Tutto sulle sigarette elettroniche

Come funzionano e quanto ci fanno risparmiare in denaro e salute …

Alberto al ristorante. Alberto ha quasi quarant’anni, un buon lavoro e non s’è ancora sposato. È al ristorante con gli amici e ha appena finito di mangiare. Dalla tasca prende una sigaretta e inizia tranquillamente a fumare. I commensali lo guardano stupiti, il cameriere gli chiede d’uscire. Alberto sorride e gli mostra che cos’ha in bocca. L’oggetto non puzza di tabacco, il fumo è vapore. In pratica, Alberto ha tra le mani un arnese curioso, sigaretta elettronica si chiama, che dà la sensazione di fumare davvero.

Cavalli alle sfilate. Roberto Cavalli tiene sempre in mano una sigaretta elettronica, pure durante le sfilate. Dice che l’aiuta a smettere.

La ecig, (quasi) uguale a quella vera. La sigaretta elettronica, detta anche ecig, è l’ultima novità per smettere di fumare. Simile a quella vera ma sei volte più pesante, è fatta di plastica e metallo. Funziona con pile ricaricabili e con cartucce contenenti glicole propilenico, glicerolo, aromi naturali e nicotina (per chi la vuole, in quantità variabile). Invece di accendersi e sprigionare con la combustione 4mila sostanze tossiche – tra cui monossido di carbonio, catrame e colla – vaporizza un aroma che arriva fresco fresco al palato al gusto di cioccolato, anice, fragola, vaniglia e molti altri  o, per chi lo vuole, tabacco.

51 miliardi l’anno. Fumatori in Italia: 10,8 milioni, il 20,8% della popolazione. In media consumano 13 sigarette a testa al giorno. In totale, 51 miliardi l’anno. Il 20%, più di due milioni, dice che presto passerà alla bionda tecnologica.

Chi la fuma, svapa. Fumatori elettronici nel mondo: 650 mila. Fra loro, tanti che cercano di smettere e altrettanti non fumatori cui piace l’idea di gustarla come si fa col narghilè nei Paesi arabi. Chi usa la ecig, svapa. Svapano Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat e Chrysler, che ce l’aveva in mano durante la presentazione della nuova 500, Robert Pattinson, Paris Hilton, Leonardo Di Caprio, Lindsay Lohan e Britney Spears. Pare pure Kate Moss. Morgan ce l’aveva durante una diretta tv, il senatore Mario Baldassarri la teneva accesa in aula.

Una batteria, un atomizzatore e una cartuccia. Tutti i modelli di sigaretta elettronica (prezzi: da 40 a 150 euro circa) funzionano a batteria e sono composti da un atomizzatore e una cartuccia. Il primo produce il vapore che, passando per la seconda, si arricchisce di sapore e gusto in base all’aroma scelto e all’eventuale nicotina. Chi passa dalle sigarette tradizionali alle elettroniche difficilmente riuscirà a eliminare subito la nicotina.  Di solito si parte da una gradazione media  e poi si passa a quantità più basse (le fiale in commercio contengono nicotina in percentuali che variano dai 6 ai 18 milligrammi per millilitro).

«Nessuno ti può dire spegnila». «Ti lascia in bocca il sapore del tabacco, non fa fumo e nessuno ti può dire che devi spegnerla» (Gian Marco Tognazzi).

Perché piace. La ecig piace perché riproduce le sensazioni che il fumatore cerca, il colpo in gola, il gusto, il fumo, la nicotina, ma senza combustione. Vasco Rossi se n’è così innamorato che ne ha battezzata una IlBlasco perché, scrive su Facebook, «non fa male, si fuma dappertutto e serve proprio per non smettere di fumare».

Dura quanto vuoi. Una cartuccia permette di fare tanti tiri quanti quelli di tre o quattro sigarette tradizionali. Sta al fumatore regolarsi e decidere quando ha fumato abbastanza. Se non si scelgono modelli usa e getta, una sigaretta elettronica dura da un minimo di qualche settimana a diversi mesi. Batterie e cartucce si possono caricare all’infinito (la parte più delicata è l’atomizzatore).

Quanto costa. 100ml di liquido non aromatizzato con contenuto di nicotina pari a 18mg/ml pronto per essere svapato costano trenta euro. Un fumatore di venti sigarette al giorno potrebbe consumare un massimo di sei cartucce da 0,25 ml l’una. Spesa totale giornaliera per una sigaretta elettronica: 0,43 euro (circa 450 euro in un anno). Per un pacchetto di sigarette: in media, 4,50  euro (circa 1640 euro l’anno). Il settore ovviamente è in crescita. Nel 2012 ha fatturato 100 milioni di euro e dato lavoro a circa 1.500 persone, senza considerare l’indotto. In media ogni settimana in Italia aprono circa venti nuovi negozi dedicati a questo business. La ecig si trova anche in farmacia e, facilmente, anche online.

Non è un farmaco. La ecig non è un farmaco e non cura. Roberto Fantozzi, ordinario alla facoltà di Farmacologia di Torino: «Bene non fa e tanto innocua non è ma gli studi sono in corso».  Tuttavia, dice l’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Istituto superiore della Sanità, «si tratta di prodotti senz’altro molto meno tossici delle sigarette tradizionali a combustione». Dopo 24 settimane il 32,5% dei tabagisti dimezza, il 22,5 smette. Se si superano i sei mesi e non si è ridotta la quantità di svapate è bene riflettere: si rischia di passare da una dipendenza all’altra.

Fa bene o fa male? Una risposta definitiva alla domanda se la sigaretta elettronica faccia bene o male alla salute ancora non c’è. L’Istituto Superiore di Sanità si mostra molto prudente: “Possiamo dire che la sigaretta elettronica è meno tossica di quella tradizionale – si legge nell’ultimo comunicato ufficiale a riguardo – ma non si può affermare che sia del tutto innocua”. Per questo molti studiosi sono al lavoro. In più, qualora si dimostrasse l’efficacia, la sigaretta elettronica contenente nicotina “dovrebbe essere comunque trattata – spiega l’ISS - come tutti gli altri prodotti sostitutivi del fumo tipo gomme da masticare, cerotti. Vale a dire come dispositivi medici”.

Vietate ai minori. Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, il 28 settembre scorso ha vietato la vendita ai minori di sedici anni di queste sigarette (solo in presenza di nicotina). L’ordinanza è valida sei mesi, «il tempo necessario – spiegano dall’Osservatorio – ad avere maggiori certezze scientifiche per procedere a un’eventuale regolamentazione».

Il cruccio di Riva. «Il mio cruccio è leggere sui pacchetti di sigarette che il fumo uccide e sapere che lo Stato le mette in vendita. Le sigarette dovrebbero essere messe fuori commercio. Allora sì che finiremmo di fumare. Almeno io lo farei sicuramente a questa condizione» (Gigi Riva).

redazione


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