Fiat Chrysler sotto inchiesta. Un nuovo Dieselgate?

Condividi su:

L’agenzia ambientale americana EPA accusa il gruppo Fiat Chrysler di aver falsato i dati sulle emissioni diesel. Gli effetti sul titolo sono immediati

Secondo l’Epa, l’agenzia ambientale americana, il gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobiles) guidato da Sergio Marchionne avrebbe truccato le emissioni di 100 mila veicoli diesel. Questa notizia ha riportato così alla luce il caso dieselgate che aveva coinvolto il gruppo tedesco Volkswagen nel luglio 2015. E pensare che solamente poco tempo fa, l’avvento di Donald Trump alla Casa Bianca e le sue promesse di punire con nuovi dazi le imprese che continueranno a produrre in Messico sembravano aver portato una ventata d’ossigeno in Fiat-Chrysler, al punto da spingere Marchionne ad annunciare un piano d’investimento da un miliardo di dollari in Michigan e in Ohio per rafforzare il marchio Jeep che fa parte del gruppo FCA.

L’accusa dell’EPA. Stando all’agenzia americana, FCA si sarebbe macchiata di aver “schivato le regole” e di aver manipolato i dati sulle emissioni utilizzando dei dispositivi di controllo sulle emissioni sui veicoli diesel con propulsore V6 appartenenti ai brand Jeep e RAM. In soldoni, si parla di circa 104 mila veicoli. Un rappresentante dell’Environmental Protection Agency ha stimato che nel peggiore dei casi la multa potrebbe costare all’incirca 44.539 dollari per veicolo, ovvero quasi 4,63 miliardi di dollari. A rincarare la pressione su FCA ci ha pensato la Germania, che tramite il suo ministro dei trasporti Alexander Dobrindt, ha richiesto che l’azienda attui una campagna di richiami in tutta Europa, perché sempre secondo i tedeschi, quelle vetture non rispettano i limiti sulle emissioni.

Lo scontro Italia – Germania. Il primo ammonimento tedesco arrivò ad aprile 2016, quando il ministero dei trasporti chiese formalmente spiegazioni sulle emissioni Nox (sigla che identifica gli ossidi di azoto e le loro miscele) del motore diesel 2.0 litri montato sulle vetture Fiat 500X. Alla richiesta di spiegazioni, FCA rispose di aver seguito alla lettera le norme italiane, che garantiscono l’omologazione delle vetture in tutti i Paesi della Comunità Europea. Non soddisfatti, i funzionari tedeschi chiesero spiegazioni ai colleghi italiani, che a loro volta tramite il ministro Graziano Delrio, avvallarono la tesi dell’azienda. A questo punto, il battagliero Dobrindt chiese aiuto all’Unione Europea che come prevede la prassi avviò un processo di mediazione tra le parti. In questo caso il compito dell’Unione Europea è di mediatore e non ha nessuna giurisdizione sul caso: spetta ai rispettivi governi risolvere la controversia. Ecco spiegata l’origine del recente scontro tra la Germania e l’Italia.

Le differenze tra il caso Volkswagen e Fiat. A FCA l’agenzia americana Epa non perdona un vizio di trasparenza sulle emissioni registrate durante il normale utilizzo del veicolo, mentre per l’azienda tedesca l’accusa era ben più grave: l’installazione consapevole di un software “nascosto” in grado di falsificare i dati sulle emissioni a piacimento.

La risposta del mercato. Le reazioni della società di FCA non si sono fatte attendere: l’azienda è pronta a dare battaglia sia all’Epa che alla Germania.

GRAFICO_28_Fiat Chysler sotto inchiesta_900

 

Tuttavia, sui mercati la doccia gelida delle accuse hanno pesato sul titolo che, nei giorni successivi allo scoppio del caso, è arrivato a perdere quasi 15%. Quando sul mercato azionario arrivano notizie di questa portata la reazione è spesso immediata e violenta. Il gruppo FCA, il cui titolo è scambiato sia a Piazza Affari ma anche a Wall Street, è un colosso del settore auto e la pressione a cui è sottoposto il titolo potrebbe contagiare anche altri titoli del settore automotive soprattutto se saranno intensificati i controlli e si scopriranno altri ‘trucchetti. In questo contesto incerto, l’ottimismo dell’amministratore delegato non sembra però essere stato scalfito. Marchionne ha infatti confermato che FCA sarebbe in grado di reggere anche all’eventuale multa da 4 miliardi e questa è una buona notizia che dovrebbe rassicurare i creditori e gli azionisti di FCA. In attesa di conoscere gli sviluppi dell’inchiesta, possiamo comunque notare che il mercato sembra credere alle parole di Marchionne: il titolo, infatti, sta risalendo la china e sta colmando le perdite subite, ma è ancora presto per stare tranquilli.