I piani ambiziosi della Cina

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Industria 4.0 e nessun cinese sotto la soglia di povertà entro il 2020. Sono queste le promesse di Xi Jinping, che si riconferma alla guida del “dragone asiatico”

Il 19esimo Congresso del Partito Comunista Cinese, tenutosi dal 18 al 25 ottobre, è sempre un appuntamento importante per il Governo del “dragone asiatico”. Il Congresso verte sui principali temi politico-economici del Paese; ogni nuovo appuntamento, che si tiene ogni 5 anni, è l’occasione di fare il punto e tracciare le linee guida per i successivi anni, oltre che per eleggere il nuovo leader politico del Paese. Quest’anno è stato riconfermato Xi Jinping, alla guida del Governo già da 5 anni, mentre sono stati eletti, al Congresso anche i nuovi membri del Comitato Permanente, il più alto organo di controllo del Partito.

Un piano per il futuro. Nonostante il tasso di crescita economico sia più basso rispetto al passato, la Cina (anche se più lentamente) continua la sua crescita. Alla fine dello scorso anno, il Paese rappresentava quasi il 17% del PIL e il 10% del commercio mondiali. Un risultato frutto di quegli obiettivi che dal 2016 la Cina si era posta per il 2020: una crescita del PIL pari al 6,5%, con un forte focus sul green e sul sostenibile, sulla tecnologia e sull’industria 4.0. Il Governo, infatti, ha reso noto che vuole puntare alla creazione di industrie sempre più smart, che mirino alla salvaguardia dell’ambiente anche grazie ad un uso più consapevole delle energie. Saranno stabiliti degli standard che, in caso di violazione, comporteranno una penalizzeranno delle aziende coinvolte. Inoltre, l’iniziativa “Internet +” sarà fondamentale per sviluppare nuovi modelli di business basati sui big data e sullo sviluppo della sharing economy. Tra le promesse del leader c’è anche l’ambiziosa volontà di arginare la povertà entro il 2020 e di creare un Paese dove il benessere e la felicità del popolo siano al primo posto.

Il PIL cresce del 6,8%. Nel frattempo, gli ultimi dati sul PIL relativi al terzo trimestre del 2017, confermano un rialzo del 6,8% come atteso dagli analisti ed in calo rispetto al dato precedente. Questo lieve calo non preoccupa però la Cina, dove la produzione industriale e l’export, da sempre maggiori driver del Paese, non sembrano mostrare preoccupanti segnali di affaticamento.  La produzione industriale, infatti, è in accelerazione nel mese di settembre, con un +6,6% su base annua, mentre il settore manifatturiero è passato all’8,1% dal 6,9% del mese di agosto.

Come detto dallo stesso Xi Jinping, “le aspettative sono brillanti, ma le sfide sono numerose”: per portare fede agli impegni, la Cina deve ridurre il peso dei consumi interni e non deve voltare le spalle all’apertura commerciale e finanziaria al resto del mondo.

La sfida: diventare un’economia di mercato. La principale sfida per la Cina è ora diventare a tutti gli effetti un’economia di mercato: l’apertura dei mercati porterà, con molta probabilità, ad una maggiore competizione tra le aziende e a un ingente flusso di capitale che al momento si riflette in quello preziosamente conservato dai risparmiatori (il cui risparmio è circa il 40% del PIL). Tutto ciò non è indifferente ai mercati che, anzi, hanno guardato al Congresso con un certo interesse. Di recente infatti la Cina si è confermata come il primo Paese per peso sull’economia mondiale, prima ancora degli Stati Uniti, e ha trainato il mercato dei Paesi Emergenti. Il mercato azionario cinese vale oggi 10mila miliardi di dollari e per il 2018 l’indice MSCI si prepara a includere 222 azioni cinesi di classe A. Un’ultima sfida, a cui gli investitori prestano attenzione, è quella della riduzione del debito, non ancora sulla buona strada. Ma le sfide non fanno paura a Xi Jinping e la Cina sembra pronta a continuare la sua marcia.