L’acqua, una risorsa anche per il portafoglio

È stata definita "il nuovo petrolio", una risorsa preziosa e che sta sempre più scarseggiando. Stiamo parlando dell'acqua. Ma può essere anche una risorsa per un portafoglio di investimento?

H2O. Anche chi non è particolarmente esperto di chimica sicuramente conoscerà questa formula. È la formula chimica dell’acqua, una risorsa indispensabile per innumerevoli attività economiche e produttive, oltre ovviamente a essere vitale per umani, animali e vegetali. Ma, ahimè, non è disponibile in quantità illimitata.

Qualche numero interessante. L’acqua rappresenta il 74% della superficie terrestre, ma la quasi totalità – il 97% per la precisione – è salata, quindi praticamente non utilizzabile, mentre la parte rimanente è acqua dolce che può essere utilizzata. Del 3% che rimane solamente un terzo (l’1%) è potabile e quindi disponibile per il consumo umano. Il mondo agricolo domina senza dubbio i consumi di acqua dolce, con il 70%. Basti pensare che per produrre un chilo di grano sono necessari 1.600 litri di acqua, per produrre un chilo di riso ne servono 2.500, mentre per un chilo di carne di manzo ben 15.400. Il restante 30% è riservato al settore industriale e ai nostri consumi.

Un mondo che cresce e l’acqua che scarseggia. L’ONU lancia con insistenza un preciso allarme: nel 2050 il nostro pianeta sarà abitato da oltre 9 miliardi di esseri umani e per più di 5 miliardi di loro l’acqua potrebbe essere una risorsa scarsa a causa dei cambiamenti climatici, dell’aumento della domanda e delle forniture disponibili.

Il consumo di una persona è calcolato come media mondiale? Ben 131 vasche olimpioniche: è questo il quantitativo di acqua che il nostro pianeta attualmente consuma ogni secondo. Negli ultimi cento anni la domanda globale di acqua è aumentata di sei volte e di certo non si ferma, anzi: continua a crescere al ritmo dell’1% ogni anno. Una dinamica che dovrebbe continuare, se non addirittura accelerare, nei prossimi anni. Secondo l’OCSE, la domanda mondiale dovrebbe registrare un incremento del 55% da qui fino al 2050. Sono principalmente 3 i motivi che spingono al rialzo la domanda di acqua: la menzionata crescita della popolazione globale, l’urbanizzazione e il miglioramento della qualità della vita (più cresce il numero delle persone che possono accedere con facilità a questa risorsa, più ne aumenta il consumo).

I principali consumatori. È la Cina a guidare la classifica dei Paesi che consumano più acqua, con una cifra che tocca i 362 miliardi di litri di H2O all’anno, seguita dagli Stati Uniti, con 216 miliardi, e dal Brasile con 95 miliardi di litri all’anno.

E l’Italia? I consumi si attestano intorno ai 15 miliardi di litri all’anno. Il nostro Paese è sicuramente favorito dalla geografia: ha una disponibilità di acqua dolce molto elevata, anzi tra le maggiori al mondo (in una classifica ideale si guadagna il sesto posto), ma la gestione di questa risorsa preziosa deve essere senza dubbio migliorata, attraverso gli investimenti in infrastrutture, ricerca e tecnologia.

Una risorsa anche per il portafoglio. La gestione dell’acqua è senza dubbio un megatrend, ovvero uno di quei cambiamenti di lunghissimo periodo che portano a modifiche strutturali della nostra società. La rapida industrializzazione e l’aumento dell’impiego in campo agricolo hanno contribuito alla carenza idrica mondiale. Le aree che ne hanno sperimentato la mancanza includono Cina, Egitto, India, Israele, Pakistan, Messico, parti dell’Africa e degli Stati Uniti (Colorado, California, Las Vegas e la costa orientale), per citarne solo alcune. La sfida, anche per le aziende, d’ora in avanti sarà rendere la gestione di questa risorsa e l’accesso a essa sempre più efficiente, all’insegna del risparmio e del recupero. Ecco allora che l’acqua, oltre a essere fonte di vita, potrebbe anche rivelarsi una valida fonte di diversificazione del nostro portafoglio di investimento. Nel “lontano” marzo 2008 la banca d’affari Goldman Sachs aveva definito l’acqua “il nuovo petrolio”. Come il petrolio (e quasi tutte le altre materie prime), l’acqua è stata “trasformata” anche in un prodotto finanziario, e diventa così possibile investire in società attive nella distribuzione e nella produzione di infrastrutture legate all’acqua. Occhio sempre alla diversificazione, però: un portafoglio concentrato in un unico settore, in un solo strumento o in una sola valuta non è mai un’ottima mossa. Ma, lo ribadiamo: il settore dell’acqua potrebbe essere una valida risorsa per aumentare la diversificazione e la “resa” della vostra asset allocation.