Snapchat si quota in Borsa

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Il social network più amato dai giovani ha deciso di fare il grande passo. Ma cosa succede quando un’azienda decide di sbarcare sul mercato azionario?

Facebook, Twitter e LinkedIn, social network nati con usi e finalità diverse, hanno in comune il fatto di aver deciso di fare il grande salto e quotarsi a Wall Street. Ben presto un altro social si unirà al gruppo, stiamo parlando di Snapchat. La famosa applicazione di messaggistica istantanea per smartphone e tablet che consente di scambiare e condividere foto e brevi video visibili solamente per 24 ore. Ma perché quotarsi in Borsa e quali sono i passaggi? Vediamoli insieme.

I motivi per quotarsi. La quotazione in Borsa non è una scelta obbligatoria. Ci sono tante solide società di successo che hanno scelto di non seguire questo percorso (un esempio italiano è la Ferrero), quindi prima di intraprendere questo percorso vale la pena chiedersi perché lo si fa. Le motivazioni possono essere diverse:

  • Diversificare le fonti finanziarie. Attraverso la quotazione in Borsa una società è in grado di finanziarsi ad un costo più basso rispetto al classico indebitamento pur mantenendo, però, il controllo e la possibilità di condurre il business
  • Aumentare la propria visibilità. Solitamente la quotazione genera attenzione da parte dei media, nazionali ed internazionali, e questo ha un impatto positivo sull’immagine della società
  • Migliorare la trasparenza dei risultati. Le società quotate in Borsa sono tenute a presentare periodicamente i propri risultati, quelle che vengono chiamate anche ‘le trimestrali’ e a svolgere un’intensa attività di comunicazione finanziarie con l’obiettivo di informare tutti gli azionisti di quello che succede all’interno delle aziende.
  • Migliorare il proprio merito creditizio. Avendo dei titoli quotati, una società può chiedere ulteriori forme di finanziamento nei confronti di finanziatori e fornitori utilizzando come garanzia della restituzione del prestito i propri titoli quotati
  • Incentivare e motivare management e dipendenti. La produttività e la qualità del lavoro interno alla stessa società può essere influenzato da appositi piani di stock option, ovvero uno strumento di remunerazione di dipendenti e manager che hanno la possibilità di acquistare azioni della società ad un prezzo predeterminato.

Le Fasi di un’offerta pubblica iniziale. Un’offerta pubblica iniziale, chiamata in finanza IPO (Initial public offering), altro non è che l’offerta al pubblico dei titoli azionari di una società che intende quotarsi per la prima volta sul mercato regolamentato. Il processo prevede diverse fasi:

  1. Fase preliminare. Viene effettuato uno studio con l’obiettivo di valutare la convenienza strategica economica e finanziaria dell’operazione. In questa fase vengono selezionate le banche ed il team di consulenti che accompagneranno l’azienda alla quotazione in borsa.
  2. Fase iniziale. La società inizia a predisporre tutta la documentazione necessaria e ad aprire i propri bilanci con la finalità di avere una visione completa e trasparente della realtà aziendale e di accertamento sul rispetto dei requisiti formali per l’accesso alla quotazione. Il team di lavoro si occupa di creare un prospetto informativo mentre l’assemblea dei soci deve approvare la scelta di quotarsi in Borsa. Il prospetto informativo contiene un intervallo di prezzo delle azioni, non ancora definitivo, definito sulla base della valutazione della società che intende quotarsi. Questa fase si conclude con la presentazione a Consob, l’organo di vigilanza, e a Borsa Italiana di tutta la documentazione necessaria.
  3. Fase intermedia. Consob e Borsa Italiana controllano tutta la documentazione prodotta dall’emittente. Inizia anche un’attività di premarketing per capire l’interesse all’acquisto delle azioni dell’emittente da parte di potenziali investitori.
  4. Fase esecutiva. È la fase dei roadshow, un vero e proprio tour itinerante dell’emittente che cerca di farsi conoscere il più possibile agli investitori. Viene definito il prezzo delle azioni che successivamente vengono consegnate al pubblico indistinto sulla base delle richieste pervenute. Questa fase si conclude con l’inizio delle negoziazioni in Borsa.

Snapchat e i suoi numeri. Snap Inc, la società che controlla il social network Snapchat, ha deciso di quotarsi a Wall Street con l’obiettivo di raccogliere 3 miliardi di dollari. Ma i due fondatori non vogliono cedere il controllo della società: le azioni emesse e distribuite al pubblico saranno senza diritto di voto, mossa che non è stata particolarmente gradita a Wall Street. La società ha fissato il range di prezzo tra i 14 ed i 16 dollari ad azione per l’IPO portando così la valutazione massima della società a 22,2 miliardi di dollari. Non male come valore, considerando che in Italia il gruppo Fiat capitalizza poco più di 16 miliardi di euro. Se Snapchat riuscirà a raccogliere i 3 miliardi che si è prefissata sarà la terza più grande IPO dopo Alibaba (22 miliardi di dollari raccolti nel 2012) e Facebook (16 miliardi di dollari raccolti nel 2012). Quando una società si quota c’è sempre grande incertezza sul mercato, specialmente nel caso delle società della cosiddetta New Economy, che può essere a volte anche spietato. Se è vero che Facebook, che oggi quota 136 dollari (dati al 23 febbraio 2017), ha fatto il suo debutto in Borsa a 38 dollari per azione è altrettanto vero che un altro social network, Twitter, ha fatto il suo ingresso sul mercato a 26 dollari ma quel prezzo non l’ha più rivisto. Quali sono i numeri di Snapchat? Se è vero che nel 2016 i ricavi sono saliti a 404,5 milioni di dollari è altrettanto vero che sono aumentate anche le perdite, a 514 milioni di dollari. Il vero asset dei social sono il numero di utenti attivi giornalieri; nell’ultimo trimestre del 2016 questo numero ammonta a 158 milioni rispetto a 1,23 miliardi di Facebook. Lo stesso Facebook in precedenza aveva cercato di comprare Snapchat per 3 miliardi di dollari, ricevendo però un ‘No, grazie’. Non deve averla presa bene Mark Zuckerberg, che a stretto giro ha deciso di lanciare le ‘stories’ su Instagram e su Facebook, praticamente un clone di Snapchat. Per il social network del fantasmino la strada sembra ancora in salita.