La Fed alza i tassi: e adesso?

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Tassi alzati di 25 punti base e piani sulla riduzione del peso del suo bilancio per la FED all’ultima riunione. Le mosse già previste dai mercati

La Federal Reserve non cambia idea e decide di alzare i tassi d’interesse, come largamente previsto dal mercato. Nelle ultime settimane, alcuni analisti avevano rivisito le proprie previsioni per via di qualche dato economico inferiore alle aspettative, ma con questa decisione la Fed ha ribadito ancora una volta il suo punto di vista: il ritmo di crescita dell’economia è in linea con il raggiungimento degli obiettivi della Banca centrale e non basta qualche dato inferiore alle attese per rimettere in discussione il processo di normalizzazione dei tassi.

Cosa è successo? Il Board della Fed ha deciso di alzare il target range di 25 punti base portandolo tra l’1,0% e l’1,25%.  Il Presidente Janet Yellen ha precisato che il calo dell’inflazione dell’ultimo mese sembra dovuto a effetti passeggeri che non dovrebbero compromettere il raggiungimento del target d’inflazione del +2,0% nei prossimi due anni.  Il messaggio complessivo della Fed, quindi, è rassicurante.

Meno acquisti di obbligazioni sui mercati per ridurre il bilancio Fed. Dopo mesi di attesa, la Fed ha chiarito come intende procedere alla riduzione del proprio bilancio che ha raggiunto la cifra strabiliante di 4.500mila miliardi di dollari. Per evitare di “appesantire” eccessivamente il mercato obbligazionario, la riduzione del bilancio prevede la graduale diminuzione dell’ammontare complessivo dei titoli obbligazionari (s’intende il nozionale) comprati durante il QE e reinvestiti sui mercati finanziari una volta giunti a scadenza. Al fine di rendere il processo graduale, la Fed si è imposta dei limiti per la riduzione del bilancio con delle soglie a seconda del titolo obbligazionario a scadenza e che cresceranno nel tempo. Le soglie fungono da tetto massimo di riduzione, infatti la Fed potrà continuare a reinvestire la quota eccedente a tali soglie.

Cosa succede adesso? I mercati avendo largamente anticipato largamente le mosse della banca centrale perciò non si sono scomposti. I rendimenti obbligazionari Usa non si sono praticamente mossi e il dollaro ha recuperato immediatamente la perdita iniziale. La decisione della Fed non ha perciò modificato i piani e stando alle previsioni (mediane) del Board la banca centrale dovrebbe aumentare i tassi d’interesse ancora una volta entro l’anno e per tre volte nel 2018 e 2019. Il capo economista di Allianz, Mohamed El-Erian, ha ribattezzato questo processo di normalizzazione “Beautiful Normalization”, ovvero una fase in cui l’inflazione è sotto controllo e la Fed non è “troppo” dipendente dai dati e può continuare ad aumentare i tassi gradualmente.