La fiera delle novità

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Si chiama South by Southwest e oltre a musica e film ospita le idee più interessanti in fatto di tecnologia e applicazioni online...

Creativi a rapporto. Music, Film, Interactive. Sono le tre parole a corredo delle quattro lettere SXSW, sigla che sta per South by Southwest. Di che si tratta? Di un importante festival musicale e cinematografico che si svolge ogni anno ad Austin, nel Texas, dal 1987. Tutto qui? No, perché anche se è nato con una vocazione prettamente musicale, con il passare del tempo l’appuntamento americano si è aperto anche ad altri settori della vita culturale e sociale.

Saranno famosi. Nel 1994 è stata introdotta la sezione dedicata al cinema, che ha messo sotto i riflettori opere di registi esordienti. Poi è arrivata anche l’anima “interactive”, che via via ha trovato ampio seguito nel modo digitale e di internet. L’appuntamento di Austin dicono, è il posto giusto per far emergere le nuove tecnologie e lanciare i prodotti più innovativi. Forse non è un caso che proprio da qui siano partiti Twitter e il social network basato sulla geolocalizzazione Foursquare. Oltre a Instagram, l’aggregatore di notizie Flipboard e altre start-up note ai più perché il loro nome compare, sotto forma di applicazione, fra le icone del telefonino.

Ombelico del mondo. Ma torniamo al festival. A 25 anni di distanza da quella prima volta, l’SXSW è oggi un grande calderone che mette insieme tecnologia, web, informatica, musica, spettacolo. Il tutto condito in salsa social. C’è davvero molto, soprattutto per quanto riguarda la parte Interactive. La cosa migliore da fare, allora, è lasciarsi trasportare dalla corrente e vedere, in ordine sparso, quali sono le novità.

Ditelo con i piedi. Cominciando magari dalle più divertenti, come le Smartshoes, subito ribattezzate “le scarpe che parlano”. Le ha realizzate Google – neanche a dirlo – in collaborazione con Adidas e consistono in un normale paio di sneaker dotate però di sensori di movimento, come giroscopio e accelerometro. In più, hanno un altoparlante bene in vista sulla linguetta: quando i sensori rilevano che l’attività motoria è scarsa, parte qualche consiglio che invita il proprietario a muoversi un po’ di più.

La voce degli oggetti. Niente di trascendentale: sensori di quel genere si trovano già nella maggior parte degli smartphone e gli “inviti” elargiti dalle calzature vengono presi da 250 frasi preregistrate. Però le scarpe possono connettersi tramite bluetooth al telefonino e scaricare i dati in rete, senza possibilità da parte del proprietario, pare, di controllare o censurare quanto pubblicato. Si tratta di un’applicazione a scopo dimostrativo, di cui per il momento non è prevista la commercializzazione.

Guardare avanti. Al contrario dei Google Glass, altra star tecnologica di questa edizione dell’SXSW. Grazie ad alcuni video presentati durante la fiera è stato finalmente possibile avere un’anticipazione dell’interfaccia studiata per questo accessorio. Per chi non lo sapesse, i Glass di Google sono occhiali normalissimi all’apparenza, ma che proiettano chi li indossa nel mondo della realtà aumentata.

Sottotitoli. In altre parole, si collegano a internet e mostrano in sovrimpressione sulle lenti indicazioni relative agli oggetti che entrano nel campo visivo: l’orario dei treni quando si va alla stazione, indicazioni stradali, informazioni su monumenti e così via. Potranno anche scattare fotografie (il futuro, per il momento, è ancora d’obbligo), registrare filmati in soggettiva, spedire messaggi e fare videochiamate.

Ultime notizie. Nell’occasione sono state mostrate anche le prime applicazioni dedicate ai Glass, naturalmente tutte per la famiglia Android. Ci saranno Gmail, il client di posta di Montain View, l’organizer Evernote, il programma di messaging Path e la versione mobile e interattiva del New York Times. Ai cyber-lettori basterà chiedere news su determinati argomenti per vedere visualizzati sugli occhiali il titolo dell’articolo relativo, che si potrà ascoltare con un piccolo tocco sulla montatura.

A gesti. A contendere il ruolo di protagonista a Google ci ha pensato Leap Motion, presente ad Austin con il suo innovativo e minuscolo dispositivo che, una volta collegato al computer, permetterà di controllarlo con il movimento delle mani, proprio come succedeva nel film Minority Report. La sensazione, promettono gli sviluppatori, sarà quella di “entrare” nel computer per ruotare oggetti, fare lo zoom di foto o mappe, navigare online, disegnare. Molto più di un prototipo, Leap Motion dovrebbe arrivare a maggio e costerà 79 dollari.

Star di domani. Ma il South by Southwest è anche la fiera delle start-up, che nella manifestazione hanno un loro spazio dedicato, lo Startup Village. Fra i nomi che hanno partecipato all’evento ce ne potrebbero essere alcuni destinati a far parlare di sé: è presto per dirlo ma, nell’attesa, eccone alcune che vale la pena tenere d’occhio.

Percorsi individuali. La prima è Bloomfire, che ha realizzato un’applicazione destinata alle aziende: grazie all’unione di mobile e cloud computing con le tecnologie social permette di “acquisire e condividere” informazioni e competenze. C’è poi Citybot, app per iPhone e Android pensata per creare itinerari cittadini personalizzati e adatta sia ai turisti sia ai residenti. È già disponibile (gratuitamente) anche in Italia, ma solo come guida delle città di San Francisco e San Diego.

Uniti si vince. Collaborizm promette nuove chance alla “serendipità”, quel particolare e felice aspetto della creatività che fa trovare sul proprio cammino risultati inattesi. Ancora in fase di sviluppo, cerca un nuovo approccio per far incontrare progetti e collaboratori, semplificando gli strumenti di project management e di comunicazione. Da segnalare anche Crowd Act, un social media che unisce crowd funding, impegno sociale, notizie e cultura: il suo obiettivo è dare alle voci dei singoli la forza della moltitudine.

Lavoro condiviso. Decisamente divertente Hater, un’applicazione che permettere di comunicare agli amici tutto quello che si odia. Una sorta di anti-Facebook, insomma: un “asocial network” già disponibile gratuitamente per iPhone anche in Italia. Molto interessante, invece, l’idea di Jobhuk: un servizio internet che mette il principio del crowd funding al servizio del mondo del lavoro. Da una parte c’è chi cerca (o offre) l’impiego, dall’altra il popolo del web che si mette in cerca della posizione richiesta. Se la cosa va in porto, si paga una piccola somma che va ai “cacciatori di lavoro”. Al momento è solo per gli Stati Uniti.

Dati al sicuro. Connected Data è una giovane società che ha inventato Transporter, una soluzione di “social storage”. Si tratta di un dispositivo che memorizza localmente i file, proprio come un disco fisso esterno, ma è in grado di condividerli in modo controllato con altri computer o dispositivi dello stesso geere. Insomma, tutti i vantaggi del cloud computing ma senza problemi di privacy né abbonamenti da pagare. Per i teledipendenti incalliti, infine, è in arrivo Guide, che trasforma i contenuti internet preferiti, da Facebook ai quotidiani online, in una sorta di notiziario: ci si siede davanti al pc proprio come se fosse un televisore e si ascoltano le parole dello speaker virtuale che legge le informazioni per noi.

Interactive Award. Al South by Southwest Festival sono stati assegnati anche gli Interactive Award, i riconoscimenti per le migliori tecnologie, dispositivi o progetti che promettono di segnare le tendenze digitali del futuro. Tra i premiati di quest’anno: Fuelband, il bracciale di Nike per gli sportivi, provvisto di accelerometro per registrare l’attività fisica e che si collega con pc e smartphone; gli esperimenti dei Chrome Web Labs, cinque esperienze online dal Museo della Scienza di Londra; Wikipedia Zero, un progetto per garantire accesso mobile e gratuito all’enciclopedia online nei Paesi in via di sviluppo; Charity Miles, un’app gratuita per iPhone e Android disponibile anche in Italia che permette di raccogliere soldi da destinare in beneficenza correndo. Prima di iniziare la sessione di jogging si sceglie la causa da sostenere: più si corre più aumenta la cifra da devolvere. Alla fine, si accetta la sponsorizzazione, si comunica la propria impresa al mondo (tramite Facebook) e il gioco è fatto.