La lingua al tempo degli sms: breve è bello

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Cellulari e social network trasformano il nostro modo di comunicare: l’obiettivo è risparmiare tempo e denaro. Ma è un bene o un male?...

.Il primo sms della storia, banale. «Merry Christmas»: testo del primo sms della storia. Nel 1992, un ingegnere di 22 anni lo manda dal suo computer al telefono di un amico attraverso il network di Vodafone.

Risparmiare caratteri. «Cmq sec. me se stas. c6è meglio così parl1po; se inv. nn c6fa niente», cioè «Comunque secondo me se stasera ci sei è meglio, così parliamo un po’; se invece non ci sei non fa niente» (68 a 104, risparmio: 36 caratteri).

Abbreviazioni di successo. Tendenze generalizzate: “k” per ch, “x” al posto di per, “nn” invece di non, “&” al posto della e da attaccare tra due parole per evitare gli spazi. Ancora: “6” al posto di sei (presente del verbo essere), “1” al posto dell’articolo indeterminativo, o numeri che completano parole come “3mendo”. Gli anglosassoni fanno uguale: “lol” (lot of laugh, rido a crepapelle), “u” (you), “g8” (great), “2day” (today), “be4” (before).

Quelli che l’italiano è morto. C’è la frangia dei puristi secondo cui l’uso di chat e messaggini rappresenta una minaccia per l’italiano. Giampaolo Pansa: «Ai nostri tempi erano impensabili casi come quello della ragazza che, all’esame di Storia del Risorgimento, parla dei mille di Garibaldi e di Nino Biperio, intendendo Nino Bixio». Quando s’inventò il telegramma Filippo Tommaso Marinetti disse che sarebbe morta la sintassi.

La Crusca difende gli sms. Secondo Francesco Sabatini, presidente dell’Accademia della Crusca, si tratta invece di uno stimolo al linguaggio: «Il messaggino ha rappresentato una spinta a scrivere ed esprimersi in maniera veloce e sintetica, cercando, ad esempio, il sinonimo più breve e meno ambiguo». Il Times ha riportato uno studio di Bev Plaster, psicologo della Coventry University, su due gruppi di bambini undicenni: uno che scambia sms e uno che non ha il telefonino. Il risultato: chi scrive messaggini frequenti è anche bravo a fare temi e riassunti, «e se mescolano la lingua scolastica con quella dei messaggini è perché lo fanno apposta».

Volenti o nolenti, è la rivoluzione. «Alla generazione Gutenberg, che vanta alcune centinaia di anni di adattamento e di formazione, sta subentrando una nuova generazione, i digital native. Chi sono questi nativi digitali? Sono tutti quei ragazzi cresciuti con le tecnologie digitali (computer, smartphone, iPod, ecc…) e che hanno scarsa confidenza con libri e giornali. Non solo: quando hanno un rapporto con l’informazione lo hanno in maniera disinibita, leggono notizie mentre sono impegnati in altre attività (la famosa attitudine multitasking). Quella a cui stiamo partecipando, volenti o nolenti, è la più grande rivoluzione mai avvenuta nel campo delle comunicazioni» (Aldo Grasso).

Twitter aiuta l’evoluzione dei dialetti. Ricercatori della Carnegie Mellon University di Pittsburgh hanno scoperto che Twitter sta contribuendo all’evoluzione dei dialetti regionali. La natura concisa favorirebbe la creatività del linguaggio con variazioni lessicali diverse da regione a regione. Analizzando per una settimana i twit in 48 Stati contigui degli Usa hanno ottenuto un vocabolario di 5.216 termini di cui 1.332 classificabili come slang o dialetti regionali totalmente sconosciuti ai dizionari.

Risparmiare tempo e denaro. La lingua si adegua a due esigenze fondamentali: risparmiare denaro (fare entrare tutto in un solo sms) e tempo (meno clic possibili sulla tastiera). Esigenze secolari: dai manoscritti medioevali alle cartoline, dalla stenografia ai telegrammi, si è sempre cercato il modo di adottare scritture tachigrafiche (cioè molto rapide) e brachilogiche (cioè brevi e concise).

Emoticon & C. L’evoluzione dei nuovi mezzi di comunicazione non si ferma alla contrazione del linguaggio. Smartphone, chat e social network si stanno attrezzando con supporti sempre più interattivi. Un esempio è Whatsapp, popolare servizio di messaggistica di gruppo per smartphone (15 milioni di utenti, +700% negli ultimi 12 mesi). Un’applicazione che consente lo scambio di sms commisti tra testo, emoticon (smiley evoluti), immagini, video, note audio, posizioni geografiche (costo 0,79 euro).

«Che fai, non rispondi?». A determinare l’abbassamento della qualità della scrittura è l’eccessiva rapidità con cui viene pretesa la risposta. Raffaele Simone, linguista e filosofo del linguaggio: «Il controllo di quel che si scrive diventa sempre più basso, perché l’operazione è fatta in fretta e sommariamente. Inoltre, siccome il telematico (compreso il telefonino) è infiltrante, queste cose si fanno ovunque: per strada, guidando, a scuola e tra i banchi, creando un clima di deconcentrazione e di “altrove” generale».

Sindrome da raggiungibilità. Il bisogno di restare connessi 24 ore su 24 è chiamato «reachability», raggiungibilità. Tra teenager americani, un ragazzo su tre invia circa 100 messaggi al giorno. Annie Levitz, 16 anni, ne mandava circa 4mila al mese: «Ho cominciato a perdere senso tattile nelle dita e continuavano a cadermi piatti e altre cose in continuazione». Ora ha la sindrome del tunnel carpale e deve essere operata. Altri effetti: crampi, ansia, insonnia, periodi di silenzio, cambiamento dell’umore.

Vita di un sms-dipendente. Tra gli sms-dipendenti il 77% digita mentre guida, il 79% al bagno, il 37% è riuscito a mandarne uno durante la laurea, il 18% durante il matrimonio, il 16% durante un funerale, l’11% durante il sesso. È di un 24enne di Seattle, Franklin Page, il record mondiale da Guinness dei primati della digitazione più veloce, scrivendo la frase (91 caratteri) «The razor-toothed piranhas of the genera Serrasalmus and Pygocentrus are the most ferocious» in 35,54 secondi.

L’sms perfetto per conquistare una donna. «Text appeal», ovvero l’abilità di scrivere messaggi telefonici in grado di conquistare. Da un sondaggio condotto in Gran Bretagna: il 76% delle donne dice che il modo di messaggiare di un uomo influenza il loro giudizio ed è una parte fondamentale della maniera di essere romantici oggi. A raffreddarle sono il messaggio prolisso (denota un uomo solo e in difficoltà), quello con errori di grammatica e sintassi (uomo poco colto), quello breve e preciso (uomo con poca immaginazione). Quanto alle donne, il 76% passa in media 15 minuti a decidere cosa scrivere a un uomo, il 38% si consulta con un’amica, il 63% ritarda la risposta di un paio d’ore per farlo sospirare.