Facebook e Google? Questione di privacy

Il social network e il motore di ricerca più usati al mondo stanno modificando le loro norme di utilizzo. E l’utente ci guadagna……

Sicurezza. «Gli americani non possono aspettare oltre per avere regole chiare che assicurino la sicurezza dei loro dati personali online» (Barack Obama, presidente degli Stati Uniti d’America).

Nuove policy. Il tema della privacy è da sempre molto delicato e recentemente Google, il motore di ricerca più utilizzato del web, ha modificato le proprie privacy policy. Anche per i social network, che trattano una quantità infinita di dati personali, l’argomento è molto spinoso e la Comunità Europea ha richiesto a Facebook di non essere da meno. Che sia l’indirizzo email, una foto con gli amici o l’ultimo sito visitato, ecco come proteggere la propria vita privata dalla rete.

Tanti servizi, una sola privacy. Dal 1 marzo scorso Google ha cambiato il testo che regola le norme sulla privacy per venire incontro ai suoi utenti, semplificando e uniformando le oltre 60 condizioni d’uso precedentemente esistenti. Se prima era necessario sottoscrivere i termini d’uso per ogni servizio offerto dall’azienda di Mountain View, da Gmail a YouTube, passando per Google Docs e Google+, oggi questo passaggio è stato standardizzato in un unico “accetto”.

Il tempo è denaro. Uno studio effettuato dalla Carnegie Mellon University ha calcolato che se tutti quelli che utilizzano internet dovessero leggere e capire le privacy policy di browser, social network, servizi e-commerce etc. si perderebbero 52 miliardi di ore lavorative nel mondo per un totale di 751 miliardi dollari.

Google raccoglie informazioni. Accettare le condizioni imposte da Google vuol dire essere accondiscendenti alla raccolta di informazioni personali e tecniche generate ad ogni apparizione in rete tramite l’universo Google: dal nome al numero di telefono. Google offre moltissimi servizi gratuiti e questa è la contropartita di cui ha bisogno per poterli finanziare.

Come le raccolgono? Google ha due vie per raccogliere i dati degli utenti:

1 – Pescando dagli elementi inseriti nella creazione di un account del mondo Google

2 – Estrapolando informazioni dalla navigazione per mezzo dei servizi Google

Quali dati? Creando un account è lo stesso utente a fornire informazioni su di sé: nome, indirizzo, indirizzo email, numero di telefono e, per i servizi a pagamento, carta di credito. Se ciò è fornito in modo evidente, non è altrettanto esplicito sapere quali informazioni sono raccolte durante la navigazione. Nelle Norme sulla privacy è scritto che Google potrebbe raccogliere elementi sul dispositivo utilizzato, pc o smartphone che sia, tra cui: modello, sistema operativo e dati della rete mobile (numero telefonico compreso). Inoltre, ogni ricerca fornisce informazioni sul sito visitato: la data e l’ora, il browser e il sistema operativo usato nonché l’indirizzo IP della macchina.

Ma non solo. Chi attiva il servizio di rilevamento della posizione è sempre individuabile nel mondo tramite Gps, un punto di accesso Wi-Fi o un ripetitore di segnale telefonico.

Un utente, tante informazioni. Ogni utente è una miniera di informazioni. Se da un lato l’azienda di Mountain View utilizza ciò che raccoglie al fine di migliorare, personalizzare e proteggere i servizi che offre ai suoi utenti, dall’altro ne dispone per ottenere ricavi dalla pubblicità online.

Business da record. La pubblicità ha garantito a Google introiti record nel terzo trimestre 2011: 9,72 miliardi di dollari.

Pubblicità personalizzata. La novità nel mercato delle inserzioni online è costituita dalla pubblicità personalizzata, cioè mirata a solleticare i gusti di ogni singolo utente. Questo sistema permette di ottimizzare l’effetto che ogni banner pubblicitario ha su chi naviga in rete, andando a scartare gli argomenti poco interessanti e sostituendoli con quelli con maggiore appeal. Se si utilizza Google per la ricerca del tema “scarpe”, nel giro di poche ore ogni banner pubblicitario avrà un richiamo a negozi e marchi che vendono calzature.

Perplessità «C’è una grave perplessità rispetto alle nuove regole di Google, soprattutto in riferimento alla normativa europea. L’informativa fornita agli utenti è apparentemente esaustiva ma in realtà troppo generica ed elusiva» (Francesco Pizzetti, presidente dell’Autorità garante per la privacy).

Come difendere la privacy? Per tutelarsi non è necessario smettere di utilizzare i tanti e versatili servizi di Google. La stessa società mette a disposizione gli strumenti utili a regolare la propria “fuga di informazioni”. La pagina Strumenti per la privacy contiene alcune applicazioni ideate per monitorare e ripulire gli archivi di Google dalle informazioni personali. Ecco le più rilevanti:

– Google Dashboard. Visualizza tutte le informazioni che Google ha raccolto tramite i diversi account nel tempo e consente di cancellarle.

– Gestione preferenze annunci. Come da titolo, è possibile attivare/disattivare la pubblicità mirata.

– Modalità di navigazione in incognito in Google Chrome. Come per quasi tutti i browser, anche chi si affida a Chrome può impostare la navigazione in anonimato; nessun dato di navigazione o download è così salvato nelle cronologie.

– Data Liberation Front. Questo è il nome di un gruppo nato in seno alla stessa Google per divulgare i procedimenti necessari per esportare in locale i dati generalmente archiviati nei server di Mountain View e farne piazza pulita.

In più sono disponibili sezioni dedicate agli altri servizi di casa Google: YouTube, StreetView, Gmail, Google Latitude, ecc…

E Facebook? La situazione per quanto riguarda Facebook, invece, è probabilmente più delicata, proprio per la natura molto personale delle informazioni divulgate sul social network.

Possibilità di scelta. Facebook garantisce la possibilità di scegliere il grado di pubblicazione dei contenuti. Ogni commento o foto postata sul social network può essere riservata ai soli amici, agli amici degli amici o diventare di dominio pubblico.

Punti deboli. Uno dei punti deboli per quanto riguarda la difesa della privacy è la possibilità di diventare soggetti passivi della divulgazione di informazioni personali; questa può avvenire perché un amico decide di taggare un utente in una foto, in un luogo o in un commento, senza che questo sia prima avvisato. L’altra nota dolente interessa la cancellazione dell’account e l’eliminazione dei dati. Infatti, alla rimozione del profilo non segue una completa cancellazione della propria attività trascorsa in rete. Ad esempio, una foto pubblicata da un amico in nostra compagnia rimane online malgrado la nostra sparizione virtuale.

Autorizzazioni. A tal proposito il Controllore della privacy dell’Unione Europea ha stabilito che le attività di tagging dovranno essere autorizzate dagli utenti interessati. Zuckerberg dovrà quindi anche rivedere il sistema di riconoscimento facciale che permette il tag automatico delle persone.

Cos’è sempre pubblico? Le informazioni che Facebook mantiene sempre pubbliche sono nome e cognome, l’immagine del profilo, nome utente (link personalizzato alla propria pagina) e ID utente. Quanto basta per far sapere alla rete della propria esistenza.

La vita virtuale in un file. A seguito dell’interesse delle authority europee al tema della privacy online, Facebook ha reso disponibile uno strumento che consente di scaricare un archivio personale di tutti i contenuti postati sul sito. Questo strumento ha sia un valore di backup della propria vita virtuale che di controllo del materiale divulgato tramite il proprio profilo. Il download è disponibile nella sezione “impostazioni account” alla voce “scarica una copia dei tuoi dati di Facebook”.

Europe vs Facebook. Europe vs Facebook, progetto impegnato nella tutela della privacy degli utenti del social network di Zuckerberg. Il progetto lavora soprattutto perché Facebook non si basi solo sulla legislazione statunitense, ma anche su quella europea, in quanto presente con una filiale in Irlanda.

Europei attenti. Secondo quanto diffuso da Europe vs Facebook sarebbero 40 mila gli europei che si sono rivolti al social network per essere informati sul modo in cui vengono trattati i propri dati personali.

Consiglio d’oro. Il miglior modo per curare la propria privacy su Facebook è seguire il consiglio dato dal prof. Francesco Pizzetti, Garante per la protezione dei dati personali:«Attenzione, utilizzate i social network immaginando sempre che quello che state comunicando possa essere conosciuto da chiunque, per un tempo indeterminato».

redazione


15
0
0
0
 
0

15