Tutto sull’indice PMI

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L’indice PMI è tenuto sempre sotto osservazione dagli analisti. Vediamo come si sono comportati i vari Paesi europei e non solo, perché e cosa significa per un investitore

Gli indici PMI sono tra i primi indicatori letti ogni mese da economisti e manager di società, in quanto danno un’importante misurazione delle condizioni economiche di un Paese. Sono molto affidabili, dal momento che hanno un orizzonte temporale molto breve e raccolgono molti dati.

Che cos’è il PMI? L’indice PMI, acronimo per Purchasing Managers Index è un indicatore con frequenza mensile e che misura la salute dell’economia. Viene costruito attraverso un sondaggio posto alle aziende che si basa su sotto-indicatori come nuovi ordini, livello di scorte, livello di produzione e occupazione. Le risposte, per ogni sotto-indicatore, che le aziende possono dare sono tre: “meglio del mese precedente”, “uguale”, “peggio del mese precedente”. Il mix di informazioni per tutte le aziende a cui viene fatto il sondaggio dà una buona panoramica sulle condizioni di business di ogni Paese.

Varie categorie di PMI. Per ogni Paese, l’indice PMI è disponibile per varie categorie, riportiamo le più conosciute:

  • PMI manifacturing: rileva la situazione economica del settore manifatturiero.
  • PMI services: rileva la situazione economica del settore dei servizi.
  • PMI composite: è una media ponderata tra il PMI manifatturiero e il PMI servizi, viene utilizzato come indicatore più generale da chi fa macroeconomia.

Prendendo ad esempio il PMI composite, vediamo quali sono nel dettaglio i sotto-indicatori utilizzati per costituire il sondaggio e quali sono le percentuali di impatto nel punteggio finale:

Come si vede dal grafico, più della metà del punteggio finale è data dai nuovi ordini dei clienti e dal livello di produzione. Pesa poco, invece, il punteggio delle scorte in inventario.

Come leggere e interpretare il PMI? Ad ogni indice PMI viene dato un punteggio, che è compreso tra 0 e 100. Qualora il punteggio sia maggiore di 50 significa che vi è stata un’espansione economica, al contrario un valore sotto 50 rappresenta una contrazione economica. 50 quindi è numero magico da tenere in mente come chiave di lettura. Tale soglia è rapportata al mese precedente. Per dirla tutta, l’indice PMI è letto anche dagli analisti per accertare lo stato della situazione economica più in generale, molti economisti ad esempio rivedono le stime del PIL dopo che hanno letto il report sui PMI. A tal proposito, un’altra soglia da tenere in mente è 42: qualora l’indice PMI sia sopra 42 per molto tempo, viene considerato come benchmark per capire se vi sarà un’espansione del PIL in futuro per un Paese, al contrario sotto 42 si comincia a parlare di una probabile recessione. Una cosa importante da notare è la variazione da un mese all’altro; supponiamo di aver letto per un determinato mese un valore di PMI uguale a 51, dopo che il mese precedente sia stato di 56: anche se entrambi i valori sono sopra la soglia del 50, gli analisti non vedrebbero di buon occhio tale interpretazione, specialmente se l’economia avesse mostrato in passato una crescita solida.

A chi è utile il PMI? Il PMI non è solo utile agli investitori per capire la situazione economica e la salute delle aziende di un Paese, è un indicatore molto usato anche dai manager delle società, in quanto prenderanno decisioni di acquistare nuovi ordini in base alle aspettative sul mese futuro.

Qualche dato sulla situazione attuale. Ecco riportati in questo istogramma i valori dell’indice PMI composite per alcuni Paesi e aree geografiche negli ultimi sei mesi, da gennaio 2017 a giugno 2017:

Dal grafico si nota che bene o male quasi tutti i Paesi e le aree considerate siano in espansione, mentre ad avere qualche difficoltà in più sembra il Brasile, che dopo aver raggiunto la soglia dei 50 nei mesi di aprile e maggio è tornato al di sotto nel mese di giugno; in generale sembrano proprio i Paesi emergenti ad avere una marcia in meno rispetto ai Paesi sviluppati, basta vedere la differenza di Cina, India e Brasile (quasi o poco sopra la soglia del 50) rispetto a USA, Germania, Francia, Spagna e Italia (con una media di quasi 55). Gli USA, dopo essere partiti bene a gennaio, hanno avuto solo un trend decrescente, proprio come la Cina. Dei Paesi emergenti il migliore sembra essere l’India, l’unico con un trend crescente sopra la soglia di 50. La zona euro sta facendo molto bene, meglio di Stati Uniti e Paesi emergenti, specialmente guardando la Spagna dove si nota come sia stato l’unico Paese europeo ad avere chiuso anche il mese di giugno in espansione: il valore più alto del 2017.