Dai bambini, a lezione di tecnologia

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Nell’era della tecnologia sono i bambini che insegnano ai genitori come orientarsi tra le diverse app dello smartphone e come videochiamare dal tablet. E l’inversione dei ruoli, in questo caso, fa bene a tutti...

Andrea e Giorgia, più che nativi digitali. Francesco e Valeria ricordano ancora con stupore il giorno in cui il loro Andrea, otto mesi, ha preso in mano un foglio di carta. Con il suo piccolo dito provava a far scorrere il foglio, da sinistra a destra, come in un touchscreen. Deluso perché non succedeva nulla, ha tentato d’allargare la figura muovendo pollice e indice, cioè trattando il foglio come uno schermo. Andrea non è un caso isolato. La piccola Giorgia, figlia di Valentina e Giuseppe, tre anni, afferra il tablet con disinvoltura, lo sblocca e trova la sua app preferita, un gattino che fa la doccia.

Bambini divertiti, genitori in affanno. Andrea e Giorgia sono “mobile-born”, bambini che prima d’imparare a camminare già si sanno muovere con agilità su smartphone e tablet. Sono sempre di più, e i numeri lo confermano: secondo uno studio di Common Sense Media negli Usa il 38% dei bimbi di due anni ha già messo le mani su un dispositivo mobile (nel 2011 la percentuale si fermava al 10%). Se il 63% dei bambini con meno di otto anni usa smartphone e tablet soprattutto per giocare, un ulteriore 30% li preferisce per leggere. I tablet sono grandi e luminosi, è facile usarli per colorare e disegnare: bastano le dita.

Ai dubbi di mamma e papà ci pensano i figli. I bambini – più o meno piccoli – adorano smartphone e tablet, con i quali interagiscono in pratica da sempre. I genitori, invece, a volte sono in affanno. E in virtù di questo rapporto diverso con la tecnologia capita che i ruoli in famiglia s’invertano. A confermarlo un’indagine svolta dalla società Opium per John Lewis e Microsoft che ha scoperto che avere in casa un nativo digitale si rivela una preziosa risorsa per i genitori alle prese con i nuovi dispositivi tecnologici. Se, infatti, mamma e papà hanno dubbi su come navigare in rete, usare un nuovo smartphone o installare applicazioni o software, nel 67% dei casi chiedono una mano ai figli.

Figli meglio di colleghi o amici. Dei mille genitori coinvolti nello studio, il 28% preferisce l’aiuto dei figli a quello di colleghi o amici (che forse ne sanno quanto loro): il 46% dei genitori chiede una mano per installare sul tablet o sul telefonino nuovi prodotti o servizi, il 45% quando acquista un nuovo smartphone e deve raccapezzarsi sulle modalità di utilizzo, il 41% per navigare, il 37% quando deve usufruire di servizi di entertainment e il 21% per usare i social network. Il parere dei figli, infine, è fondamentale prima di fare un acquisto tecnologico per il 31% dei genitori.

Un’inversione di ruoli che conviene a tutti. Il vantaggio di quest’inversione di ruoli è chiaro. I genitori non rischiano di rimanere indietro rispetto alle competenze acquisite dai figli e, grazie al loro aiuto, prendono confidenza con social network e similia, ambienti in cui a volte i piccoli possono correre dei rischi. I figli, invece, si sentono utili, responsabilizzati e padroni in un campo nel quale sono nettamente superiori.

Un rapporto da regolare. Il rapporto dei bambini con smartphone e simili deve essere comunque regolato dai genitori. I più grandi, cioè, devono imporre delle regole. La blogger Janell Burley Hofmann, quando ha regalato l’iPhone al figlio Gregory, 13 anni, gli ha scritto una lettera con 18 regole da rispettare, lettera che ha subito fatto il giro del mondo. Ecco le 18 regole che Gregory deve rispettare per usare il suo telefono:

  1. Il telefono è mio. L’ho comprato io. L’ho pagato io. In sostanza te lo sto prestando. Sono la migliore o no?
    2. Saprò sempre la password.
    3. Se suona, rispondi: è un telefono. Dì “ciao”, sii educato. Non provare mai a ignorare una telefonata se sullo schermo vedi scritto “Mamma” o “Papà”. Mai.
    4. Consegna prontamente il telefono a uno dei tuoi genitori alle ore 19.30 nei giorni di scuola e alle ore 21.00 nei fine settimana. Verrà spento per la notte e riacceso alle 7.30 del mattino. Se c’è un momento in cui non ti verrebbe da chiamare qualcuno sul suo telefono fisso perché temi che potrebbero rispondere i suoi genitori, allora non chiamare o non scrivere messaggi. Dai retta all’istinto e rispetta le altre famiglie, come noi vorremmo essere rispettati.
    5. Il telefono non viene a scuola con te. Parlaci un po’ con le persone a cui normalmente mandi messaggi. Fa parte delle cose che si devono imparare nella vita. Sui giorni in cui esci prima da scuola o i giorni di gita è necessaria una valutazione caso per caso.
    6. Se il telefono cade nella tazza del water, va in pezzi cadendo a terra o svanisce nel nulla, sei responsabile del costo di sostituzione o riparazione. Taglia l’erba, fai il babysitter, metti da parte i soldi che ti regalano al compleanno. Se succede devi essere pronto.
    7. Non usare la tecnologia per mentire, deridere o ingannare un altro essere umano. Non farti coinvolgere in conversazioni che possono fare del male a qualcun altro. Sii un buon amico e non ti mettere nei guai.
    8. Non scrivere in un messaggio o una mail qualcosa che non diresti di persona.
    9. Non scrivere in un messaggio o in una mail qualcosa che non diresti in presenza dei tuoi genitori. Cerca di censurarti, stacci attento.
    10. Niente porno. Cerca sul web contenuti di cui parleresti anche con me. Se hai domande rispetto a qualsiasi cosa, chiedi a una persona – preferibilmente a me o a papà.
    11. Spegnilo, rendilo silenzioso, mettilo via quando sei in pubblico. Specialmente al ristorante, al cinema e mentre parli con un altro essere umano. Non sei una persona maleducata, non permettere all’iPhone di cambiarti.
    12. Non inviare e non chiedere foto delle tue parti intime o di quelle di qualcun altro. Non ridere: un giorno sarai tentato di farlo, a dispetto della tua grande intelligenza. È rischioso e potrebbe rovinare la tua vita al liceo, all’università, della tua età adulta. La rete è vasta e più potente di te. Ed è difficile far sparire le cose da questo spazio, inclusa una cattiva reputazione.
    13. Non fare miliardi di foto e video. Non c’è bisogno di documentare tutto. Vivi le tue esperienze, rimarranno nella tua memoria per l’eternità.
    14. Lascia il telefono a casa, qualche volta, e sentiti sicuro di questa decisione. Il telefono non è una tua estensione. Impara a farne a meno. Sii più grande e potente della PDPQ, la paura di perdersi qualcosa.
    15. Scarica musica nuova o classica o diversa da quella che ascoltano milioni di tuoi coetanei. La tua generazione ha un accesso alla musica senza precedenti nella storia. Approfittane, espandi i tuoi orizzonti.
    16. Gioca a qualche gioco di parole o di logica che stimoli la tua mente, ogni tanto.
    17. Tieni gli occhi aperti. Guarda cosa succede intorno a te. Guarda fuori dalla finestra. Ascolta il canto degli uccellini. Fai una passeggiata, parla con uno sconosciuto, fai lavorare la tua immaginazione senza Google.
    18. Se farai qualche casino, ti ritirerò il telefono. Ci metteremo seduti e ne parleremo. Ricominceremo da capo. Io e te continuiamo a imparare cose nuove, giorno per giorno. Io sono dalla tua parte, sono nella tua squadra. Siamo insieme in questo.

I genitori non possono delegare. Il rapporto di bambini e adolescenti con la tecnologia, quindi, non può essere lasciato al libero arbitrio dei figli. I genitori non possono delegare. Spiega Giuseppe Riva, docente di Psicologia dei nuovi media alla Cattolica di Milano: “Smartphone e tablet cominciano a essere utili dai 18 mesi, ma solo sfruttandone l’interattività. Se si usano solo per guardare i cartoni, diventano tv portatili, con tutti i rischi dello stare tante ore immobili davanti a uno schermo”. Tuttavia, prosegue Riva, la precoce capacità di utilizzare dispositivi tecnologicamente avanzati permette ai piccoli di sviluppare grandi capacità cognitive: “È vero che il multitasking comporta una diminuzione della capacità di attenzione – spiega il professore – d’altra parte però stimola lo sviluppo di una maggiore capacità di integrazione cognitiva delle informazioni che si gestiscono contemporaneamente, con una maggiore produttività. Tutto dipende dal compito che si deve svolgere”.