Minerale fai da te

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Tutto quello che c'è da sapere su depuratori e simili: si possono risparmiare centinaia di euro all'anno e diminuire il proprio impatto ambientale con l’acqua fai da te....

In bottiglia o del rubinetto? Gli Italiani sono il popolo che a livello mondiale consuma più acqua minerale in bottiglia: una famiglia di tre persone spende mediamente 175 euro l’anno. Questo per via del luogo comune che quella di rubinetto non sia di qualità elevata. In generale, si tratta di un mito da sfatare: l’acqua potabile viene effettivamente controllata con frequenza giornaliera o al massimo settimanale nei piccoli centri abitati. Ma si tratta di casi isolati: in generale l’acqua dell’acquedotto è di ottima qualità e non ha bisogno di essere trattata ulteriormente. Paradossalmente, è quella del supermercato che potrebbe eventualmente essere accusata di scarse verifiche. I controlli effettuati dalle autorità, infatti, hanno intervalli piuttosto lunghi.

Giù per il tubo. In casa, il problema della qualità si pone se l’impianto idrico è obsoleto e usurato: in questo caso, tubature troppo vecchie possono alterare il gusto dell’acqua. Così come può fare il cloro, immesso negli acquedotti in varie proporzioni come disinfettante: è il suo sapore poco gradevole, il più delle volte, che spinge i consumatori a rivolgersi agli scaffali del supermercato.

Me la depuro io. Una buona soluzione a questi inconvenienti è ricorrere a un sistema di depurazione: alla lunga si risparmia e in taluni casi si guadagna anche in salute. Prima di prendere in esame un apparecchio specifico, però, è sempre bene analizzare l’acqua di casa. Come? Se ci si accontenta di conoscerne la durezza, cioè la concentrazione di calcare responsabile anche delle temutissime incrostazioni a lavatrici e lavastoviglie, basta acquistare gli appositi kit di verifica: si trovano in farmacia oppure online per per meno di 10 euro. Per un’indicazione di massima, invece, c’è il sito dedicato al prodotto anticalcare Calgon, dove si possono ottenere informazioni sulla durezza dell’acqua città per città

Qualità sotto controllo. Se invece si vuole qualche informazione in più, Fem2 Ambiente, una società spin-off dell’Università di Milano Bicocca, propone Immediatest, un kit che funziona con le classiche cartine tornasole e dà la possibilità di di analizzare sei dei più importanti parametri chimici che influenzano la qualità dell’acqua potabile (pH, durezza, contenuto di solfati, cloruri, nitriti e nitrati) e di confrontarne i valori con quelli previsti dalla legge. Si può comprare anche online e costa 14,90 euro.

Sistemi a confronto. Una volta che si decide di trattare l’acqua, bisogna capire in che modo lo si vuole fare. Le possibilità sono molte, dall’impianto fisso da montare sotto al rubinetto in modo che intercetti l’acqua in entrata alla caraffa filtrante. Ognuno ha pregi, difetti e costi differenti.

Osmosi inversa. Tra i sistemi da installare sotto al rubinetto – l’operazione, evidentemente, dev’essere fatta da un idraulico – quelli a osmosi inversa garantiscono i risultati migliori. L’acqua viene spinta attraverso una membrana semipermeabile, che lascia passare solo alcune sostanze e in determinate quantità. Lo svantaggio principale è che tutto avviene piuttosto lentamente e molti impianti necessitano di un serbatoio di accumulo. Inoltre, oltre alle sostanze nocive, possono essere eliminati dall’acqua anche alcuni minerali utili, come magnesio, calcio e potassio.

Quanto mi costi! Il costo di produzione dell’acqua purificata con osmosi inversa nn supera il centesimo di euro al litro, circa 30 volte in meno il prezzo dell’acqua in bottiglia. Bisogna però calcolare anche il costo dell’impianto: in commercio, e specialmente su internet, se ne trovano davvero di tutti i prezzi, a partire da poche centinaia di euro. Ma per un modello a produzione diretta (cioè senza serbatoio d’accumulo) e certificato difficilmente si scende sotto i 1.800: considerando che la spesa in acqua minerale di una famiglia media è stata stimata dall’Istat intorno a 19,50 euro mensili (dato relativi al 2010), prima di ammortizzare l’investimento devono passare almeno quattro anni.

Manutenzione. La manutenzione dell’impianto a osmosi inversa casalingo prevede la sostituzione del filitro almeno una volta all’anno oppure dopo aver raggiunto un certo volume d’acqua trattata (il costo si aggira intorno ai 100 euro). Attenzione alle aziende che offrono il depuratore in comodato gratuito, vincolandolo però a un contratto di manutenzione decennale: prima di accettare fate bene i vostri conti.

Filtri a carbone attivo. Al rubinetto si possono applicare anche i filtri a carbone attivo, che riescono a trattenere gli inquinanti organici, per esempio i solventi e i pesticidi, e tolgono il sapore del cloro. Sono però inefficaci contro i batteri e i nitrati e non modificano la durezza dell’acqua. Costano dai 250 euro in su e il loro principale difetto è che necessitano di manutenzione regolare e costante  per evitare che sul filtro si possano sviluppare microrganismi dannosi alla salute. Per questo motivo spesso sono affiancati da una lampada a raggi UV che provvede alla disinfezione. Inoltre, se non vengono sostituiti alle scadenze prefissate, finiscono per rilasciare nell’acqua le sostanze che invece dovrebbero trattenere

Triplice effetto. Quale sia il sistema scelto, l’installazione di un depuratore a monte dell’impianto idrico ha un triplice effetto: se da un lato rende l’acqua più gradevole e sicura da bere, dall’altro permette di preservare nel tempo le apparecchiature come la lavatrice o il boiler. Infine, un’acqua adeguatamente depurata può prevenire problemi di irritazione per chi ha la pelle molto sensibile.

Filtri a scambio ionico. Ci sono poi le esigenze di lavatrici e lavastoviglie, che in linea generale sono diverse da quelle degli umani. Per questi elettrodomestici il problema è l’acqua troppo calcarea: per risolverlo vanno benissimo gli addolcitori a scambio ionico (il prezzo varia a seconda della dimensione), che riducono la durezza dell’acqua e abbattono la presenza di nichel, bario, cobalto e altri metalli. Hanno però l’effetto secondario di aumentare la presenza di sodio, che a concentrazioni elevate è dannoso per la salute (l’acqua non dovrebbe contenerne più di 300 mg/l). Si eccede questa quantità solo se l’addolcimento è troppo spinto, ma in ogni caso è meglio usare questi sitemi con cautela.

Fra due poli. In alternativa si può ricorrere agli addolcitori elettronici, che raggiungono lo stesso risultato facendo scorrere l’acqua attraverso un campo elettrico generato da due elettrodi. Questo provoca la formazione di cristalli di calcare microscopici che rimangono sospesi nell’acqua. Il contenuto di sali, quindi, non viene modificato (l’acqua così trattata si può anche bere) ma non si formano incrostazioni. I prezzi dei sistemi fissi sono piuttosto elevati (intorno al migliaio di euro) ma ci sono anche sistemi a bottiglia da poche decine di euro. La reale efficacia del sistema, però, sembra ancora oggetto di controversie.

Passaggio in caraffa. Senza bisogno di un impianto fisso dietro al rubinetto, i filtri a carbone attivo si possono usare anche in maniera molto più economica ricorrendo a una caraffa filtrante. Il costo del recipiente è di una ventina di euro, mentre le cartucce, da cambiare in genere una volta al mese, costano intorno ai 7 euro. Il contenitore va ovviamente riempito con acqua di rubinetto, che scorre nella cartuccia filtrante. Il tutto avviene piuttosto velocemente, ma con l’inconveniente che spesso tracce di carbone finiscono nell’acqua da bere. Inoltre, è essenziale non utilizzare le cartucce oltre il tempo raccomandato dal manuale d’uso per evitare la proliferazione di cariche batteriche.

Facciamo le bolle. E per gli amanti dell’acqua frizzante? Una volta purificata l’acqua in entrata, si può renderla ancora più gradevole mediante un addizionatore di anidride carbonica. Si tratta di un semplice apparecchio che senza necessità di corrente elettrica “spara” nell’acqua il gas contenuto in una cartuccia ricaricabile. I costi vanno dagli 80 ai 160 euro circa, mentre una ricarica di anidride carbonica, sufficiente per 80 litri, costa intorno ai 30 euro. L’anidride carbonica conferisce all’acqua un sapore più gradevole e in più offre una maggiore copertura contro germi e batteri.

Dispenser. Completano la rassegna i cosiddetti dispenser, piccoli elettrodomestici da tenere sul bancone della cucina che provvedono a filtrare e depurare l’acqua, refrigerarla ed eventualmente addizionarla di anidride carbonica. In commercio se ne trovano molti e di marche diverse, anche molto conosciute. I prezzi vanno da 350-400 euro per un apparecchio che eroga acqua microfiltrata a temperatura ambiente agli 800 e più di quelli che in più la offrono refrigerata, con la possibilità di sceglierla liscia o gasata.