Comfort finanziario, italiani prudenti sul fronte delle spese

Condividi su:

I connazionali che hanno risparmiato di più nel 2015 sono solo l’8%, ma sono meno indebitati della media europea. Tutti i risultati dell’indagine internazionale ING sui risparmi nel 2015.

Gli italiani vorrebbero risparmiare di più: solo il 17% dei connazionali intervistati si dichiara soddisfatto del proprio livello di risparmi nel 2015 (ma era ancora meno, al 15%, un anno fa), sorpassati per pessimismo solo dai polacchi (12% di pessimisti). La media europea invece è al 26%, stabile rispetto a un anno fa. A guidare la classifica l’Olanda, così come lo scorso anno, dove a essere soddisfatto è il 43% degli intervistati (42% un anno fa). È quanto emerge dall’ultima Indagine Internazionale ING sul risparmio e debito personale realizzata dal dipartimento di Consumer Economics ING di Londra su un campione di 14.000 consumatori nei 13 Paesi europei in cui ING è presente (Turchia inclusa), in USA e Australia.

La ripresa economica non spinge abbastanza i risparmi. Vista la percezione di soddisfazione sul fronte risparmi, non sorprende che solo l’8% degli Italiani abbia rilevato un aumento delle somme messe da parte nell’ultimo anno. Per il 31% comunque i risparmi sono rimasti stabili, mentre per il 34% sono al contrario calati. All’estremo opposto della graduatoria europea ci sono Lussemburgo e Olanda, dove la percentuale di chi ha visto i propri risparmi aumentare è stata rispettivamente del 30% e del 26%. Sviluppi molto differenti, almeno parzialmente spiegabili con la diversa performance economica dei rispettivi paesi. Se nel terzo trimestre dello scorso anno l’economia italiana cresceva a un tasso annuo dello 0,9%, nello stesso periodo quelle lussemburghesi e olandesi crescevano del 3% e dell’1,9%. La ripresa economica, manifestatasi in Italia con ritardo rispetto agli altri paesi europei, non è quindi stata sufficientemente forte da determinare un mutamento significativo nella capacità di risparmio, almeno finora.

Connazionali meno inclini a indebitarsi rispetto alla media europea. Se gli italiani sembrano percepire maggiore difficoltà ad accumulare nuovi risparmi, beneficiano d’altra parte di una propensione all’indebitamento più bassa. La media europea degli intervistati che dichiara di avere una qualche forma di debito personale (definizione che include prestiti personali, carte di credito, scoperto di conto corrente, prestiti da famigliari e credito al consumo, ma che esclude i mutui) è del 50%, mentre il dato italiano è del 41%. A ciò corrisponde un minor disagio relativo: solo il 16% degli italiani intervistati dichiara infatti disagio per il proprio livello di indebitamento, contro una media europea del 25%.

Sì alle spese per cibo e casa. Rimandate quelle per vacanze e abbigliamento. A fronte di una scarsa capacità di accumulare nuovi risparmi, gli italiani intervistati segnalano di aver aggiustato i propri piani di spesa. Se il consumatore medio europeo riporta un aumento netto della spesa in 8 categorie di spesa su 12 censite, gli italiani segnalano aumenti in tre sole categorie (cibo, spese per mutuo o affitto, e spese sanitarie) e contrazioni nette nelle altre (trasporti, arredamento della casa), particolarmente marcate nelle spese voluttuarie (vacanze, tempo libero, abbigliamento e cura della persona). Penalizzati invece i risparmi a fini pensionistici, non ancora visti come un bisogno primario.

Comfort netto in linea con la media europea. Considerando insieme gli indicatori sul risparmio e sul debito, osserviamo comunque che il “comfort netto” degli italiani si allinea a quello medio europeo. Mettendo cioè sulla bilancia la soddisfazione per il risparmio (savings comfort) e il disagio per il debito personale (debt discomfort) in un unico indicatore, il comfort netto, la posizione dell’Italia appare allineata con la media europea. Il comfort netto italiano, tuttavia, resta distante da quello registrato in Olanda, Lussemburgo e Gran Bretagna, che guidano la classifica. Un gap che potrà eventualmente essere colmato solo se l’economia italiana ritornerà su un sentiero di crescita più sostenuta.