Io fumo elettronico

Sono 6 milioni gli italiani che che hanno smesso. Ma se proprio non riesci fatti una boccata di vapore… Non fa male e costa meno…

Fumare nonostante il 2005. Nel 1998 in Italia venivano venduti 91 milioni di chili di sigarette, 103 nel 2002. Nel 2011 la cifra è riscesa a 85,5 milioni, in tendenza decrescente da sette anni. Da quel 2005 in cui è stato imposto il divieto di fumare nei locali. È cresciuto solo tra i giovanissimi: l’Istat ha misurato che su un campione di 100 persone, i fruitori di tabacco nella fascia d’età tra 14 e 17 anni sono passati da una media di 5,3 del 1993 al 7,4 del 2001 fino all’8,8 del 2011.

L’identikit del fumatore. I fumatori italiani restano più di 10 milioni, il 20,8% della popolazione. Il sistema di sorveglianza dell’Istituto superiore di Sanità Passi nel tracciare l’identikit del fumatore non esce dai canoni: maschio, giovane, poco istruito, con difficoltà economiche. E quasi tutti, almeno una volta nella vita, provano a smettere. Un’indagine della Fondazione Veronesi ha raccontato che i fumatori indicano come cause principali dell’incapacità di smettere la scarsa forza di volontà (58,2%) e la dipendenza psicofisica (22,9%). Mentre un 23,3% si è dichiarato per nulla intenzionato a smettere o perché genericamente «non gli interessa» (37,3%) o perché vive il fumo come un piacere (27,9%).

Smetto come voglio. Tra quelli che hanno provato a smettere, sei milioni ci sono riusciti. Guru, scienziati e psicologi si contendono il metodo migliore. Sui rimedi c’è l’imbarazzo della scelta: si va dalla lettura di libri persuasivi (il più famoso è quello di Allen Carr ma su Internet se ne possono trovare decine di versioni) ai cerotti, gomme da masticare, inalatori a base di nicotina; dai dvd con immagini scioccanti passando per l’agopuntura, i corsi di respirazione e le sedute psicoterapeutiche. Quello in gran voga adesso: le sigarette elettroniche.

La moda della fumata elettronica. «C’è chi la fuma per non fumare più, chi per fumare ancora (e dappertutto) e chi per fumare e basta. Ma soprattutto: chi la fuma, fuma o no? Svapora, si dice in gergo. Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat e Chrysler, l’ha svaporata alla presentazione della nuova 500. Robert Pattinson (il vampiro di Twilight) non vive più senza. Katherine Heigl – la dottoressa Izzie di Grey’s anatomy – si è fatta qualche tiro in diretta al David Letterman’s Show. E poi Paris Hilton e Leonardo DiCaprio, Lindsay Lohan e Britney Spears, pare anche Kate Moss. Tutti pazzi per la sigaretta elettronica. Vasco Rossi ne ha battezzata una: IlBlasco, prodotta dalla ferrarese Don O’Brian perché, scrive su Facebook, “non fa male, si fuma dappertutto e serve proprio per non smettere di fumare”» (Giulia Vola, Gioia).

Cosa fuma chi fuma per non fumare? Venduta nelle farmacie e nei supermercati, la sigaretta elettronica non è altro che un cilindro di metallo, simile alla sigaretta (ma sei volte più pesante), che funziona con pile ricaricabili e con cartucce contenenti glicole propilenico, glicerolo, nicotina (in quantità variabile) e aromi naturali. Non produce fumo ma vapore che arriva al palato al gusto di cioccolato, anice, fragola, tabacco eccetera. Una specie di aerosol, rispolverato nel 2003 dal cinese Hon Lik con l’aiuto della Ruyan. In realtà fu Herbert A. Gilbert, un americano, il primo a depositare il brevetto nel 1963.

Batterie, caricatore, cartucce. Life, la prima sigaretta elettronica commercializzata in Italia, costa 120 euro comprese due batterie, un caricatore e cinque cartucce.

Fumarla al massimo sei mesi. La sigaretta elettronica «tanto innocua non è», sostiene Roberto Fantozzi, ordinario alla facoltà di Farmacologia di Torino, «ma gli studi sono in corso. Combina il mantenimento del condizionamento orale e, forse, una disassuefazione per progressiva riduzione dell’esposizione alla nicotina». Alessandro D’Angelo, oncologo medico: «La consiglio ai pazienti recidivi». L’importante è che sia transitoria. «Sei mesi al massimo». Certo è che non si tratta di un farmaco, non cura.

Sigarette alleate. L’Organizzazione mondiale della sanità le ha bocciate: «Sabota le strategie dell’Oms nella sua lotta contro il tabacco» (Eduardo Bianco, direttore regionale dell’Alleanza per la convenzione quadro dell’Oms per la lotta anti tabacco).

Con la nicotina si prende la dipendenza. Ogni boccata di sigaretta contiene più di 4 mila sostanze chimiche diverse. Tra queste ammoniaca, mercurio, cianuro di vinile. La nicotina è il responsabile del meccanismo di dipendenza. Una sigaretta ne rilascia tra 1 e 1,5 milligrammi, meno del 3 per cento del suo peso. In circa 15 secondi questa sostanza passa dai polmoni al sangue fino a raggiungere il cervello. Da lì, innesca piacere, senso di riduzione dello stress, ma anche la necessità di accendere un’altra sigaretta dopo aver spento la prima.

Con il catrame si prende il tumore. Il killer è invece catrame prodotto dal fumo che si unisce alla nicotina, e quando viene trasportato nei polmoni si attacca alle pareti. E questo muro di catrame col tempo si mangia i tessuti dando vita a quel fenomeno conosciuto come cancro ai polmoni. Ecco perché le sigarette light – quelle che hanno meno nicotina – rischiano di fare più male: per percepire meglio l’effetto della nicotina il fumatore fuma di più e trasporta quindi più catrame nei polmoni.

Anni in fumo. Il fumo è considerato responsabile di un decesso su sei: più di 70mila persone all’anno in Italia. 400mila negli Stati Uniti. Per ogni generazione che passa il fumo si porta via cento milioni di anni di vite. Una media di dieci anni per ogni essere umano.

Miliardi in fumo. Nel 2011 il settore del tabacco ha portato allo Stato italiano un gettito di 14 miliardi di euro a titolo di Iva e accisa.

Fumare come greci (guardando alla Cina). La Grecia è il paese in cui si fuma più al mondo con 3 mila sigarette procapite all’anno e il 39,7% di fumatori (la media mondiale è del 22%). Solo di spese sanitarie i fumatori greci costano 3,4 miliardi di euro, l’1,3% del Pil. Al contrario di Europa e Stati Uniti, dove è proibito, in Africa le multinazionali, per entrare nel mercato, propongono sigarette sfuse. Il futuro del tabagismo è la Cina.

Spaventosi pacchetti verde oliva. Dal prossimo 1 dicembre 2012, niente più pacchetti di sigarette brandizzate (cioè col marchio commerciale) in Australia. Si potranno acquistare solo pacchetti dello stesso colore (verde oliva), senza loghi e con i marchi, cioè i nomi, stampati a caratteri uguali, decorati con fotografie spaventose (trachee devastate dal cancro, paralisi provocate da ictus ecc.) e scritte dissuasive.

La generazione del 2000 senza più fumo (per legge). «Dopo aver ottenuto la vendita di pacchetti di sigarette senza marchio, tutti uguali, in cui resterà evidente solo la minaccia di morte, ecco un’altra notizia che arriva dalla regione della Tasmania. Il Parlamento si appresterebbe ad approvare una proposta che è definita più o meno così: la generazione del 2000 senza più fumo. E per 2000 si intende proprio l’anno, non il simbolo del millennio. In pratica, tutti coloro che sono nati da quell’anno in poi non potranno più fumare, neanche quando avranno raggiunto la maggiore età (quindi dal 2018). Sarà proibito dalla legge (se il programma proposto si trasformerà davvero in legge). Sarebbe un atto senza precedenti, piuttosto violento, ma di quella violenza precisa che soltanto coloro che vogliono salvare l’umanità possono mettere in pratica» (Francesco Piccolo, Corriere della Sera 23/08/2012).

Farsi la barba attorno al buco della tracheotomia. Il vero salto verso una guerra al fumo è stato fatto a partire dal 2008 quando, in Gran Bretagna, vennero stampate sui pacchetti le foto di malati sul letto di morte. Una misura ripresa da Spagna e da Stati Uniti che, nel marzo 2011, hanno dato il via a una campagna video in cui si vede un uomo malato di cancro alla gola mentre si sbarba attorno al buco della tracheotomia o una giovane signora dal volto deformato da una paresi da ictus mentre si mette la parrucca sulla testa resa calva dalla chemioterapia.

Facilissimo. «Smettere di fumare? È facilissimo, io l’ho fatto innumerevoli volte» (Mark Twain).

redazione


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