Tutto sulle obbligazioni floater

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Che cosa sono le obbligazioni floater, come funzionano e quali sono i fattori che un investitore deve tenere bene a mente

Le obbligazioni floater (o obbligazioni indicizzate), da ora in poi semplicemente floater per semplicità, sono dei bond che si differenziano dalle normali obbligazioni (di cui abbiamo parlato in questo post, in quanto pagano una cedola variabile.

Come funzionano? Tutto sta nel diverso funzionamento della cedola rispetto ai normali bond a cedola fissa: la sua struttura ricorda un po’ la rata di un mutuo a tasso variabile, anch’essa formata da un tasso variabile di riferimento, di solito sono tassi Euribor, Libor, etc…, a cui è sommato uno spread, ossia una componente fissa che viene espressa in punti base.

Un esempio. Per capire bene il funzionamento faremo un esempio comparativo: supponiamo di aver comprato un bond con cedola fissa annua del 4%, scadenza 10 anni. Acquistandolo oggi alla parità, flusso in uscita pari a -100, il grafico mostra i flussi di cassa che si ottengono sino alla scadenza. Sia al primo anno, sia al quinto, otterremo una cedola fissa di 4. A scadenza otterremo il valore del capitale investito (100) sommato alla cedola fissa di 4.

Ora invece, mostriamo i flussi di cassa del medesimo bond, in versione floater, quindi sempre con scadenza 10 anni acquistato alla pari, ma con una cedola formata da un tasso di riferimento, supponiamo l’Euribor, evidenziato dalla parte variabile e una parte “fissa”, che rappresenta uno spread di 100 punti base. Il totale della cedola è quindi formato da una parte fissa (viola) assieme ad una parte variabile (arancione). Anche qui a scadenza viene restituito il capitale (identificato sempre con la barra grigia) più l’ultima cedola.

Quali sono i fattori che l’investitore deve tenere bene a mente? Un investitore deve considerare che a parità di altre variabili, un bond floater è meno rischioso di un bond a cedola fissa. Le altre variabili che devono apparire uguali in una valutazione omogenea sono:

  • Stessa data di scadenza, la vita residua dell’obbligazione;
  • Stesso emittente, che può essere uno Stato, un’azienda corporate o una banca;
  • Stesso grado di seniority (obbligazioni subordinate, senior, junior..);
  • Stessa liquidità, ovvero il grado di vendibilità sul mercato;
  • Stessa valuta di emissione.

Perciò non è coerente mettere a confronto due obbligazioni che hanno un diverso grado di seniority; stesso discorso vale per la differenza di emittente, magari il primo bond è stato emesso dal governo italiano, il secondo da una banca greca in dissesto finanziario. In questo modo si stanno valutando due strumenti diversi che hanno già alla base profili di rischio diversi. A parità di altre variabili, la minore rischiosità del floater (rispetto al bond con cedola fissa) è dovuta alla minor sensibilità al tasso di interesse . Sia che i tassi salgano o scendano, il prezzo del bond floater resta “pressoché invariato”; al contrario un aumento dei tassi influenza molto di più un bond a cedola fissa (effetto specialmente accentuato per i bond a cedola fissa con lunghissime scadenze), argomento che abbiamo trattato in questo post. L’investitore deve anche ricordare che per un floater non è possibile calcolare il rendimento a scadenza (chiamato anche Yield to maturity), proprio perché non si conoscono i flussi di cassa futuri, cosa che invece è possibile per il bond a cedola fissa.