L’agricoltura che piace ai giovani e crea lavoro

Lo Stato vende i suoi terreni dando la precedenza agli under 35, le Regioni offrono incentivi: è il momento di avviare un’impresa nel verde…

Pascolo in quota. «Sono nato in città ma a 18 anni sono andato da un pastore in montagna per imparare a fare il formaggio. Dal 2004 ho una terra mia. Pago il mutuo ma adesso il reddito c’è. Preparo il formaggio fresco, dalle robiole ai tomini, e soprattutto il Chevrier, stagionato per sei mesi in una grotta naturale, ogni forma sotto un sasso. In casa non abbiamo la tv, non avremmo tempo di guardarla. Per i bimbi ho un lettore dvd» (Ruben Lazzoni, proprietario dell’azienda agricola La Chèvre Heureuse, 1400 metri di altezza sulla montagna di Saint Marcel, nel piccolo comune omonimo alle porte di Aosta).

Giovani imprenditori agricoli. Natura, green, ambiente, local, slow: una rete di “tag” entrati ormai nel pensiero comune ha rinnovato da qualche tempo l’interesse delle giovani generazioni per il lavoro nei campi, nella forma dell’impresa avviata e gestita in prima persona. L’agricoltura, sottolinea la Coldiretti, è al terzo posto dopo costruzioni e commercio tra le attività imprenditoriali preferite dai giovani. È l’unico settore che non ha visto diminuire la presenza percentuale di giovani imprenditori under 30 negli ultimi quindici anni.

Terreni demaniali in vendita o in affitto. Una nuova opportunità. L’ultima Legge di stabilità, varata dal governo Monti, prevede la valorizzazione (che vuol dire vendita o affitto) dei terreni agricoli pubblici: una superficie pari a circa 338mila ettari, per un valore stimato di circa 6,2 miliardi di euro (a 18mila euro per ettaro).

In media 18.400 euro all’ettaro. In Italia il costo della terra ha superato i 18.400 euro all’ettaro, un valore superiore a quello di Germania e Francia. «Dietro il valore medio si nasconde una forte variabilità: si parte dai mille euro dei pascoli della provincia di Catanzaro per arrivare ai vigneti nelle zone di produzione più celebri, dalla Toscana al Trentino Alto Adige, che possono andare da 500mila a oltre un milione di euro per ettaro» (Coldiretti).

Piemonte il primo da arare. Sulla base dell’ultimo censimento agricolo dell’Istat (2010), la Coldiretti ha elaborato una graduatoria delle regioni in cui è maggiore la disponibilità di questi terreni pubblici. Il Piemonte si classifica al primo posto con oltre 56mila ettari, seguono Lazio, 41mila, Trentino, 31mila, Alto Adige e Basilicata, 24mila, Lombardia, 23mila ettari.

Spazio ai giovani. Ciò che più conta, per chi intende cominciare, è che nell’assegnazione dei terreni (in vendita o in locazione) sarà data la precedenza ai giovani tra i 18 e i 35 anni. La Legge di stabilità, infatti, all’articolo 4 dice che «al fine di favorire lo sviluppo dell’imprenditorialità agricola giovanile è riconosciuto il diritto di prelazione (ovvero la precedenza, ndr) ai giovani imprenditori agricoli». La Coldiretti ha calcolato che dalla vendita o dall’affitto dei terreni demaniali possono nascere fino a 43mila nuove imprese agricole condotte da giovani.

Under 35. In Italia su un totale di 720mila imprese agricole (al primo gennaio 2011, ultimo dato disponibile), 65mila sono condotte da under 35.

Più coraggiosi dei “senior”. In Europa i giovani agricoltori sono solo il 6 per cento del totale, ma sono in grado di muovere oltre 10 miliardi di euro l’anno in termini di valore aggiunto: secondo il Ceja, Consiglio europeo dei giovani agricoltori, investono il 37 per cento in più dei “senior” per l’espansione dell’attività o per il miglioramento della qualità dei prodotti.

Quando il futuro è roseo. Tra i giovani agricoltori italiani prevale ancora il pessimismo: secondo un’indagine condotta di recente da Cia (Confederazione italiana agricoltori) e Agia (Associazione giovani imprenditori agricoli) sulla fiducia dei giovani agricoltori, l’80 per cento pensa che la situazione di crisi che sta investendo il settore primario si protrarrà ulteriormente. Ma c’è una strada per aggirare la crisi: innovare, darsi un obiettivo forte, scommettere sul futuro, usare un po’ di fantasia.  Il 18 per cento del campione vede il futuro più roseo partendo dal successo della propria proposta.

Parmigiano millesimato. Alcuni progetti e investimenti vincenti. Produrre parmigiano millesimato. Commercializzare una linea cosmetica di derivati del miele. Costruire l’agriturismo utilizzando solo materiali naturali come argilla e paglia. Puntare su produzioni di lusso, come il tartufo, arricchendole con eventi formativi e didattici. Puntare sull’alta qualità delle carni, dei formaggi e degli ortaggi, attingendo dalla tradizione e rilanciando le aziende di famiglia. Insegnare a scolaresche intere come fare agricoltura sostenibile.

Web cam sui maiali. Manuele Ferri, dell’azienda agricola Ca’ Lumaco (Modena). che ha vinto l’Oscar Green 2011 per la categoria “Stile e cultura d’impresa”: «Promuove il primo “grande fratello” nella sua stalla attraverso una web cam consultabile anche tramite iPhone, rendendo i suoi maiali sorvegliati speciali dal primo giorno di vita, garantendo un’altissima qualità e assoluta tracciabilità ai suoi salumi».

Yogurt d’asina. Cristian Merlo, dell’azienda Ciucolandia (L’Aquila), altro Oscar Green 2011: ha prodotto il primo yogurt con latte d’asina. Il latte raccolto nella sua fattoria viene lavorato e trasformato ogni giorno e poi consegnato direttamente ai clienti.

Il vino in Cina. Con il vino centinaia di under 40 realizzano redditi interessanti. C’è chi vende solo in Cina.

Multifunzionali e solidali. Buone prospettive per la multifunzionalità, anche estrema (come trasformare di notte la propria azienda agricola in un agri-dancing, uno spazio all’aperto dedicato al ballo), e per chi vende in azienda le proprie produzioni principalmente ai Gas, Gruppi d’acquisto solidale.

Junior ai nastri di partenza. In Toscana oltre seicento giovani hanno risposto al bando, chiuso dieci giorni fa, del Programma di sviluppo rurale della Regione, che ha messo a disposizione 29 milioni di euro. La richiesta di finanziamenti ammonterebbe a oltre 70 milioni di euro, di cui 50 circa per investimenti e 20 come premio di primo insediamento. In Veneto il bando del pacchetto giovani è scaduto il 29 febbraio: 329 le domande per un importo richiesto di quasi 32 milioni di euro, a fronte delle disponibilità complessive di 45 milioni. Ancora aperti i bandi in Emilia Romagna, Liguria, Lombardia (vedi anche qui).

Vademecum. Dieci consigli (in sintesi) di Coldiretti giovani Impresa per muovere i primi passi nel mondo agricolo:

1) Avere un’idea di impresa. Individuare che tipo di imprenditore agricolo si vuole essere o diventare: tradizionale o più innovativo e diversificato. Valutare quali leve strategiche si intendono attivare: innovazione, vendita diretta, reti, territorio, qualità, agroenergie, agriturismo, fattoria didattica.

2) Analizzare il territorio, il mercato, i concorrenti, le normative, servendosi di consulenti.

3) Confrontarsi con chi ha già fatto esperienze simili in Italia o in Europa.

4) Trasformare l’idea di partenza in un progetto di sviluppo imprenditoriale: determinare obiettivi, risultati attesi, risorse necessarie per raggiungerli.

5) Cercare la fonte di finanziamento. Sulla base dell’idea progettuale valutare la possibile fonte di finanziamento nell’ambito delle politiche di sviluppo rurale (“pacchetto giovani”,  “insediamento di giovani agricoltori”). Per lo stato dei bandi si possono consultare i siti delle Regioni o www.reterurale.it, anche direttamente a questa pagina.

6) Presentare il progetto per il finanziamento pubblico: fare la domanda per l’accesso al finanziamento unitamente alla presentazione del “business plan”. «È il punto su cui si incaglia il meccanismo di avvio di un’impresa agricola. Infatti le procedure per accedere alle risorse dei Piani di sviluppo rurali specificatamente dedicate ai giovani prevedono in media 275 giorni tra l’approvazione del programma e l’uscita del bando; 248 giorni tra la fine della raccolta delle domande e i decreto di concessione del contributo (istruttoria); tra i 18 e i 24 mesi per l’erogazione del contributo».

7) Presentare il progetto per il finanziamento privato.

8) Frequentare uno dei corsi di formazione professionale organizzati a livello regionale per acquisire competenze e avere la qualifica di imprenditore agricolo dal punto di vista fiscale.

9) Tre i passagi burocratici fondamentali:

• apertura di una partita Iva presso l’Agenzia delle entrate.
• iscrizione al Registro delle imprese, sezione speciale Agricoltura, presso la Camera di commercio se si prevede di realizzare un fatturato superiore ai 7.000 euro all’anno
• Iscrizione e dichiarazione presso l’Inps.

10) Fare attenzione alla burocrazia anche nell’esercizio del’attività imprenditoriale: «Il settore agricolo è ancora pieno di una pletora di adempimenti quotidiani (che si allungano ad elastico a seconda della branca di attività) che tolgono all’impresa agricola due giorni di lavoro a settimana da distrarre dall’attività di impresa vera e propria».

Risorsa per il futuro. «Mi pare il momento per un richiamo a rivalutare l’agricoltura non in senso nostalgico, ma come risorsa indispensabile per il futuro» (Papa Benedetto XVI all’Angelus del 14 novembre 2010).

redazione


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