Cosa sono le criptovalute e quali rischi comportano

Nell'idea dei loro creatori, le criptovalute avrebbero dovuto essere un'alternativa al sistema monetario tradizionale. In realtà, oggi chi le compra lo fa perché attratto dai vertiginosi rialzi, trascurando completamente i rischi. Le autorità invitano a stare in guardia

“Valuta digitale crittografata” è il nome per esteso della criptovaluta, uno degli argomenti oggi più “gettonati” del momento. Di criptovaluta si parla da anni nei circoli più e meno esclusivi dei nerd tecnofinanziari, con scenari degni di Ready Player One (nuovo film di Steven Spielberg tratto dall’omonimo romanzo di Ernest Cline), ma è stato nel 2017 che questo tema si è imposto all’attenzione del pubblico più vasto. Cosa sono, esattamente, le criptovalute? E, soprattutto, quali rischi comportano? Vediamolo insieme.

Cos’è la moneta virtuale. Al contrario delle monete che conosciamo – euro, dollaro, franco svizzero, lira turca e via dicendo – la criptovaluta non è di metallo né di carta filigranata ma, appunto, completamente digitale, nata sul web e al web destinata. Ha un tasso di cambio con le altre valute e può essere utilizzata anche a scopo di investimento. L’anno di nascita ufficiale della prima criptovaluta di successo, Bitcoin, è il 2009, non a caso dopo l’inizio della crisi finanziaria e il fallimento della Lehman Brothers (avvenuto nel settembre 2008). Nell’ambiziosa idea dei suoi creatori, questo nuovo sistema valutario si sarebbe dovuto porre come alternativa a quello tradizionale, rivelatosi fallimentare e rovinoso per molti risparmiatori.

 Non solo Bitcoin. Bitcoin oggi ha molte “sorelle minori”, come Ripple, Ethereum e Litecoin. La loro esistenza si fonda sui principi della crittografia, quella tecnica che consente di “mascherare” un messaggio per renderlo accessibile solo al destinatario. La maggior parte sfrutta la cosiddetta tecnologia di registro distribuito DLT, meglio nota come Blockchain. Si tratta in pratica di un grande registro digitale che può registrare ogni transazione e indirizzo e che, sempre nelle intenzioni degli ideatori, dovrebbe avere la funzione di certificare la validità della criptovaluta. Cosa che, nella vita reale, fanno le banche centrali.

L’allarme delle autorità di vigilanza. Le criptovalute comportano qualche opportunità, ma anche molti rischi. In un suo recente documento, la Banca d’Italia torna a sottolineare “i rischi di perdite permanenti delle somme destinate all’acquisto di valute virtuali a causa di malfunzionamenti, attacchi informatici, smarrimento della password del portafoglio elettronico”, e “la mancanza di tutele legali e contrattuali, di obblighi informativi e di presidi di trasparenza”, oltre che di forme di tutela o garanzia delle somme impiegate. Senza contare il rischio legato all’uso delle criptovalute per finalità criminali e illecite, incluso il riciclaggio di denaro.

L’avviso di ESMA, ABE ed EIOPA. Il documento della Banca d’Italia richiama l’avviso fatto circolare dall’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA), dall’Autorità bancaria europea (ABE) e dall’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA). Le tre autorità europee di vigilanza sono preoccupate perché un numero crescente di consumatori acquista valute virtuali nella speranza di una continua crescita del loro valore, ma senza alcuna consapevolezza del rischio significativo di perdere il denaro investito, stanti anche le ampie fluttuazioni giornaliere dei prezzi (la cosiddetta “volatilità”) registrate di recente da alcune criptovalute. Ma ci sono anche altri rischi.

  • Oltre alla volatilità estrema, c’è il rischio di bolla speculativa: chi decide di acquistare valute virtuali o prodotti finanziari aventi queste valute come sottostante deve essere consapevole che può perdere una parte significativa o persino la totalità del denaro investito.
  • Le valute virtuali non sono regolamentate ai sensi del diritto dell’Unione e non lo sono nemmeno le piattaforme su cui sono negoziate e i portafogli digitali usati per detenere, conservare e trasferire le criptovalute. Chi le acquista o le vende non beneficia delle garanzie e salvaguardie previste per i servizi finanziari regolamentati.
  • Chi acquista valute virtuali rischia di non riuscire a venderle o a scambiarle con divise tradizionali come l’euro per un lungo periodo di tempo, e quindi potrebbe subire perdite nel processo.
  • La formazione dei prezzi spesso manca di trasparenza.
  • Alcune piattaforme di negoziazione hanno sofferto di gravi problemi operativi, come la sospensione delle contrattazioni. Durante queste interruzioni i consumatori non hanno potuto acquistare e vendere valute virtuali quando volevano e hanno subito perdite dovute alle fluttuazioni dei prezzi delle criptovalute detenute nel periodo dell’interruzione.
  • Le informazioni date ai consumatori che vogliono acquistare valute virtuali, quando vengono fornite, sono il più delle volte incomplete, di difficile comprensione, non comunicano correttamente i rischi e potrebbero quindi essere fuorvianti.
  • L’elevata volatilità, l’incertezza sul loro futuro e l’inaffidabilità delle piattaforme di negoziazione e dei fornitori di portafogli rendono le criptovalute inadatte per la maggior parte dei consumatori, sia per quelli con un orizzonte d’investimento di breve periodo sia per chi ha obiettivi di lungo periodo, come risparmiare per la pensione.
  • L’acquisto di criptovalute da un’impresa regolamentata di servizi finanziari, concludono le tre autorità, non mitiga i rischi descritti.

Come tutelarsi? Le autorità europee chiudono con tre raccomandazioni. Prima tra tutte viene sottolineata l’importanza di comprendere perfettamente le caratteristiche delle criptovalute o dei prodotti finanziari che forniscono un’esposizione diretta a queste valute e i rischi a cui ci si espone. Il secondo consiglio è quello di non investire più denaro di quello che ci si può permettere di perdere. Ultima, ma non di certo per importanza, viene rimarcata la necessità di adottare precauzioni adeguate e aggiornate per la sicurezza dei dati sui dispositivi e sugli hardware usati per accedere alle proprie valute virtuali o per acquistare, conservare o trasferire queste valute.