Fake news, la guida per difendersi

I social network sono sempre più inquinati dalle notizie false: ecco come smettere di consumare (e condividere) notizie tossiche

Da almeno un paio d’anni, le fake news (notizie false) sono entrate nel dibattito pubblico e se ne parla come di una potenziale minaccia per la nostra democrazia. Le bufale, la disinformazione e le notizie false sono sempre esistite, con ogni mezzo di comunicazione, e continuano a circolare sulla carta stampata, in radio e in televisione. Ciò che rende le fake news digitali un problema diverso sono la loro industrializzazione e l’effetto di moltiplicazione causato dai social network. Il dato simbolo riguarda le elezioni americane alla fine del 2016: il numero di fake news condivise su Facebook dai 20 siti di bufale più visitati ha superato (con 8,711,000) il totale delle condivisioni sul social di quelle pubblicate dei 20 siti dei quotidiani più visitati (7,367,000). Le indagini sulle interferenze straniere nelle elezioni hanno portato alla luce l’esistenza di vere e proprie fabbriche del falso e la Commissione Europea sta passando al setaccio anche le recenti elezioni italiane.

La velocità delle fake news. Il problema viene anche aggravato dalla velocità con cui tutti consumiamo informazione online, che spesso abbatte la nostra soglia di valutazione critica di ciò che leggiamo. Le notizie vere, complesse, articolate, hanno bisogno di tempo per essere digerite e si adattano meno bene a questo contesto rispetto alle agilissime bugie: un nuovo studio del MIT ha calcolato che sui social network le notizie false viaggiano sei volte più in fretta di quelle vere. Che armi abbiamo, come lettori e cittadini, contro tutto questo? Ci sono sempre più strumenti tecnologici e piattaforme in nostro soccorso, ma gli scudi più importanti per distinguere il vero dall’inventato rimangono la nostra attenzione e il nostro senso critico ed è da qui che partiamo.

Il decalogo di Facebook. Il social network creato da Mark Zuckerberg è considerato uno dei principali veicoli della diffusione di fake news al mondo e ha da tempo deciso di reagire e fare la sua parte. Durante la campagna elettorale italiana ha collaborato col sito Pagella Politica per passare al vaglio le notizie, ha lavorato con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per stilare delle linee guida di tutela e trasparenza e ha diffuso un suo decalogo anti-fake news. Alcuni consigli sono piuttosto datati (non fidarsi delle notizie in maiuscolo piene di punti esclamativi), mentre altri sono ancora utili. Sulle fonti, per esempio, Facebook vi suggerisce di verificare se la notizia sospetta è stata riportata su altre testate e di controllare l’autorevolezza del sito sul quale l’avete letta (e dell’autore stesso, cercando il suo profilo su Twitter o LinkedIn: la grande maggioranza delle fake news vengono scritte mediante pseudonimi). Inoltre, usate la foto contenuta nel pezzo per fare una ricerca inversa su Google (basta trascinare il file nella barra ricerca): molto spesso le immagini non sono taroccate, ma semplicemente usate fuori contesto. Infine: formattazione approssimativa ed errori di ortografia sono altri due fattori comuni tra lefake news.

Come sopravvivere durante le breaking news. Non solo le elezioni o i referendum (come la Brexit). Un momento nel quale tipicamente trionfano le bufale online sono le breaking news. Quando una notizia esplode all’improvviso (un lutto, un attentato, un grave incidente), sui social network accanto alle notizie vere cominciano a circolarne di false in enorme quantità. Tutti in preda all’emozione rischiamo di essere spinti a condividerle, alimentando la tossicità dell’informazione. Il punto di riferimento migliore su cui basarci per essere consumatori responsabili di informazione durante le breaking news è il Manuale di sopravvivenza pubblicato dal sito Valigia Blu, che ci ricorda che a caldo anche i media tradizionali potrebbero pubblicare notizie false, ci invita a diffidare di tutti i media che citano una sola fonte su un dettaglio importante, a informarci sui media locali più vicini all’evento, a non credere mai alle fonti anonime e a essere in generale molto prudenti con le condivisioni.

I filtri anti-inquinamento informativo. Per fortuna, però, non siamo soli di fronte all’ondata di fake news che travolgono i social network, ma ci sono diversi strumenti con cui immunizzarci. Il primo sono i plug-in dei browser come Chrome e Firefox, che ci avvisano se la pagina che stiamo visitando contiene una notizia inventata. I più usati sono Fake News Detector e Fake News Blocker. Un livello molto più evoluto sono i siti e i blog di debunking, l’attività giornalistica che consiste nel verificare se una notizia che sta circolando è vera oppure no, con particolare efficacia per i temi scientifici e medici. Se notate che diversi vostri contatti stanno condividendo la stessa notizia che ha dell’incredibile (magari anche pubblicata da siti tradizionali) è probabile che nel giro di pochi giorni blog come Butac, Bufale.net  o Paolo Attivissimo abbiano già confermato o smentito. Si tratta di un’attività professionale molto delicata e molto preziosa. Immaginateli come dei filtri che riducono l’inquinamento dell’aria.

Come fare la vostra parte. E voi? Come potete contribuire a segnalare una fake news, nel caso incappiate in una nei vostri feed? Ci sono diversi strumenti a vostra disposizione. Il primo è quello di una startup perugina chiamata Polygree, nata all’Università di Perugia, che permette un ulteriore livello di verifica. Voi segnalate la notizia dubbia sulla piattaforma e in poco tempo avrete il responso da un team di esperti e dalla community. Su Facebook è possibile segnalare le notizie come false, l’autore e il sito saranno sottoposti alla revisione del social network e anche Google ha una funzione di feedback per le bufale nei risultati delle ricerche. Da qualche mese anche la Polizia Postale ha attivato una pagina per segnalare potenziali fake news. La notizia «denunciata» sarà analizzata da un team di esperti che valuterà anche se esistono possibili reati nella sua diffusione (come ad esempio diffamazione o calunnia).

E voi? Vi è mai capitato di condividere una fake news per sbaglio? Come ve ne siete accorti? Raccontateci la vostra esperienza.