Inflazione, ecco come cambia il paniere Istat

Si parla spesso di inflazione che ancora non decolla. Ecco come viene calcolata e come l'Istituto nazionale di Statistica ha cambiato il paniere di riferimento per il 2018

Si sente parlare ormai da tempo di inflazione che stenta a ripartire. Significa che i prezzi dei vari beni e servizi che utilizziamo quotidianamente non stanno salendo come ci si aspetterebbe, stante il contesto generale di miglioramento economico ribadito anche recentemente in audizione al Parlamento Europeo dal presidente della BCE Mario Draghi, secondo cui la crescita sta andando “oltre le attese e sopra il potenziale”.

In pratica da diverso tempo, con la stessa quantità di moneta, si può acquistare più o meno la stessa quantità di beni e servizi. Il che non è sempre un fatto positivo, a differenza di quanto si potrebbe pensare: un’inflazione “sana”, che la BCE indica intorno al 2% (e attualmente non ci siamo vicini), segnala che l’economia è in salute e che il potere d’acquisto dei lavoratori è in crescita. Significa insomma che le persone consumano e fanno girare l’economia. Al contrario, un’inflazione troppo bassa può diventare spia di stagnazione. Nella situazione attuale, un livello di inflazione così così indica che la ripresa c’è ma non ha ancora preso piede con forza e convinzione. L’inflazione insomma è un dato macroeconomico molto importante, alla base anche delle decisioni di politica monetaria delle banche centrali globali. Ma come si calcola?

Un paniere per calcolare l’inflazione. Naturalmente le abitudini di consumo non sono uguali per tutti. Ma si può fare una buona approssimazione delle spese tipiche di una famiglia. Almeno è quello che tenta di fare l’Istituto nazionale di Statistica (Istat), che ogni anno crea e valuta, stabilendone il prezzo, una specie di “carrello della spesa” – detto “paniere” – contenente gli articoli più consumati dalle famiglie italiane nel corso dell’anno: beni di uso quotidiano (alimentari, giornali, benzina), beni durevoli (abbigliamento, elettrodomestici) e servizi (dentista, assicurazioni).

Entrano mango e avocado, escono le cabine telefoniche. Nel 2018 – come ogni anno – questo paniere, e i pesi con i quali i diversi prodotti contribuiscono alla misura dell’inflazione, hanno subito delle modifiche, per tenersi al passo con i cambiamenti nelle abitudini di consumo. Nel dettaglio, quest’anno entrano nel paniere cinque nuovi prodotti: l’avocado, il mango, i vini liquorosi, la lavasciuga e il robot aspirapolvere, mentre escono la telefonia pubblica (vale a dire le cabine telefoniche), il canone Rai e il lettore Mp4. Per il calcolo dell’indice NIC (relativo all’intera collettività nazionale) e per il FOI (che fa riferimento a operai e impiegati) quest’anno figurano nel paniere 1.489 prodotti elementari, contro i 1.481 del 2017, raggruppati in 920 prodotti, a loro volta raccolti in 404 aggregati.

I prezzi registrati alle casse. E le novità non finiscono qui: a partire dal 2018 infatti, saranno utilizzati come parametro i prezzi registrati alle casse di supermercati e ipermercati attraverso la scansione dei codici a barre (scanner data) dei beni per la cura della casa e della persona, provenienti dalla grande distribuzione organizzata (gdo) del commercio al dettaglio. “L’utilizzo dello scanner non è marginale”, hanno spiegato dall’Istat. “È un cambiamento importante che apre alla produzione di statistiche derivate”. La disponibilità di questa nuova fonte di dati, che migliora l’accuratezza della stima dell’inflazione, è frutto della collaborazione con le grandi catene del commercio al dettaglio e l’Associazione della Distribuzione Moderna (ADM).

 Ma a che punto è oggi l’inflazione? Come accennato, rimane ancora sotto l’obiettivo della BCE, che punta a mantenerla intorno al 2%. Nello specifico i prezzi al consumo nazionali, dopo la contrazione del 2016 (-0,1%, la prima dal 1959), hanno registrato nel 2017 un aumento medio annuo di 1,2%, che nelle attese degli economisti dovrebbe replicarsi anche nel 2018. Solo a gennaio, l‘indice nazionale dei prezzi al consumo NIC ha registrato una variazione dello 0,8% su base annua, dallo 0,9% di dicembre. Nell‘intera zona euro invece, i prezzi al consumo hanno mostrato una crescita dell’1,3% anno su anno a gennaio, di un decimo più bassa rispetto a dicembre.