Io pago con lo smartphone!

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Per pagare taxi e parcheggio, per comprare i biglietti del tram ma anche per i bollettini postali: i mobile payment sono sempre più numerosi. Entro il 2016 varranno più di 10 miliardi di euro...

I mobile payment, sempre più numerosi. Complice la massiccia diffusione degli smartphone, anche in Italia i mobile payment, i pagamenti effettuati attraverso telefonini di ultima generazione (di cui vi abbiamo parlato in questo articolo di qualche tempo fa), sono sempre più numerosi. L’ultima conferma arriva dalla ricerca dell’Osservatorio NFC & Mobile Payment del Politecnico di Milano: rispetto all’anno precedente, nel 2012 il settore del Mobile Remote Payment & Commerce è passato da 700 a oltre 900 milioni di euro, registrando una crescita del 30%.

470 milioni di euro per contenuti digitali. La fetta più grossa, 470 milioni di euro, il 15% in più del 2011, è stata spesa per contenuti digitali (musica, applicazioni ecc.). Sempre meno affezionati all’acquisto di contenuti tramite sms (il calo è del 12%), gli italiani svaligiano sempre più gli appstore (+20%).

Mobile payment per taxi, bike sharing e molto altro. Gli italiani hanno anche imparato a pagare con lo smartphone il posto auto, i biglietti del tram, il taxi, il bike sharing e persino la Ztl (zona a traffico limitato) e i bollettini. Sono oltre 700mila le ore di parcheggio pagate con cellulare, oltre 600mila i biglietti di corsa semplice, 10mila le corse del taxi. E sempre più persone usano il telefonino per ricaricare carte prepagate con cui fare acquisti sul web o per il trasferimento di denaro, arrivato nel 2012 a contare 150 milioni di euro, il 50% in più del 2011. Alla base della diffusione del Mobile Payment in Italia – dice lo studio del Politecnico – ci sarebbero tre fattori chiave:

  • la crescita del 20% dei servizi che consentono di completare gli acquisti online attraverso il telefono cellulare;
  • la disponibilità della tecnologia che permette di usufruire di questi servizi trasformando il proprio cellulare in un bancomat, grazie all’intesa raggiunta dai principali operatori telefonici italiani (Telecom Italia, Vodafone, Wind, H3g e Poste Mobile) sull’impiego della SIM NFC (Near Field Communication, cioè la sim che sfrutta la tecnologia che consente a due dispositivi posti a breve distanza di dialogare tra loro per scambiare informazioni). Nel 2012 i Pos Nfc attivi, che consentono di pagare il conto passando vicino a una cassa con smartphone dotato di stessa tecnologia, sono passati dai 5mila del 2011 ai 30mila del 2012, e per i ricercatori a fine 2013 arriveranno a 170mila (10% del totale);
  • una legislazione che incentiva l’uso dei pagamenti elettronici (basti pensare ai decreti “SalvaItalia” e “Sviluppo-bis”).

10 miliardi di euro entro il 2016. «Entro il 2016 – spiega Alessandro Perego, responsabile dell’Osservatorio Nfc del Politecnico – stimiamo che in tutto i pagamenti con telefonino varranno oltre 10 miliardi di euro». Le grandi catene, intanto, si stanno attrezzando per cogliere le nuove opportunità. Molte adottano la tecnologia paypass (abilitata a ricevere anche i pagamenti con telefoni Nfc) che consente di pagare il conto solo avvicinando la carta di credito al Pos. «Per noi è fondamentale tagliare il costo della gestione del contante — racconta il direttore It di Mc Donald’s, Adalberto Santi — oggi solo per contare i soldi incassati impieghiamo quattro o cinque ore di lavoro al giorno in ognuno dei nostri 450 punti vendita e a questo dobbiamo aggiungere i costi di trasporto e quelli per la sicurezza».

Tempi molto più brevi. I vantaggi del contactless in generale sono tanti. Dice Valeria Portale, responsabile dell’osservatorio Mobile Payment del Politecnico: «Si riducono i tempi di pagamento per acquisti sotto i 25 euro (questo il limite di spesa con il paypass): un fast food per ricevere pagamenti contacless impiega dai 3 ai 4 secondi, per quelli con carta di credito chip&pin 10 secondi e per quelli con contante 20 secondi».

Vantaggi per i consumatori. Ovviamente pagare con lo smartphone conviene anche ai consumatori. Innanzitutto, infatti, bisogna considerare la comodità di non avere banconote o monete di piccolo taglio nelle nostre tasche. E poi c’è la tracciabilità, che riduce di molto il rischio di evasione fiscale, cavallo di battaglia del governo Monti.