S&P taglia il rating della Cina

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L’agenzia di rating S&P taglia il rating del debito sovrano cinese da AA- a A+. Motivazioni ed effetti di questa decisione

È stato un duro colpo per la Cina: l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha deciso di tagliare di una tacca il rating sul debito sovrano cinese, portandolo da AA- a A+. Solo quattro mesi fa il rating della Cina era stato abbassato anche da un’altra agenzia, Moody’s.

Le motivazioni del taglio di rating. Quando un’agenzia di rating prende una decisione del genere significa che il rischio di credito del Paese (o dell’azienda) in questione è aumentato. «Il downgrade riflette la nostra valutazione secondo cui un periodo di forte e prolungata crescita del credito ha aumentato il rischio economico e finanziario per il paese»: è questa la nota che ha accompagnato la decisione di dare una sforbiciata al giudizio sul merito creditizio. L’elevato livello di indebitamento e una crescita che inizia a mostrare qualche segno di fatica continuano a preoccupare.

Qualche passo avanti. Standard & Poor’s, prosegue nella nota, ha sottolineato che gli sforzi del governo per ridurre la leva finanziaria delle aziende potrebbero stabilizzare i rischi finanziari a medio termine. Pechino, infatti, per la prima volta in sei anni ha ridotto la propria percentuale di debito complessivo in rapporto al prodotto interno lordo. Una recente relazione di JPMorgan ha mostrato che il rapporto debito/Pil alla fine del secondo trimestre dell’anno si attestato al 268%, un punto percentuale in meno rispetto al primo trimestre del 2017. Nel 2007 questo valore era pari al 150%; lo stimolo finanziario e monetario messo in atto dal Paese per fronteggiare la crisi finanziaria del 2008 si è fatto ben sentire. Se il debito del governo è rimasto stabile, in relazione sempre al Pil, e quello delle famiglie è lievemente aumentato, quello delle imprese è diminuito grazie agli sforzi di ristrutturazione dello stesso.

“È una decisione sbagliata”.  Il Ministro delle Finanze cinesi ha definito questa mossa “sbagliata”. In una nota del Ministero il taglio del rating è stata duramente criticato dal momento che trascurerebbe “solidi fondamentali economici della Cina e lo sviluppo potenziale” e si fonderebbe su “vecchie mentalità ed esperienze vissute dalle economie sviluppate”. Negli ultimi anni il governo di Pechino ha messo in atto una serie di riforme per stimolare la domanda interna e migliorare la qualità della crescita cinese.

La reazione dei mercati. I mercati finanziari non sembrano essersi scomposti più di tanto. Il taglio del rating non ha influito sui rendimenti dei titoli obbligazionari cinesi. Stabili anche i rendimenti dei titoli di Stato e anche quelli delle principali banche cinesi. La decisione, tuttavia, arriva in un momento abbastanza delicato per la Cina; il mese prossimo si terrà il congresso del Partito Comunista cinese. Il meeting si tiene ogni cinque anni e potrebbe portare modifiche alla leadership del paese e di conseguenza anche alle decisioni di politica monetaria e fiscale. Intanto S&P ha declassato anche Hong Kong, che perde la tripla A, proprio per gli stretti collegamenti con la Cina. L’ex colonia britannica, nonostante abbia un outlook economico buono, potrebbe ricevere un impatto negativo dovuto ai solidi legami istituzionali e politici con Pechino.