Tutto sul redditometro…

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...E sul redditest. I nuovi strumenti del Fisco che controllano la coerenza delle dichiarazioni e combattono l'evasione. Ecco come...

Certezze. «Non c’è nulla di certo in questo mondo, tranne la morte e le tasse» (Benjamin Franklin, 1789).

Tutto pronto per il redditometro. Per scovare gli evasori il Fisco ha ora un nuovo strumento, il redditometro. È già pronto e in attesa di approvazione con decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze. Partirà a gennaio sui redditi del 2009, tiene conto di oltre 100 voci di spesa, dalle auto alle barche, dal possesso di cavalli al risparmio e ai movimenti bancari, dai contributi versati alle assicurazioni, ai mutui e ai lavori immobiliari, gallerie d’arte e tour operator.

Come funzionerà il redditometro. Il direttore dell’agenzia delle entrate Attilio Befera ha dichiarato che il redditometro sarà incentrato prevalentemente sulle spese già presenti in anagrafe tributaria, e sulle spese stimate, calcolate sulla spesa media Istat di ogni tipologia di famiglia che vive in un determinato territorio. Si tratta di valori in gran parte figurativi, che però saranno ancorati il più possibile a dati certi.

Più tasse. «Voglio pagare più tasse» (lo scrittore Stephen King).

Tutte le variabili del redditometro. Oltre alle 100 voci di spesa divise in sette categorie (abitazione, mezzi di trasporto, assicurazioni e contributi, istruzione, tempo libero, altre spese significative, investimenti immobiliari e mobiliari), l’elaborazione del redditometro terrà conto delle variabili geografiche di cinque aree: Nord-Est, Nord-Ovest, Centro, Sud, Isole. Sono poi prese in considerazione undici tipologie di nuclei familiari, che vanno dai giovani single con meno di 35 anni ai nuclei con un solo genitore. Lo scostamento massimo ammesso tra il reddito riscostruito e quello dichiarato è del 20%. Al di sopra di tale valore, l’amministrazione finanziaria potrà procedere all’accertamento. Per il contribuente sarà fondamentale mantenere per quattro anni tutti i possibili scontrini, fatture, quietanze di pagamento, ricevute, attestazioni ed estratti conto, senza tetti minimi di spesa (il tempo a disposizione del fisco per contestare il reddito dichiarato). [Leggi qui quali sono gli scontrini da conservare]

Le spiegazioni del contribuente. «Il nuovo strumento dà la possibilità al contribuente di dare spiegazioni. La non coerenza non è automaticamente rappresentativa di un’evasione. Il contraddittorio infatti potrebbe portare la non coerenza a coerenza oppure ridimensionare l’incoerenza. Inoltre, il nuovo accertamento sintetico rende obbligatorio il dialogo con il contribuente mediante il contraddittorio» (Attilio Befera).

Prima dell’accertamento. Prima di procedere all’accertamento, l’Agenzia deve assolvere due obblighi stabiliti dalla legge: deve convocare il contribuente a fornire ulteriori dati e notizie, rispetto a quelli già in possesso dell’amministrazione, e poi, se l’ufficio riterrà di proseguire l’indagine verso quel contribuente, dovrà convocarlo al contraddittorio da accertamento con adesione. Soltanto nel caso in cui nel contraddittorio non si giungerà a un accordo, l’agenzia potrà emettere l’atto di accertamento.

Il controllo sui conti correnti. L’Agenzia delle Entrate potrà controllare i nostri conti correnti solo dal 10 aprile 2013, quando sarà operativa l’anagrafe dei conti bancari. Per allora le banche dovranno trasmettere i dati del 2011. A meno di accertamento, saranno disponibili solo saldo e ammontare complessivo dei bonifici.

I soldi guadagnati. «I soldi se li deve far perdonare chi li va a ruba’. Io sto a posto con la coscienza: guadagno tanto in un mercato che rende, pago le tasse e sono felice» (Paolo Bonolis).

Dichiarazioni dei redditi incoerenti. Stando all’analisi dell’Agenzia delle Entrate, in Italia le dichiarazioni dei redditi sono incoerenti in oltre il 20% dei casi. Attilio Befera ha fatto sapere a novembre: «Da una simulazione sull’intera platea delle famiglie, oltre 4,3 milioni (circa il 20%) delle dichiarazioni dei redditi risultano non coerenti». Di più: quasi un milione di famiglie dichiara redditi pressoché nulli «molti vicini allo zero».

La prova del redditest. Il redditest, il software messo a punto dall’Agenzia delle Entrate per verificare la coerenza tra reddito familiare e spese sostenute. È possibile scaricarlo dal sito dell’agenzia sul proprio pc senza lasciare alcuna traccia sul web. «Un prodotto informatico di ausilio all’autodiagnosi per i contribuenti» per l’Agenzia delle Entrate, secondo cui «serve ad orientare circa la coerenza del proprio reddito familiare rispetto alle spese sostenute nell’anno».
Una volta compilato, il redditest mostrerà una sorta di semaforo: la luce verde darà un messaggio di coerenza, mentre il semaforo rosso segnalerà l’incoerenza tra reddito familiare dichiarato e spese sostenute.

Come funziona il redditest. Per dare inizio al test occorre indicare la composizione, il reddito e il comune di residenza della famiglia, e, successivamente, le spese sostenute nell’anno, suddivise in sette categorie: abitazione, mezzi di trasporto, assicurazioni e contributi, istruzione, tempo libero e cura della persona, altre spese significative, investimenti immobiliari e mobiliari. È possibile in qualsiasi momento modificare o integrare le informazioni riportate.

Privacy rispettata. Per chi avanzasse preoccupazioni relative alla privacy, Befera ha assicurato che i dati inseriti «rimangono noti solo al contribuente e non ne rimane alcuna traccia sul web». Il Redditest non autodenuncia nessuno (potrà essere compilato in forma anonima), ma ha lo scopo di mettere a disposizione un’informazione e indurre eventualmente una modifica del comportamento o l’adozione di contromisure.

Un esercizio psicologico. «I risultati del redditest devono essere distinti dall’attività di accertamento vera e propria che l’amministrazione può svolgere sulla base del cosiddetto “sintetico puro” e del redditometro. Il redditest, in sostanza, rappresenta una sorta di “impulso” affinché il contribuente dichiari un reddito in linea con la sua capacità di spesa. Lo strumento agisce, quindi, più su un piano psicologico che sostanziale» (Il Sole 24 Ore).

Fiero di pagare le tasse. «Quando mi telefona il commercialista, dice: “Siedi e manda giù di colpo un brandy. Ora ti dico cosa devi pagare di tasse”. Ma sono fiero. Io pubblicherei il mio 740 un giorno sì, l’altro pure» (Enzo Iacchetti).