Global warming, quanto potrebbe costarci?

Il riscaldamento globale è realtà e l'innalzamento delle temperature sta accelerando in modo significativo. Se da un lato il conto per l'economia potrebbe essere salato, dall'altro si possono aprire opportunità di investimento

I 16 anni più caldi della storia si concentrano tutti nel 21esimo secolo e il 2017 è stato il 41esimo anno consecutivo in cui le temperature globali si sono attestate al di sopra della media del 20esimo secolo. Se non verranno presi provvedimenti al più presto, in uno scenario “normale” senza grandi stravolgimenti, le temperature globali saliranno di 4 gradi di qui al 2100 e in alcune regioni del pianeta ci saranno addirittura 12 gradi in più rispetto alla media del 2005 (dal 1970 a oggi, l’aumento delle temperature è stato di 0,17 gradi ogni decennio, fate voi i conti).

Il riscaldamento globale è una realtà. Bastano questi pochi numeri, contenuti in un recente report di BofA Merrill Lynch, per darci una misura del problema: il riscaldamento globale è realtà e l’innalzamento delle temperature – causato dall’attività umana – sta accelerando in modo significativo. Le prime conseguenze sono già visibili, sotto forma di uragani, inondazioni e periodi di siccità: basti pensare che nel 2016 si sono registrati 93 cicloni tropicali contro una media annuale di 82 e che sempre il 2016 è stato il 37esimo anno consecutivo in cui i ghiacciai si sono ritirati (di 832 mm nello specifico): oggi il livello dei mari è più alto di 82 mm rispetto al 1993.

Il global warming ha un prezzo. L’aumento delle temperature globali e il clima “estremo” riguarderanno, a tendere, il 60% della popolazione mondiale, concentrandosi soprattutto sulle zone più povere del pianeta, con un costo stimato oltre il 5% del PIL mondiale. Per queste regioni più vulnerabili – dove entro la fine del secolo risiederà il 75% della popolazione mondiale – l’aumento delle temperature si tradurrà in una minore produzione agricola e quindi in meno lavoro e, in definitive, in un calo del reddito pro capite. Insomma, non si tratta di problematiche astratte.

L’indifferenza è la peggiore nemica. Qualcuno sostiene che contrastare il cambiamento climatico sia troppo costoso e, in definitiva, dannoso per l’economia globale. In realtà è vero il contrario: se consideriamo i costi a lungo termine legati al cambiamento climatico, appare chiaro che intervenire – e alla svelta – conviene. Un recente studio ha stimato che i danni da cambiamento climatico dovrebbero ammontare a circa 20 trilioni di dollari entro il 2100 senza nessun intervento, cifra si dimezzerebbe in caso di un effettivo intervento da parte delle autorità competenti.

Come intervenire? Secondo i calcoli degli esperti, se il riscaldamento globale si mantenesse entro i 2°C in più rispetto ai livelli pre-industriali si potrebbero evitare le conseguenze più catastrofiche del cambiamento climatico. Per non superare questa soglia, le emissioni di carbonio dovrebbero toccare il picco massimo nel 2020, per poi ridursi drasticamente – fino a scendere di circa il 50% entro il 2050. A venirci in aiuto nel raggiungimento dell’obiettivo potrebbero essere le nuove tecnologie. Del resto la rivoluzione tecnologica sta trasformando profondamente ogni settore e la lotta al cambiamento climatico non fa eccezione. Stiamo assistendo a un calo esponenziale del costo delle energie rinnovabili, delle batterie dei veicoli elettrici e di tante altre soluzioni tecnologiche fino a poco tempo fa inavvicinabili a causa dei prezzi proibitivi.

L’aiuto delle tecnologie green. Di questo passo, stima Bofa Merrill Lynch, le tecnologie green potrebbero aiutarci a ridurre le emissioni di 30-40 GtCO2 (gigatonnellate di diossido di carbonio equivalente) ogni anno di qui al 2030, con costi sotto i 100 dollari per tonnellata di CO2e, una velocità doppia rispetto a quella necessaria per rispettare l’obiettivo del 2°C. Motore di questa “transizione” verso un mondo a basse emissioni saranno in particolare sei aree: energia solare, energia eolica, automobili elettriche, elettrodomestici ad alta efficienza energetica, riforestazione e stop alla deforestazione. Energie rinnovabili e migliore efficienza energetica da sole potrebbero consentire una riduzione delle emissioni di CO2 di circa il 40% entro il 2040, stando al World Energy Outlook 2017 della IEA, con le opportunità più interessanti in Africa.

Investire sul tema del cambiamento climatico. Bofa Merrill Lynch stima investimenti oltre i 70 trilioni di dollari nei prossimi 22 anni per portare avanti la transizione verso un mondo “low carbon”. Per gli investitori che volessero cavalcare il tema della lotta al riscaldamento globale le opportunità non mancheranno: tra le aree destinate a una rapida crescita, gli esperti segnalano le energie rinnovabili, i veicoli elettrici, le batterie, le illuminazioni a led, l’internet of things, le YeldCos, gli edifici ad alta efficienza energetica, il settore industriale e i trasporti. Anche strumenti innovativi come i green bond (che hanno chiuso il quinto anno consecutivo di emissioni record), potrebbero rivestire un ruolo chiave nel mettere in contatto capitali privati e soluzioni volte a contrastare il cambiamento climatico.