Tasi, la mini guida per il pagamento

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Il prossimo 16 giugno i contribuenti sono chiamati a versare l'acconto TASI per il 2015. Scopriamo come procedere.

TASI, la definizione. La tassa sui servizi indivisibili, meglio nota come TASI, costituisce la componente servizi della Iuc (Imposta Unica Comunale) insieme alla Tari (tassa sui rifiuti). L’imposta si applica sui fabbricati e sulle aree fabbricabili ed è dedicata alla copertura di alcuni costi comunali come l’anagrafe, l’arredo urbano, l’illuminazione pubblica e la manutenzione delle strade.

Primo acconto in arrivo. I contribuenti dovranno pagare l’acconto 2015 entro e non oltre il 16 giugno prossimo, mentre il saldo è previsto per il 16 dicembre. L’importo da riconoscere all’Erario per la TASI 2015 è suddiviso al 50% tra il primo e secondo versamento.

A differenza di quanto accaduto lo scorso anno, le tempistiche sono uguali per tutti i contribuenti e i Comuni non hanno più la possibilità di definire scadenze personalizzate.

Chi la deve pagare. Ma quali sono i soggetti tenuti al pagamento della TASI? La tassa è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo fabbricati ed aree edificabili. Nel caso in cui l’unità immobiliare si occupata da un soggetto diverso dal proprietario, anche l’occupante è tenuto al versamento di una quota che oscilla tra il 10 e il 30 per cento dell’importo. Questo aspetto incide in particolar modo sugli affitti: tutti coloro infatti che hanno un contratto di locazione saranno obbligati a pagare una quota della TASI pur non essendo proprietari.

Come si calcola. Secondo quanto previsto dalla normativa, ogni contribuente riceverà dal proprio Comune di appartenenza il modulo di pagamento già precompilato. In rete sono comunque presenti alcuni siti che consento di calcolare comodamente la Tasi, come ad esempio quello di Amministrazioni Comunali o CalcoloTasi. Per capire invece  praticamente quanto saremo costretti a versare, bisogna partire dalla rendita catastale dell’unità immobiliare. Il dato può essere trovato in maniera completamente gratuita attraverso il relativo servizio dell’Agenzia delle Entrate. Una volta individuata la rendita catastale, la stessa va rivalutata del 5%.

Esempio pratico di calcolo Tasi. Supponendo una rendita catastale di 500 euro, bisognerà dunque applicare la precentuale alla rendita (500×0,05 = 25€) e aggiungere l’importo individuato (500+25 = 525€). A questo punto l’ammontare complessivo (525€) deve essere moltiplicato per il coefficiente relativo alla tipologia di unità immobiliare in esame. La tipologia di fabbricato è indicata nella visura catastale e l’elenco completo dei moltiplicatori è indicato nell’art. 13 del D.L. 201/2011. Dopo aver effettuato questi semplici passaggi, avremo a disposizione la base imponibile a cui applicare l’aliquota determinata dal proprio Comune (per scoprire le aliquota corrette è necessario visionare la relativa delibera dal momento che le decisioni variano da Comune a Comune). Al momento del pagamento, infine, sarà necessario inserire nel Modello F24 i codici individuati dalla Ris. 46/E dell’Agenzia delle Entrate.

Aliquote, ecco i limiti. A livello nazionale, il legislatore ha previsto un’aliquota TASI pari all’1 per mille. I comuni hanno però la possibilità di aumentare o diminuire – fino a zero – la percentuale standard in base alle proprie esigenze di cassa (ad es. possono richiedere un importo maggiore per finanziare altre detrazioni). L’aliquota in ogni caso non può essere superiore al 3,3 per mille.