Psicologia e investimenti: quando il cervello ci mette il bastone tra le ruote

Condividi su:

La nostra psicologia gioca un ruolo importante nelle nostre scelte d'investimento, anche se spesso non ce ne rendiamo conto

Sono molti i fattori da prendere in considerazione prima di compiere una scelta di investimento: congiuntura economica, valutazione dei mercati, incertezze geopolitiche e chi più ne ha più ne metta. Di solito, gli investitori sono convinti di affrontare queste decisioni complesse con la massima lucidità e in modo assolutamente razionale, eppure una buona fetta di questi fattori restano al di fuori del nostro raggio di azione.

Primo ostacolo: l’emotività. Ecco il primo errore di valutazione che ogni investitore rischia di commettere: la realtà infatti è un po’ diversa. Potremmo dire che, ancor prima delle imprevedibili dinamiche dei mercati finanziari, a complicare le nostre scelte di investimento è la nostra stessa emotività, che si mette in mezzo senza che ce ne rendiamo conto.  Anche perché il denaro è tipicamente un tema che suscita emozioni forti, scatenando la parte irrazionale presente in ognuno di noi. La scienza che studia le interferenze della mente nelle decisioni di investimento si chiama finanza comportamentale. Essa individua le “trappole cognitive” che influenzano non solo il comportamento degli investitori, ma tendono anche qualche insidia ai professionisti del risparmio come i promotori finanziari e i private banker.

La trappola dell’ancoraggio. Per esempio molti di noi sono vittime inconsapevoli del cosiddetto “ancoraggio”: questa dinamica scatta quando ci “attacchiamo” inconsapevolmente a un parametro o un valore di riferimento che ci è stato fornito. Facciamo un esempio per capire meglio: se leggendo un report di una banca apprendiamo che il prezzo corretto di un certo titolo è di 10 euro, il nostro cervello sarà portato a incamerare l’informazione in modo più profondo di quando pensiamo. Così la nostra decisione di comprare o vendere quel titolo sarà fortemente influenzata dalla vicinanza del suo prezzo alla soglia di 10 euro a cui noi ci siamo “ancorati”, anche se questo non necessariamente è il prezzo “giusto” dell’azione in questione.

L’influenza degli altri sulle nostre scelte. Un altro errore molto comune consiste nel lasciarci influenzare dalle opinioni e dai comportamenti di chi ci circonda (pensateci un attimo: succede in molti campi della nostra vita quotidiana). Siamo intimamente convinti che gli altri abbiano informazioni di cui noi non siamo a conoscenza e così siamo portati a seguirli in modo irrazionale, dimenticando che ogni situazione è diversa da un’altra (questa trappola si chiama “effetto gregge”).

Troppo peso al breve termine. O ancora: vi è mai capitato di soffrire per una perdita sui vostri investimenti più di quanto avete gioito di un guadagno della stessa entità? Questo rischia di portarci a rinunciare a buone opportunità di investimento pur di non provare il dispiacere di una perdita. Ma succede anche il contrario: c’è chi pecca di troppo ottimismo o eccessiva fiducia nelle proprie capacità, sottovalutando i rischi che effettivamente non dipendono da noi. Infine tendiamo tutti a focalizzarci sul presente: la nostra mente è “programmata” per vivere qui e ora, senza preoccuparsi troppo del domani. Ma in questo modo diamo peso eccessivo ai risultati di breve termine, dimenticandoci di pianificare adeguatamente i nostri investimenti per il futuro.

Consapevolezza per investire meglio. Potremmo andare ancora avanti con gli esempi, ci sono molti errori comportamentali individuati dalla letteratura. Ma veniamo al punto: a cosa serve effettivamente la finanza comportamentale? L’idea di base è che la consapevolezza sia il primo passo verso la “guarigione”: prendere coscienza delle trappole in cui possiamo cadere e riconoscere gli errori nel momento in cui stiamo per commetterli può aiutarci a interrompere gli automatismi mentali, riuscendo così a evitare gli ostacoli – o almeno a tenerne conto e a limitare i danni.