Il PIL italiano cresce dell’1,5%

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L’ISTAT conferma l’accelerazione dell’economia italiana che mette a segno un +1,5% rispetto al secondo trimestre del 2016

La crescita di un Paese viene misurata sempre seguendo due archi temporali ben precisi:

  • variazione congiunturale; la variazione del PIL rispetto al trimestre precedente;
  • variazione tendenziale; la variazione del PIL rispetto al trimestre dell’anno precedente.

Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’ISTAT, la crescita italiana è stata dello 0,4% in termini congiunturali e dell’1,5% rispetto ai termini tendenziali.

A quali fattori è dovuto questo risultato? L’impatto è principalmente da attribuire agli investimenti assieme al settore dell’industria (+0,6%) e al settore dei servizi (+0,4%); al contrario hanno contribuito negativamente il settore agricolo (-2,2%) e il settore delle costruzioni (-0,4%).

Cosa significa questa crescita per il nostro Paese? Significa che si alleggerisce la tensione sul rapporto debito/PIL; questo indicatore, molto seguito da investitori esteri e dalla Commissione Europea, gioca un ruolo molto importante per quanto riguarda il deficit e i parametri imposti da Bruxelles. L’Italia, qualora continuasse a crescere a ritmi superiori rispetto alle attese, avrebbe più risorse da investire per finanziare la propria manovra di bilancio: i parametri imposti dall’Europa diventerebbero meno stringenti.

Bene, ma la strada è ancora lunga. Sebbene in termini assoluti i valori di crescita sembrino eccellenti, è importante paragonare il tutto rispetto all’ambiente che ci circonda. Il grafico sottostante mostra la crescita reale del PIL dei principali Paesi europei rispetto al secondo trimestre del 2016.

Come si vede dal grafico, a livello tendenziale, peggio dell’Italia fa solo la Grecia con una timida crescita dello 0,7%. Tra i Paesi “primi della classe” troviamo sicuramente la Spagna (+3,1%) e la Germania (+2,2%). Senza troppi giri di parole, quello che si evince allargando il proprio orizzonte di valutazione è che i dati italiani non siano poi così eccezionali.

In concreto è un buon segno per L’Italia? È tutto sommato un buon segno, specialmente se consideriamo che l’ultimo aumento tendenziale è il più alto registrato negli ultimi 6 anni: il primo valore più alto risale al lontano 2011, quando l’incremento tendenziale era stato del 2,1%. In termini congiunturali bisogna considerare che l’Italia cresce da ben dieci trimestri consecutivi, questo vuol dire che si comincia a manifestare anche una certa stabilità. Il lato negativo della vicenda è che cresciamo a ritmi molto più lenti rispetto all’Europa, comportandoci nuovamente come il “fanalino di coda”.