La FED fuori dal coro delle banche centrali

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Come da attese la FED effettua il primo rialzo del 2017 spinta dai dati positivi dal mercato del lavoro e dall’inflazione. Ma come si stanno comportando le altre banche centrali nel resto del mondo?

La Federal Reserve con l’annuncio effettuato lo scorso 15 marzo ha deciso di operare il primo rialzo dei tassi del 2017 e il terzo dalla crisi finanziaria, alzando il range dal precedente 0,5-0,75% all’attuale 0,75-1%; le attese lo davano per scontato, infatti Bloomberg stimava la probabilità di rialzo, già qualche giorno prima della riunione, come prossima al 100%. Alla notizia i mercati non hanno avuto reazioni fuori dalle righe in quanto davano già per scontata, tale manovra. Le motivazioni legate a questa decisione, come ha dichiarato la Presidente Janet Yellen, sono dovute principalmente alla riduzione della disoccupazione, che al momento presenta un tasso poco inferiore al 5%, insieme alla ripresa dell’inflazione (che ha raggiunto il target del 2% imposto dall’istituto). Oltre alla situazione attuale, la Yellen ha confermato anche l’intenzione di procedere con altri due aumenti graduali dei tassi nel corso del 2017.

La FED fuori dal coro. In base alle notizie degli scorsi giorni si nota una FED propensa non solo a mantenere, ma ad aumentare in un futuro non molto lontano la propria politica restrittiva. La cosa interessante da notare è che al momento è l’unica banca al mondo, tra i Paesi più importanti, che sembra andare in quella direzione. Eccone la prova:

Il grafico mette in paragone per ogni Paese la variazione dei tassi di interesse rispetto al movimento della precedente decisione; nel caso degli USA questa variazione è pari a 0,25%, in quanto si è passati dal precedente range di 0,50-0,75% a 0,75-1,00%. Si nota facilmente come nel grafico la variazione di 0,25% degli USA sia l’unica variazione positiva. Questo ci sta dicendo che la Banca Centrale Americana, al momento, è stata l’unica tra queste banche centrali ad effettuare un rialzo dei tassi. Al contrario si nota come gran parte del resto del mondo, in particolare la parte di mondo delle economie più avanzate, sia ancora in una fase di taglio dei tassi di interesse e di politica accomodante. Le motivazioni di tale scelta sono dovute principalmente ad una maggiore difficoltà per gli altri Paesi ad uscire dalla crisi, in particolare di “produrre inflazione”, requisito necessario che permette il rialzo dei tassi. Che l’America stia assumendo nuovamente il ruolo di controllo da locomotiva del mondo cominciando a trainare il resto del mondo verso un graduale ritorno dei tassi a livelli “accettabili”?

Perché è importante? Gli Stati Uniti sono l’economia da cui dipende gran parte del mondo, di conseguenza le decisioni di politica monetaria che prende si riflettono direttamente nelle altre nazioni; non a caso il dollaro è comunque considerata la valuta commerciale per eccellenza, utilizzata come valuta di riferimento nei rapporti commerciali dalla maggior parte dei Paesi dell’intero globo. Lo scenario di rialzo dei tassi è una dinamica “nuova” per gli investitori dato che non venivano ritoccati a rialzo ormai da più di un decennio, segno che l’America potrebbe essere la prima ad intraprendere un percorso di “normalizzazione” delle politiche monetarie e a riportare i tassi, ora straordinariamente bassi, in linea con la media storica.