Il 2018 dei mercati, i fattori da monitorare

L’anno che si è appena concluso è stato eccezionalmente positivo per i mercati finanziari. Ma il 2018 potrebbe raccontare una storia diversa

Il 2017 è stato un anno tranquillo per i mercati finanziari, con mercato azionario e obbligazionario entrambi in terreno positivo, complici la ritrovata crescita economica da un lato e l’inflazione bassa dall’altro. Il tutto condito da una volatilità tenuta al guinzaglio dalle politiche ancora ampiamente espansive delle principali banche centrali, ma anche dalla situazione tutto sommato tranquilla sul fronte politico: dopo un 2016 all’insegna del “sì” alla Brexit, dell’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti e dello schiaffo a Matteo Renzi con la vittoria del “no” al referendum sulla riforma costituzionale, il 2017 si è infatti rivelato meno estenuante grazie a Olanda e Francia, malgrado le sorprese in Germania e Catalogna.

Mai abbassare la guardia! Non è il caso però di abbassare troppo la guardia: il nuovo anno si preannuncia ricco di appuntamenti politici importanti (e non solo), che potrebbero risvegliare i mercati dal torpore con una sferzata di nuova volatilità. Occhi aperti dunque: il consiglio è di tenere a mente più che mai uno dei principi guida per gli investitori, quello della diversificazione, che anche nel 2018 si rivelerà fondamentale. Per darvi un’idea dei dodici mesi che ci attendono, abbiamo raccolto qui di seguito i principali avvenimenti previsti sul fronte politico, a partire proprio da casa nostra.

Da segnare in agenda. Lo scorso 28 dicembre infatti, al termine dei cinque anni costituzionalmente previsti, il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella ha sciolto la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica, aprendo la strada per le elezioni che si terranno domenica 4 marzo. Un appuntamento che l’Europa e i mercati seguiranno con sicuro interesse, nel timore che anche in Italia possano affermarsi quei partiti che più incarnano il sentimento di protesta, anche contro la comune casa europea. Spingendo lo sguardo oltre i confini nazionali, un’altra data da segnare in calendario è quella del 18 marzo, quando ad andare alle urne sarà la Russia: Vladimir Putin si è ricandidato per un altamente probabile quarto mandato al Cremlino. Intanto Oltreoceano il presidente cubano Raul Castro lascerà l’incarico ad aprile, mentre il Messico andrà al voto il primo luglio per scegliere il successore del presidente Enrique Peña Nieto. A settembre si vota anche in Svezia, e a ottobre in Brasile. Sul finire dell’anno poi, occhio agli Stati Uniti, dove a novembre si svolgeranno le elezioni di medio termine, indette due anni dopo le presidenziali e aventi per oggetto Congresso, assemblee elettive dei singoli Stati e alcuni governatori. Nel frattempo andranno in scena il G7, che sarà ospitato dal Canada nel mese di giugno, e il G20, che si riunirà a Buenos Aires il primo dicembre.

Le incognite non finiscono qui. Fin qui le scadenze politiche. Ma le incognite che gravano sui mercati in questo neonato 2018 non si esauriscono al calendario elettorale: tra le incognite lasciate in eredità dal 2017, che potrebbero trovare risposta nei mesi a venire, merita sicuramente un cenno la questione nordcoreana, con le tensioni crescenti tra Pyongyang e Stati Uniti sul fronte nucleare. In Medio Oriente poi, vanno monitorati Iran e Arabia Saudita, sempre più ai ferri corti, senza dimenticare lo stato di Israele, tornato al centro della scena dopo la decisione del presidente Usa Donald Trump di proclamare Gerusalemme capitale. Su questo sfondo c’è Brexit: un’eventuale impasse nelle trattative, entrate nella seconda fase dopo l’8 dicembre, potrebbe contribuire ad aumentare la volatilità nei mercati, rimasta sotto controllo per tutto il 2017. Al centro del confronto ci sono ora i termini dell’accordo di libero scambio tra Unione europea e Regno Unito.  Ci sarà da capire anche che fine farà il NAFTA, il Trattato nordamericano per il libero scambio tra Messico, Canada e Stati Uniti, definito da Trump “il peggior accordo commerciale di sempre. Fari puntati poi sull’OPEC e su eventuali ulteriori tagli alla produzione di greggio. Da un punto di vista più strettamente economico infine, nel 2018 è ampiamente atteso un risveglio dell’inflazione, sostenuta da una crescita che dovrebbe rimanere solida e sincronizzata. Questo potrebbe convincere le banche centrali a proseguire sulla via della progressiva rimozione degli stimoli monetari e del rialzo dei tassi d’interesse. La Federal Reserve e la Bank of England hanno già iniziato nel 2017, imitate da Cina, Turchia e Messico.

Parola dordine: “diversificare”. Insomma, ci aspetta un anno denso di avvenimenti e i mercati potrebbero risentirne. Del resto, dopo un anno di guadagni su tutte le principali asset class, è lecito aspettarsi una correzione. Attenzione dunque a non lasciarsi cogliere impreparati: sul fronte degli investimenti meglio investire su più fronti, per ripartire il rischio e affrontare con serenità anche i momenti potenzialmente burrascosi.