi in meno di gettito fiscale. Trump ha tranquillizzato tutti sostenendo che questa mancanza sarà compensata da una crescita “record” del PIL a stelle e strisce che, nei prossimi anni, dovrebbe toccare il 4%.

La preoccupazione della Fed. Durante l’ultima riunione di dicembre della Fed alcuni esponenti del Board hanno sollevato dei seri dubbi sugli effetti della riforma fiscale del tycoon che “probabilmente porterà solo a un modesto aumento della spesa, anche se l’entità dell’effetto è incerto”; lontano quindi dal 4% di crescita dell’economia promesso. Se è vero che i tagli alle tasse dovrebbero portare le persone a consumare di più, è altrettanto vero che la portata di questo incremento continua a restare una variabile difficile da stimare con precisione. Questa riforma potrebbe costringere la stessa Fed ad alzare i tassi di interesse più rapidamente nel corso dell’anno. Ma al momento l’incertezza sembra regnare sovrana. Anche sul fronte societario, secondo la Fed, non è detto che le imprese utilizzeranno la liquidità in eccesso, effetto di una minore tassazione, per aumentare la produzione. Piuttosto, potrebbero destinarla a operazioni di acquisizioni o riduzione dell’indebitamento. E potrebbe essere il caso della famosa “mela morsicata”.

Apple e Netflix, acquisizione in vista? Anche il mondo finanziario è pieno di indiscrezioni. Il primo rumor dell’anno è stato senza dubbio alimentato da un report di Citigroup: Apple avrebbe la possibilità di acquisire Netflix nel corso del 2018 con una probabilità del 40%. Perché questa notizia sarebbe collegata alla riforma fiscale di Trump? Semplice, grazie all’abbassamento dell’aliquota societaria e alle agevolazioni per il “rientro” in patria degli utili realizzati all’estero la società di Cupertino si troverebbe in mano 252 miliardi di dollari in liquidità da poter spendere per acquisizioni. Dopo il deal con Shazam, l’app che riconosce la musica che stiamo ascoltando identificando l’autore e il titolo della canzone da poche note, nel mirino di Tim Cook ci potrebbe essere dunque Netflix, società ormai leader nella distribuzione di contenuti televisivi. Apple ha infatti già previsto nel suo budget un miliardo di dollari nel settore della produzione delle serie tv. Dopo il mondo della musica, Cook sembra sempre più interessato a quello della tv on demand: e perché non fare quindi le cose in grande? Al momento una trattativa vera e propria non c’è e l’unico fatto certo è la capitalizzazione di Netflix, che si attesta sugli 85 miliardi di dollari: cifra stellare, ma inferiore alla liquidità di Apple. Se confermata, questa potrebbe diventare l’acquisizione più cara del settore tech di sempre.