Questa volta la dieta tocca al contante

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Sempre meno trasferimenti in denaro liquido e sempre più transazioni con le carte di credito. La spinta sulla tracciabilità contro gli evasori...

La soglia dei mille euro. Con l’entrata in vigore della nuova manovra economica non sarà più possibile effettuare pagamenti in contanti al di sopra dei mille euro. Fino a oggi ogni acquisto di beni e servizi (dalla lavatrice al compenso per l’idraulico o l’elettricista) può avvenire in contanti fino a 2.500 euro. Da quando il decreto diventerà legge questa soglia scende a mille euro, compresi gli assegni al portatore. Questo significa che qualsiasi spesa superiore a questa cifra deve essere fatta utilizzando bonifici, assegni non trasferibili o carte di credito. Strumenti, insomma, che lascino traccia della transazione avvenuta.

Pensioni in contanti. Anche per i pagamenti  in contanti della pubblica amministrazione (le pensioni di tutti) il tetto massimo è di 980 euro al netto dell’imposta di bollo. La parte restante richiederà necessariamente il versamento su conto corrente o su una carta prepagata.

Se si infrange la legge. Cosa succede se si acquista un bene o un servizio e lo si paga in contanti più di mille euro? Con l’entrata in vigore della nuova norma l’acquisto sarà comunque valido a ogni fine di legge, solo che l’infrazione alle regole può costare a entrambi i contraenti (chi vende e chi compra) dall’1 al 40% delle somme trattate.

Attenti alle regole. La regola sui contanti si applica anche in caso di “frazionamenti”. Chi dovesse effettuare uno dei pagamenti in più momenti successivi (per esempio: 500 euro al giorno per tre giorni, anche non consecutivi) e la somma di questi sia riconducibile a un’unica operazione di acquisto, attuerebbe un trasferimento di denaro comunque sanzionabile in via amministrativa. Non si deve poi dimenticare che il divieto si applica anche ai trasferimenti a titolo gratuito. Una donazione, un lascito ereditario, un’offerta, un prestito tra amici o parenti dovranno seguire la regola del contante.

La lotta all’evasione. La ragione principale della norma sulla limitazione del contante è combattere l’evasione fiscale: se si usa la carta di credito o il bancomat per pagare qualcosa da qualche parte una traccia elettronica (in uscita per chi paga, in entrata per chi incassa) resterà. Basta pensare che le transazioni in nero, fanno perdere quasi 29 miliardi di euro di gettito rispetto alla raccolta dell’Iva (dati Abi).

I contanti, l’Italia e l’Europa. In Italia, dice l’Abi, sono 34,2 milioni le carte e 33 milioni i bancomat. Al Nord si concentra il 57% delle carte in circolazione contro il 22% del Centro e il 21% di Sud e Isole. Le transazioni in contante nel nostro Paese rappresentano numericamente il 90% del totale. In Svezia, per esempio, il 95% dei pagamenti avviene per via elettronica.

I pro dei pagamenti elettronici. Come già detto, la limitazione di contante in circolazione può ridurre il fenomeno del sommerso, significativamente più elevato in Italia (26,2 per cento del Pil) che negli altri Paesi europei (media: 17,9 per cento). C’è poi un ulteriore aspetto di risparmio, perché la gestione della moneta costa cara: tra trasporti, sicurezza, furti e polizze di assicurazione, la spesa annuale in Italia va dai i 7,5 e ai 10 miliardi di euro. Si limiterebbe anche il problema della falsificazione: solo nel primo semestre del 2010 la Banca d’Italia ha riconosciuto false oltre 72 mila banconote (i più contraffatto è il taglio da 20 euro, con il 53,3% del totale). In Europa, nell’ultimo anno, sono stati ritirati 387 mila biglietti in euro falsi. C’è infine un aspetto igienico: le banconote in circolazione sono veicoli di batteri potenzialmente pericolosi come l’escherichia coli e lo stafilococco aureo. Le monete da 1 e 2 euro sono realizzate con una lega di rame-nichel e con una di nichel-ottone e una ricerca pubblicata sul British Journal of Dermatology ne ha evidenziato la capacità allergizzante.

Piccoli grandi vantaggi. L’eliminazione del contante porta con sé altri piccoli grandi vantaggi: niente più banconote cadute dalle tasche, niente più scippi, e basterebbe uno smartphone per avere a disposizione un vero e proprio terminale di pagamento elettronico portatile (leggi qui l’articolo di VoceArancio).

No cash day. Il War on Cash, il  movimento italiano per l’eliminazione del contante a favore dei pagamenti elettronici. Il 21 giugno scorso ha organizzato il “No cash day”. Geronimo Emili, consulente di comunicazione, a capo dell’evento, spiega che «il contante non è tracciabile, e ciò lo rende il migliore amico del nero».

I contro dell’eliminazione  del cash. Il passaggio da una società che paga soprattutto cash a una che utilizza pagamenti elettronici porta con sé alcuni problemi, soprattutto di carattere tecnico. Oggi il tempo medio di attesa prima della validazione in banca, per gli esercenti che accettano carte di credito, è di vari giorni: pagando oggi il commerciante si troverà effettivamente i soldi sul conto solo fra 4/5 giorni (a seconda degli istituti).

Una limitazione della libertà? L’idea di far sparire, seppur gradualmente, il contante, secondo alcuni causa una limitazione della libertà personale. In nome della lotta all’evasione lo Stato potrebbe controllare tutti gli acquisti della popolazione attraverso la tracciabilità digitale.

Soldi da toccare. «L’imperfezione umana, che il soldo vuole vederlo, accarezzarlo, in piccoli (o grandi, meglio) mucchietti davanti ai suoi occhi. Dalla mano sinistra alla mano destra, polpastrello e indice che ne percorrono la lunghezza e ne saggiano la consistenza, quell’odore non di tipografia ma di zecca – ché a occhi chiusi si riconosce l’odore dei soldi, altro che la storia che i soldi non hanno odore, col loro carico di germi e patacche e incerottature, smagliature e annotazioni, impronte losche e impronte divine». (Stefano Di Michele)