Invenzioni che ci hanno cambiato la vita

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Semplificando le nostre giornate da quando apriamo gli occhi, al mattino, a quando li chiudiamo, alla sera. Eccone alcune......

Ore 8.00: sveglia.
La sveglia come la conosciamo oggi è un’invenzione fatta nel 1787. L’oggetto, ideato per un uso personale dall’orologiaio americano Levi Hutchins, non fu mai messo in vendita. Svegliarsi a una determinata ora non è mai stato semplice. Gli antichi Greci usavano orologi ad acqua: il tempo era segnato dalla caduta regolare di alcune gocce in un recipiente e quando il liquido raggiungeva un certo livello azionava un meccanismo che faceva rumore. All’acqua, poi, vennero preferiti i pesi: uno spago, che attraversava la base di una candela, reggeva un peso e quando la candela era quasi consumata, lo spago prendeva fuoco, si rompeva e il peso cadeva risuonando in una coppa di metallo. A brevettare invece la sveglia da comodino ci avrebbe pensato, nel 1876, Seth Thomas Junior della azienda orologiaia di famiglia Seth Thomas Clock Company. Oggi, per alzarsi in orario, sempre più persone usano invece il telefonino, con app che permettono di personalizzare non solo la suoneria, ma anche la possibilità di scegliere musica, notizie, notizie sul traffico, messaggi audio…

Curiosità: nel 1851, un tizio ideò l’«Alarum Bedstead», una rete speciale con una suoneria: se la sveglia non bastava, tirava via le lenzuola, muoveva il materasso, inclinandolo fino a 45 gradi e buttava per terra la persona.

Ore 8.05: Brioche e caffè.
Nel 1600 il caffè arrivò a Venezia dall’Oriente. Non ebbe una buona accoglienza, visto che gli ecclesiastici arrivarono perfino a bandirlo chiamandolo «la bevanda del diavolo» (lo bevevano i mussulmani). Solo Papa Clemente VIII decise di provarlo, e una volta bevuto, lo riabilitò. Alla fine del 1700, il caffè cominciò ad essere consumato nelle case. Si preparava per infusione: in un pentolino si portava l’acqua ad ebollizione, si spegneva il fuoco, si versava un po’ di polvere di caffè e si lascia in infusione per almeno 5 minuti. Poi si filtrava e si beveva. La novità del caffè espresso arrivò invece nel 1901, quando l’ingegnere Luigi Bezzera di Milano depositò una macchina da bar, prodotta poi in serie dalla ditta La Pavoni a partire dal 1905. Dal 1933, nelle case degli italiani, si beve invece il caffè della Moka, la macchinetta di alluminio inventata dall’italiano Alfonso Bialetti. Nel dopo-guerra, però, visto che il caffè era un prodotto che arrivava da lontano ed era costoso, molte famiglie presero l’abitudine di consumare, in sostituzione, il cosiddetto “caffè olandese”. A base di cicoria, si faceva direttamente nella Moka o per infusione. Una preparazione si beveva anche per giorni, riscaldata o fredda. Da allora, le macchinette del caffè sono diventate sempre più piccole, più semplici da usare (ci sono le cialde) e gestibili tramite display. Da pochi mesi la Scanomat ha lanciato sul mercato la TopBrewer: una macchina del caffè che, tramite iPhone e iPad, permette di personalizzare la propria bevanda, dal caffè “lungo” o “ristretto” al tipo (espresso, americano, cappuccino).

Curiosità: Nel mondo si bevono circa 3 miliardi di tazze di caffè al giorno.

Ore 8.20: è ora di prepararsi
Oggi ci appare scontato abitare in una casa con il bagno. Per i nostri nonni, non era così. Spesso il bagno era esterno e in comune con più famiglie. Nei tempi antichi, i bagni non esistevano: i bisogni si facevano là dove capitava, semplicemente scavando un buco. I Romani pensarono alla latrina: una lastra di pietra con un buco messa sopra un pozzo nero. L’aveva chi poteva permettersi anche poi lo schiavo che andasse a ripulire. Ne esisteva anche una versione “pubblica”: una lastra con più buchi, sopra un canale di scolo, spesso vedeva più romani seduti insieme a fare affari o a discorrere di politica. Sotto, l’acqua che scorreva portava via tutto. Ricordiamoci poi sempre i romani inventarono anche il Vespasiano. Nel Medioevo, per i bisogni corporali si usava invece il vaso da notte (già noto in epoca romana) e le deiezioni venivano buttate dalla finestra, per le strade, creando una puzza insopportabile per le strade. Fino al Seicento la situazione di fatto non cambiò. Fu infatti, nel 1596, che comparve il primo prototipo di quello che sarà il water. Inventato in Inghilterra, da un certo John Harrington, figlioccio della regina Elisabetta I, era una seduta con sotto un vaso e sopra un serbatoio d’acqua: aprendo una valvola, l’acqua si scaricava nel vaso e trascinava via, in un pozzo nero, gli escrementi. Orgoglioso, Harington chiamò la sua invenzione Ajax (dal nome greco Aiace che in inglese “Jake” indicava il vaso da notte). Perché l’invenzione funzionasse a dovere ci vollero altri 200 anni, quando, nel 1775 un altro inglese, Alexander Cummings, aggiunse al vaso un tubo a forma di S (il sifone) che, mantenendo sempre uno strato di acqua nella tazza, impediva agli odori di risalire dal pozzo nero. Nel 1880 l’invenzione del gabinetto arrivò alla versione definitiva. Pochi mesi fa, grazie all’iniziativa di Bill Gates “Reinvent the Toilet” per le aree dell’Africa sub-sahariana e del sud Asia, è stato inventato un wc ad energia solare che, con un pannello, produce l’energia necessaria a trasformare feci e urine in idrogeno, un gas che può essere immagazzinato e riutilizzato come combustibile.

Curiosità: Ad oggi, circa 2,6 miliardi di persone – più o meno il 40% della popolazione mondiale – non ha accesso a servizi sanitari adeguati.

Ore 8.50: Via al lavoro in auto.
Le prime automobili erano semplici motori a vapore su ruote. Risalgono alla fine del 1700 ed erano praticamente dei grossi tricicli alimentati da una grossa caldaia a vapore. Facevano un sacco di rumore e tanto fumo. Poi arrivò il motore a scoppio (1860) e il motore a quattro tempi (1867). Nel 1885, fu costruita la prima vera automobile. L’ingegnere Karl Benz progettò un motore monocilindrico a benzina e lo adattò a un veicolo a tre ruote. Nel 1893, le ruote diventarono quattro ruote. La produzione di massa si deve invece a Henry Ford che, nel 1913, inventò la catena di montaggio e produsse in serie la sua Ford T. Da allora, sono nate marche e modelli di ogni genere si sono susseguite nel tempo, con modifiche. Poi arrivarono le altre novità: servosterzo (1952), freni a disco (1953), Abs (1978), air bag (1981), cambio automatico (1983)… Negli anni a venire, vista la necessità di ridurre dell’inquinamento, l’auto subirà forse l’evoluzione più evidente: il motore più diffuso sarà elettrico, le carrozzerie più leggere, i materiali sempre più ecosostenibili.

Curiosità: In Italia ci sono 37.138.990 automobili (dati Aci al 31 dicembre 2011).

Ore 9.00: l’ufficio è al sesto piano. Per fortuna, c’è l’ascensore.
Azionato in precedenza da motori a vapore o idraulici, l’ascensore si diffuse negli Stati Uniti a partire dalla metà dell’800. Nelle città, vista l’alta concentrazione di persone, era da tempo che si volevano costruire edifici a più piani, ma il problema era garantire la sicurezza del trasporto delle persone ai piani più alti. La svolta si ebbe nel 1853, quando Elisha Otis presentò, ai grandi magazzini Haughwout & Co di New York, il primo ascensore dotato di un dispositivo automatico di sicurezza, in grado cioè di bloccare la cabina in caso di rottura della fune di sollevamento. Salì su una piattaforma retta solo da una fune, si fece sollevare a diversi metri da terra, poi diede ordine al suo assistente di tagliare la fune, facendo entrare immediatamente in funzione il sistema automatico di frenatura di emergenza da lui inventato. Nel 1880, arrivò il motore elettrico. Alla fine degli anni ’50 del secolo scorso, la pulsantiera (prima, erano degli operatori di cabina a manovrare gli ascensori).
In futuro, ci aspettano ascensori intelligenti: senza pulsantiera, saranno gestiti da un sistema centralizzato di gestione dell’edificio. Selezionando il piano richiesto, su una consolle esterna,  si verrà automaticamente indirizzati all’ ascensore stabilito dal sistema che, eviterà viaggi senza interruzioni o fermate a vuoto.

Curiosità: Secondo uno studio realizzato dalla Microban Europe, un pulsante per chiamare l’ascensore è 40 volte più sporco della tavoletta di un wc di un locale pubblico. In centimetro quadrato dell’interruttore si troverebbero 313 colonie di batteri, contro le 8 delle tavolette del wc.

Ore 9.10: Al computer
Il primo calcolatore elettronico, l’ENIAC (Electronic Numerical Integrator And Computer) fu costruito nel 1946, all’università della Pennsylvania, da John Presper Eckert e John Mauchly, su commissione dell’esercito statunitense. Grazie a transistor, circuiti integrati e microprocessori, nel tempo si è arrivati a computer di dimensioni più ridotte, come il pc che sta sulle nostre scrivanie. Fu il piemontese Pier Giorgio Perotto a pensarci, creando, nel 1964, la Programma 101, detta anche «perottina». Era un vero e proprio computer perché programmabile, ma anche una macchina piuttosto piccola e semplice, adatta all’uso personale. Sapeva fare sottrazioni, addizioni, moltiplicazioni e divisioni. In memoria c’erano 1000 parole. Il lancio mondiale avvenne a New York, nell’ottobre 1965.  Il costo finale fu di 500 mila dollari. Il Wall Street Journal, il New York Times e il New York Herald Tribune definirono la Programma 101 «World’s First Desktop Computer», primo computer da scrivania al mondo. Da allora i pc sono diventati sempre più piccoli, più maneggevoli e più potenti. In futuro, ci saranno versioni che si terranno praticamente nel palmo di una mano.

Curiosità: L’ENIAC occupava un’intera stanza, pesava 30 tonnellate, conteneva 19 mila valvole e 70 mila resistenze.

Ore 10.40: C’è una e-mail per me.
Immediata e veloce, l’e-mail ci permette di scrivere a persone che si trovano a chilometri di distanza. Fino al XVIII secolo per scrivere si è usata la penna d’oca, appuntita e intinta in un calamaio. Nell’Ottocento, è arrivata la penna stilografica (1809), che, però spesso macchiava i vestiti e sbavava nella scrittura. Nel 1943, l’ungherese Làszló József Bíró ebbe l’idea della penna a sfera e Marcel Bich la produsse a basso costo. Ne vendette migliaia. A metà ‘800, arrivò invece una grossa novità per quanto riguarda la scrittura eseguita in maniera automatica: un avvocato piemontese brevetta uno strano apparecchio composto da una tastiera di 32 tasti quadrati collegati a martelletti che battendo su un nastro imbevuto di inchiostro imprimevano le lettere sulla carta. Era il «cembalo scrivano». Non ebbe grande fortuna, ma fu il primo tentativo di macchina da scrivere (messa a punto e brevettata da Christopher Latham Sholes, nel 1868). Poi, con il computer, è entrata nella nostra vita l’email (1971) e il mondo della comunicazione scritta non è stato più lo stesso. Qualcuno, con l’arrivo dei social network (Facebook), ne ha ipotizzato la fine, ma pare aver sbagliato. Oggi, la posta elettronica resta ancora il mezzo di comunicazione più usato e, nei prossimi anni, è presumibile che resti tale.

Curiosità: si racconta che Bíró ebbe l’idea della penna a sfera vedendo, alcuni ragazzi che giocavano a bocce. Notò che le palle, dopo essere passate in una pozzanghera, lasciavano dietro di sé una netta riga di fango e si illuminò.

Ore 13. 00: Oggi, a pranzo, pago io.
Nell’antichità monete e banconote non esistevano: gli scambi commerciali si basavano sul baratto.
Le prime monete, come noi le conosciamo, sono greche. Erodoto ne attribuisce l’invenzione a Creso, ricco re di Lidia, ma in realtà non è possibile individuare un inventore vero e proprio. Nel Medioevo apparvero le prime lettere di cambio (in realtà dei contratti di affidamento denaro), poi le prime banconote, fino ad arrivare alla lira, moneta unica dello stato italiano dal 1861, e all’euro (dal 2002). Nel 1950, nacque, con le carte di credito, la possibilità di poter disporre di denaro, senza portarlo materialmente con sé.  La prima a circolare fu la Diners’ Club card, pensata per consentire a dirigenti e uomini di affari di addebitare all’azienda pranzi di lavoro. In futuro, banconote di carta e monete diventeranno sempre meno comuni, sostituite dalle carte di credito: sottilissime, dotate di microchip contro la clonazione e capaci di memorizzare qualsiasi dato del possessore (codice fiscale, polizza assicurativa, tessera sanitaria…).

Curiosità: La prima Lira del 1861 aveva, sul fronte, l’effige del Re e, sul retro, lo Stemma Sabaudo con Corona dall’alloro e scritta Regno d’Italia.

Ore 15.00: squilla il telefonino
Oggi siamo abituati a una comunicazione immediata: facciamo il numero, parliamo con chi vogliamo, in qualsiasi parte del mondo e in qualsiasi momento, poi riattacchiamo. In passato, le cose funzionavano diversamente. La comunicazione a distanza era affidata al tam tam, ai fuochi segnaletici o ai cavalieri a cavallo. I tempi erano lunghissimi e i messaggi dovevano essere semplici. L’elettricità cambiò tutto e il modo più rapido per inviare messaggi a lunga distanza divenne il telegrafo inventato da Morse (1840): il messaggio veniva battuto con un tasto a un capo di un filo elettrico e ricevuto all’altro. Scambiarsi messaggi in questo modo era però ancora un’operazione lunga e poco immediata. Nel 1849, Antonio Meucci arrivò ad inventare il telefono, considerato da allora la forma più rapida di comunicazione orale. Negli anni ’80, satelliti artificiali e fibre ottiche ne hanno rivoluzionato la tecnologia, lanciando la telefonia mobile. Un prototipo di Martin Cooper, un manager della Motorola, si collegò a un telefono fisso per la prima volta il 3 aprile 1973, unendo due strade di New York. Otto anni dopo se ne avviava la produzione. Il primo modello pesava quasi due chili e costava 4000 dollari. Oggi la comunicazione senza fili è sempre più presente, con sistemi Wi-Fi e Bluetooth e, col tempo, con la comunicazione in voce si sono integrate altre funzioni: trasmissione di messaggi scritti e multimediali, registrazione sonora, ricevitore radio, sveglia, agenda, macchina fotografica, video, collegamento a internet, tv mobile. Fino ad arrivare ai moderni smartphone, che in futuro ci permetteranno di gestire qualsiasi cosa: dal lavoro alla vita privata, alle relazioni sociali, allo shopping, ai viaggi.

Curiosità: L’ultimo messaggio in alfabeto Morse partì dalla Guardia Costiera americana il 1° maggio 1995.

Ore 20.00 Vediamo cosa è rimasto per cena in frigorifero.
Prima dell’invenzione del frigorifero, la gente conservava gli alimenti nelle grotte e nelle caverne. Dalle montagne, il ghiaccio veniva portato in città da venditori che più volte alla settimana facevano il giro dei paesi. Dal 1875, l’introduzione progressiva di questo elettrodomestico nelle case degli italiani costituì non solo una comodità per le famiglie, ma impedì anche la diffusione delle infezioni  gastrointestinali, comuni all’epoca. Una volta perfezionati, di anno in anno i frigoriferi hanno raggiunto prestazioni sempre più moderne: dispensatori esterni di acqua fresca e di ghiaccio, guarnizioni antibatteriche, display a cristalli liquidi, temperature differenziate nelle varie zone. E in futuro saranno sempre più efficienti: grazie alle etichette intelligenti degli alimenti, ad esempio, saranno in grado di dialogare con i prodotti, di controllarne la scadenza e, se collegati ad internet, di fare persino la spesa online.

Curiosità: Prima del frigorifero, il ghiaccio portato a Roma arrivava dal Terminillo e dai monti Gennaro e Pellecchia.

Ore 21. Davanti alla Tv
L’elettrodomestico più diffuso nelle nostre case fu lanciato, nel 1925, dal fisico inglese John Logie Baird. Costruito con dello strano materiale (c’era anche un ferro da calza e la dinamo di una bicicletta) era in bianco e nero e non riusciva a trasmettere suoni e immagini allo stesso tempo. Nel 1953, negli Stati Uniti, arrivò il colore. I primi apparecchi così come quelli prodotti fino agli anni Novanta del secolo scorso, avevano il tubo catodico. Poi, negli anni, hanno incominciato a diffondersi, gli schermi a cristalli liquidi (LCD), al plasma, 3D. Oggi, le tv di ultima generazione hanno schermi led, in futuro saranno invece oled: sottili e grandi, forniranno una visione ottimale, senza alcun tipo di sfocatura, saranno abilitati a comandi gestuali e vocali e avranno un consumo energetico ridotto.

Curiosità: La prima immagine che comparve sullo schermo della prima tv fu la cantante Gracie Fields: era sfuocata e di colore rosa e la voce si poteva ascoltare solo dopo che il quadro era scomparso.

Ore 23. 00: Meglio spegnere. Buonanotte.
Prima della lampadina, al buio ci si vedeva grazie al fuoco. Torce, lanterne e candele hanno illuminato le stanze del passato almeno fino alla fine del 1700, quando lo svizzero François Ami Argand inventò la lampada ad olio (1783) e l’ingegnere scozzese William Murdoch riuscì a sfruttare per l’illuminazione il gas naturale (1792). Dopo qualche anno, arrivò la lampadina a incandescenza (1879) di Edison. Da allora, l’illuminazione elettrica ebbe una diffusione enorme. Oggi ci troviamo nel pieno di un cambiamento: per ridurre i consumi elettrici, dal 1° settembre 2012 la lampadina ad incandescenza non sarà più commercializzata, sostituita dalle lampade “a basso consumo” e Led, cui nei prossimi anni potrebbe aggiungersi anche l’illuminazione Oled, che consentirà, attraverso l’uso di molecole anziché cristalli, di realizzare anche lastre luminose in grado di emettere luce propria.

Curiosità: Il primo sistema di illuminazione pubblica tramite lampade a filamento incandescente lo ebbe New York, nel 1882. In Italia arrivò nel 1884, in Piazza Duomo e in Piazza della Scala, a Milano.