Il pedelec, in sella con stile e senza emissioni

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In bici elettrica aiuta l'ambiente e anche la linea. Tutto quello che c'è da sapere dall'acquisto all'uso corretto in città...

Bici elettrica, a pedalata assistita, pedelec o Epac (electric pedal assisted cycle). Crescono i nomi per definire la bicicletta elettrica e cresce il numero di bici elettriche in Italia e nel mondo.

I dati del 2011. Il primo Paese per diffusione di bici elettriche è la Cina. I “piccioni neri”, la bici che Mao voleva accessibile a tutti, non interessano più: i cinesi si avvicinano ai gusti occidentali e molti viaggiano in pedelec. Del resto l’ideale di progresso cinese si manifesta nella corsa alla motorizzazione di massa. Che è però purtroppo anche la sua condanna, causa di ingorghi e inquinamento.

Italia. Mentre l’Europa ha da poco superato il milione di bici vendute, l’Italia è il primo esportatore al livello continentale. La produzione di bici in Italia nel 2010 ha avuto una flessione del 4% rispetto al 2009, le vendite nello stesso periodo sono calate del 7% (bici vendute in Italia nel 2010: 1.771.000), ma c’è un incremento del 5,4% nelle vendite di bici italiane all’estero.

Svizzera. Negli ultimi cinque anni, prima l’aumento di vendite di bici in genere, sia classiche che elettriche, poi, negli ultimi due, la progressiva sostituzione delle bici tradizionali con i pedelec. L’Associazione svizzera dei fornitori di biciclette rileva che negli ultimi due anni su 10 bici vendute, 7 sono elettriche.

Giappone. Nel 2010 sono state prodotte 381.721 biciclette elettriche contro i 380.242 ciclomotori. Vittoria sul filo di lana, ma dal significato epocale.

Il sogno delle bici. «Era la prima gara del torneo e la mia prima da titolare. Mio zio mi propose una mountain bike, la desideravo e forse l’avrei potuta comprare senza aspettare la rete. Ma ho rincorso quel gol pensando alla bicicletta». Anche nell’immaginario di un giovane Francesco Totti, il fascino delle due ruote ha avuto il suo peso.

Il motore. Quasi sempre sotto la ruota posteriore, in qualche caso su quella anteriore o nella zona dei pedali. La potenza nominale massima del motore elettrico è di 250 watt e ha un’alimentazione intelligente. Maggiore è la velocità della pedalata, minore l’alimentazione del motore. Arrivati ai 25 km/h il motore si spegne.

Quale motore conviene? Esiste spazzolato o senza spazzole. Il motore senza spazzole sopperisce ai contatti elettrici striscianti (cioè le spazzole) che trasferiscono l’energia dall’albero motore alle varie componenti  utilizzando una gestione elettronica. Se dunque la trasmissione dell’energia avviene in modo elettronico e non meccanico ne consegue un sensibile aumento della durata della vita delle varie componenti. Cambiano però anche costo e prestazioni: il motore senza spazzole costa di più, ma si recupera in termini di manutenzione. Nessuna spesa almeno nei primi anni di esercizio, assicurano i consumatori.

Niente benzina. È sufficiente tornare a casa e collegare il motore alla presa della corrente, la batteria del pedelec non è diversa da quella di un cellulare. Ci sono batterie di piombo, nichel e litio. La batteria di piombo, più simile a quella delle auto, è più pesante, più economica e più facile da reperire in caso di guasti. Ma i tempi di ricarica si allungano fino a 12 ore. La batteria al nichel ha una durata, in media, tra i 24 e i 36 mesi, si ricarica in sei ore circa e costa intorno ai 300 euro. Quelle al litio, sono le migliori: si ricaricano in sole tre ore e durano, in media, anche cinque anni.

Bici elettrica e Codice della strada. La disciplina per la bici elettrica è contenuta nella Direttiva 2002/24/CE. Il travaso in Italia con decreto del ministero dei Trasporti e delle infrastrutture il 31 gennaio 2003. La bici elettrica è un veicolo ibrido, quindi è lecito interrogarsi sulle regole da seguire per salvaguardare la propria e l’altrui sicurezza. E per non incappare nelle sanzioni previste dal codice della strada.

Limite di velocità. La bici elettrica non deve superare i 25 km/h. Il potenziamento del motore per assicurarsi una velocità maggiore è punito col sequestro immediato del mezzo.

Il casco. Molti i ciclisti che vanno in giro col casco, ma è una scelta assolutamente personale, nel senso che il codice della strada non prevede l’obbligo di casco.

Assicurazione, bollo, tassa di circolazione, targa. Con la bici elettrica è tutto risparmiato: non vi è alcun obbligo in materia. Ferma restando la possibilità del ciclista di pagarsi una propria copertura assicurativa.

Modelli per tutti i gusti. La scelta è ampia. La vasta gamma di prodotti viene incontro alle esigenze degli acquirenti: c’è chi preferisce l’aspetto estetico o chi bada al sodo, chi è attratto dalle prestazioni assolute o chi punta sull’affidabilità nel lungo periodo. Insomma, da questo punto di vista, la scelta di una bici elettrica non è diversa dalla scelta di un’auto o uno scooter.

La limousine a due ruote. Comfort, eleganza e prestazioni all’interno della bici della Damper. Il motore è ultraleggero, silenzioso e a basso consumo di energia, il cambio professionale e i dati del tachimetro appaiono su uno schermo digitale lcd. La batteria, ricaricabile in un lasso di tempo tra le 4 e le 6 ore, assicura un’autonomia che si avvicina ai 100 chilometri. Il prezzo varia a seconda della qualità degli optional ma i 5000 euro sono raggiunti facilmente.

Aumentare l’autonomia. Ci sono modelli che rinunciano a qualcosa in termini di comfort, in favore della batteria. Come i prodotti della Reptila che realizzano una bici più piccola del normale (1500 euro in media) in cui sulla ruota posteriore può essere inserito un doppio vano batteria. L’obiettivo è prolungare l’autonomia fino a più di 120 chilometri.

Il problema dello spazio. A fine giornata non deve essere un problema riportare il pedelec in garage. Del resto, per molti la bici elettrica è un mezzo di trasporto usato anzitutto in vacanza. O come mezzo di trasporto ausiliario: per fare un giro in porto dopo una gita in barca o per raggiungere il posto di lavoro dopo essere scesi dal treno. Nella gamma dei prodotti della Olympia c’è questo: la realizzazione di bici dal telaio in alluminio pieghevole. Con peso ridotto, estrema maneggevolezza (costo di circa 2500 euro) e caricabatteria elettrico, queste bici sono l’ideale per chi le deve portare in macchina, in camper, in treno o in barca.

Bici d’ordinanza. Non esiste un modello di bici d’ordinanza intesa come risposta green all’auto blu. Fatto sta che potrebbe essere un’idea curiosa per tagliare le spese in molte amministrazioni. A dire il vero c’è qualcuno che ha già reso la sua, una bici d’ordinanza. Thor Moger Pedersen, 26 anni, ex studente di Scienze Politiche, oggi è il Ministro del Fisco danese. Non ha l’auto blu, come i suoi colleghi agli altri dicasteri, ed è andato dalla regina in bici. E la regina non si è offesa.