Investire in startup con l’equity crowdfunding

Il fondatore Carlo Allevi ci racconta il progetto di We Are Starting tra le prime piattaforme in Italia per investire sull'innovazione

Il crowdfunding è da anni uno degli strumenti più interessanti a sostegno dell’innovazione: si tratta della raccolta fondi online all’interno di una community per finanziare iniziative o progetti. Oggi ne esistono due tipi: «reward» ed «equity».

Il primo tipo permette di finanziare collettivamente progetti culturali, artistici, sociali, in cambio di una ricompensa. Esempio tipico: contribuisco al nuovo album della mia band preferita in cambio di una t-shirt autografata. L’equity crowdfunding è più complesso dal punto di vista finanziario, ma anche più stimolante. Una startup mette in vendita su un portale autorizzato quote del suo capitale, in cambio di un ritorno finanziario con la crescita futura dell’azienda. Insomma, se siete investitori innovativi in cerca di opportunità nuove, l’equity crowdfunding vi permette di diversificare il vostro portafoglio comprando quote di aziende innovative e PMI.

Una delle piattaforme italiane più interessanti che permettono questo tipo di investimenti si chiama We Are Starting, che di recente ha vinto la ING Challenge. Si tratta di un progetto di ING Bank che nasce con l’obiettivo di formare studenti universitari sui temi dell’imprenditorialità e del digitale e con l’ambizioso orizzonte di lanciare cinquanta nuovi giovani imprenditori entro il 2020. ING Challenge prevede una partnership con l’acceleratore di startup H-Farm, con eventi formativi tra startupper, innovatori, docenti e ragazzi, e il contest finale. Il co-fondatore e Operations manager di We Are Starting è Carlo Allevi, 31 anni, ingegnere energetico che ha lavorato come consulente per società internazionali in ambito rinnovabili, nonché grande appassionato di crowdfunding, inteso «non come raccolta di denaro per iniziative benefiche», spiega, «ma come meccanismo per valorizzare buone idee imprenditoriali e farle incontrare ai risparmiatori». Su We Are Starting sono state già lanciate undici campagne, cinque sono state chiuse con successo, con un numero medio di investitori per campagna di 29.

Prima fila: Davide Benaroio, Irene Fusani. Seconda fila (da sinistra): Carlo Allevi, Nicholas Chilese, Paolo Nicoli.

Come nasce We Are Starting? «Quando è stata approvata la normativa sull’equity crowdfunding, eravamo tra le persone che in Italia avevano approfondito di più la questione e abbiamo deciso di avviare la società. We Are Starting è stata autorizzata dalla Consob nel dicembre 2014 ed è diventata operativa nel 2015. Abbiamo lavorato alla piattaforma con un fornitore internazionale, Katipult, che nel frattempo è diventato una società quotata in Borsa. Era un salto nel buio, ma ci ha permesso di rimanere agganciati, dal punto di vista delle migliori prassi, ai migliori a livello globale. Tutti i portali dopo due anni sembrano già vecchissimi, noi riusciamo a essere in evoluzione costante».

 Chi sono gli investitori della community di We Are Starting? «Il nostro punto di riferimento sono investitori interessati all’economia reale. Le categorie più rappresentate sono manager, imprenditori o anche società. Il nostro investitore tipico è nato negli anni ’70. Dal punto di vista geografico la community è ben distribuita, ma è particolarmente attivo il Nord-est. Il taglio meglio di investimento è 3 mila euro, ma abbiamo anche chi ha investito il minimo di 100 euro».

Che tipo di investimento si può fare, per partire? «Secondo noi  ha senso iniziare anche con la minima quota d’investimento. Si tratta di un tipo di cliente al quale teniamo volto e che inizia così ad avvicinarsi a questo tipo di attività: è così che poniamo le basi per costruire una cultura di impresa, che purtroppo in Italia manca ancora. Se lei ferma una persona per strada e le chiede: “Dimmi un imprenditore che stimi”, non saprà cosa risponderle. Il nostro obiettivo è mettere in contatto le persone, preferibilmente i giovani, che hanno voglia di fare un piccolo investimento, con l’esperienza di impresa, quelle piccole realtà che tirano avanti la baracca dell’economia italiana».

Che consigli darebbe a chi vuole provare a investire? «Fate delle domande: su We Are Starting si può entrare direttamente in contatto con l’imprenditore, che può chiarire ogni dubbio sulla sua attività. Diversificate, non puntate tutto su una sola startup. E magari mirate a un settore che conoscete bene personalmente, nel quale siate in grado di valutare dal punto di vista pratico il funzionamento dell’azienda».

Come è composto il parco aziende sulla piattaforma? «Riceviamo centinaia di candidature l’anno da parte di startup, il nostro è innanzitutto un lavoro di selezione, fatto con la massima trasparenza. Oltre alle realtà innovative stiamo puntando anche su aziende già solide e con un fatturato importante, che possano trarre beneficio dal crowdfunding per lanciare un nuovo prodotto o magari una piattaforma di e-commerce».

Come si evolverà questo settore nei prossimi anni, secondo lei? «In futuro il crowdfunding sarà sempre più un meccanismo di comunicazione oltre che di finanziamento, puntando a creare una community intorno a un prodotto o un servizio. Le piattaforme poi tenderanno a specializzarsi, e ci sarà un consolidamento, per cui un po’ di piattaforme si fonderanno tra loro e ne resteranno di meno, ma più grandi».

Qual è il vostro bilancio della partecipazione a ING Challenge? «Per noi l’esperienza è stata molto positiva. Avendo visto la call, abbiamo deciso di preparare una presentazione sul nostro progetto di abilitare un mercato secondario dell’equity crowdfunding, che permetta la compravendita di quote tra gli utenti del portale e che abbiamo presentato per la prima volta in quell’occasione. Ci ha sorpreso il fatto di essere risultati tra i finalisti e, quando abbiamo scoperto di aver vinto, è stata una grandissima emozione, anche perché il livello degli altri finalisti era altissimo».

Come vi siete preparati al contest? «La ING Challenge è stata l’occasione per tirare le fila sul progetto di innovazione più importante, che era ormai sufficientemente maturo per essere presentato. In pochissimo tempo, diversi membri del nostro team hanno lavorato al meglio, riuscendo a preparare un pitch chiaro e di impatto».

Come avete sfruttato il premio? «Abbiamo avuto modo di confrontarci con alcuni membri del team di ING, che si sono dimostrati molto preparati e disponibili. Siamo convinti che avremo modo di interagire con qualcuno dei tanti progetti innovativi che hanno avviato. A tal proposito, non vediamo l’ora di effettuare la visita presso il centro innovazione del gruppo ING ad Amsterdam a fine marzo. Siamo rimasti stupiti dall’ambiente frizzante di TAG Milano, dove si è svolto l’evento. A conferma del fatto che è ormai diventato un punto di riferimento dell’innovazione, frequentandolo abbiamo incontrato diverse persone incrociate negli ultimi anni. Il numero di attività ed eventi è impressionante, tanto che spesso è stato necessario rinunciare con qualche rimpianto, a causa dei tanti impegni lavorativi».

Come stanno oggi le startup italiane? «Le startup in Italia soffrono, i finanziamenti e gli investimenti ci danno cifre demoralizzanti. Invece ci conforta che il canale dell’equity crowdfunding sia l’unico ad essere cresciuto nell’ultimo anno».

E voi? Avete mai investito in startup? Raccontateci come è andata.