Il 2018 inizia sotto il segno degli acquisti

A gennaio prevalgono gli ordini di acquisto nelle principali piazze finanziarie. Prende il via la MiFID II all'insegna di una maggiore conoscenza del cliente e della trasparenza dei costi

Il punto del mercato. I mercati finanziari sembrano aver iniziato l’anno nel migliore dei modi all’insegna degli acquisti su tutte le piazze finanziarie globali. In testa troviamo il nostro indice azionario di riferimento, il FTSE MIB, che avanza dell’8,6%. A livello settoriale il best performer del mese è il Consumer Discretionary (+8,4%), settore che comprende la vendita di beni e servizi non essenziali come i rivenditori al dettaglio, i media le automobili e gli elettrodomestici. Seguono a stretto giro il settore finanziario (+7,7%) e il tech (+7,4%).

Rendimenti in salita sul fronte obbligazionario. Il titolo di Stato a 10 anni italiano gira intorno al 2% mentre quello tedesco ha toccato lo 0,70%, valore che non vedeva da oltre due anni. Questo incremento del rendimento del Bund ha portato il famoso spread, il differenziale tra i due rendimenti, ad attestarsi intorno ai 130 punti, valore in linea con i minimi di novembre e dicembre. Nel mercato valutario continua non solo il rafforzamento della nostra moneta, ma anche l’indebolimento del dollaro nei confronti delle principali valute. Durante il World Economic Forum di Davos, il presidente USA Donald Trump ha dichiarato che il dollaro diventerà sempre più forte. Il cambio euro/dollaro si è apprezzato del 3,3% nel mese di gennaio muovendosi intorno a un valore di 1,24 dollari per un euro.

Continua la marcia del petrolio. L’oro nero sembra non fermarsi e ha superato la barriera psicologica dei 70 dollari al barile. Nel mese di gennaio la commodity ha messo a segno un rialzo del 3,5%. Questo significa che la strategia messa in atto dall’OPEC di ridurre la produzione sembra dare i suoi frutti. Il cartello dei Paesi produttori e altre nazioni che non vi partecipano, come la Russia, da un anno si sono impegnati a tagliare l’output per riequilibrare il mercato. L’accordo dovrebbe continuare per tutto il 2018.

MiFID II al via. Il nuovo anno ha portato la versione aggiornata della Markets in Financial Instruments Directive, meglio nota come MiFID II. Il cuore della nuova normativa è senza dubbio la valutazione di adeguatezza e di appropriatezza. Le società di consulenza e i consulenti avranno il compito di raccogliere tutte le informazioni necessarie per capire il grado di conoscenza e di esperienza del proprio cliente, gli obiettivi di investimento e la propria tolleranza al rischio. Gli strumenti finanziari proposti dovranno infatti essere appropriati al livello di conoscenza del cliente e adeguati al profilo di rischio, agli obiettivi di investimento e alla situazione finanziaria. Un altro pilastro della nuova MiFID è la trasparenza; tutti i costi (compresi quelli di ricerca) dovranno essere evidenti ed espliciti, indicati non solo in forma percentuale ma anche in euro.

Anno nuovo,stessa politica monetaria. Si sono svolte le prime riunioni delle principali banche centrali. I mercati finanziari non si aspettavano grandi stravolgimenti, e così è stato. A dare il calcio di inizio è stata la Banca Centrale Europea. Nella riunione dello scorso 25 gennaio il presidente Mario Draghi non ha apportato modifiche ai tassi di interesse di riferimento e al programma di quantitative easing, ma non tutti sembrano d’accordo. Inizia a farsi sempre più forte l’idea di interrompere il programma di riacquisto di titoli entro la fine dell’anno. Dall’altra parte dell’Atlantico è andata in scena, senza sorprese sul copione, l’ultima riunione di Janet Yellen; dal 3 febbraio al vertice della Federal Reserve c’è Jerome Powell.

Buone notizie dall’Italia, ma le elezioni si avvicinano. Arrivano segnali positivi dall’economia tricolore, anche se il nostro Prodotto Interno Lordo continua a rimanere al di sotto del livello del 2007. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale nello scorso anno la nostra economia sarebbe cresciuta  dell’1,6% e la previsione per il 2018 è di un  +1,4%. L’attenzione degli investitori è rivolta alle elezioni del prossimo 4 marzo e al rischio che il nuovo governo non sia in grado di concretizzare le riforme necessarie per la crescita duratura nel tempo della nostra economia.