Come diventare cittadini del mondo

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Fare l'impreditore in Cile, l'ingegnere in Australia o l'infermiere in Germania. Ecco tutti vantaggi di un lavoro all'estero...

Non solo paradisi esotici Chiunque, almeno una volta nella vita, ha pensato: mollo tutto – ufficio, delusioni amorose, smog, traffico, stress – e ricomincio da capo altrove. Per molti, però, si tratta solo di un sogno da accarezzare nei momenti di sconforto: la paura dell’ignoto, e di un tenore di vita più basso dell’attuale, è più forte della voglia di cambiamento. Da scappo.it a mollotutto.com, da sognandolestero a italiansinfuga, comunque, internet ribolle di uscite di sicurezza: non solo paradisi esotici che offrono possibilità di lavoro soprattutto nel settore del turismo (da istruttore subacqueo a gestore di un chiosco in riva al mare) ma anche capitali europee o mondiali che attirano studenti, ingegneri, insegnanti, manager, infermieri, ecc.

Quattro milioni di italiani all’estero Italiani che ogni anno emigrano all’estero: circa cinquantamila. Italiani che attualmente risiedono all’estero: 4 milioni. Di questi, il 54 per cento ha meno di 35 anni e il 56  per cento vive in Europa, con un picco di concentrazione in Germania (600.443 italiani). Segue l’America (37%). (dati della Fondazione Migrantes, organismo della Conferenza episcopale italiana).

Vietato partire allo sbaraglio Chi sogna di trasferirsi all’estero non può preparare la valigia e lanciarsi allo sbaraglio. Aldo Mencaraglia, ideatore di Italiansinfuga.com, consiglia «di studiare la lingua estera del paese verso il quale si sta pensando di emigrare. Senza la lingua estera i titoli di studio contano relativamente poco. Una volta sistemata la conoscenza della lingua, la ricerca delle informazioni, con Internet, è facile» (a Andrea Maggiolo di studenti.it). Massimo Dallaglio, fondatore di mollotutto.com, suggerisce invece, specie a chi desidera traslocare in un paradiso esotico, di concedersi prima una lunga vacanza – almeno un mese – nel Paese che interessa «per svolgere un accurato sopralluogo, per farsi un’idea della realtà locale e dei business possibili. Per conoscere altri italiani che possano fornire dritte, ad esempio, sui migliori studi legali o le migliori banche a cui affidarsi per tutelare i propri interessi. 
La scelta della destinazione è importantissima: l’ideale è un Paese dove il costo della vita sia più basso che in Italia, ma che garantisca una situazione politica stabile, sicurezza sociale, assistenza sanitaria, previdenziale, eccetera» (a Vocearancio).

La prima esperienza? Meglio in Inghilterra Secondo Mencaraglia il paese migliore per chi vuole fare una prima esperienza di studio o lavoro all’estero è l’Inghilterra: «Il vantaggio principale è offerto dal miglioramento della lingua inglese che può poi essere usata in tutto il mondo anglosassone e comunque come lingua ufficiosa nel mondo lavorativo globale. Londra e dintorni sono a due ore di aereo dall’Italia, consentendo quindi un distacco meno difficile rispetto a nazioni tipo Australia o Canada. Qualsiasi nazione all’interno dell’Europa comunque offre il vantaggio di non richiedere un visto, fattore che ostacola l’emigrazione verso altri continenti. Infine vorrei consigliare comunque il paese più consono alla vostra mentalità. Se vi piace lo stile di vita mediterraneo, sconsiglierei di andare a provare a vivere in Svezia. Viceversa se state cercando qualcosa di diverso dall’Italia, i paesi nordici possono fare il caso vostro» (a Andrea Maggiolo di studenti.it).

A Berlino con 800 euro al mese Tra le mete predilette dagli italiani che scelgono di trasferirsi in una città europea c’è Berlino: sebbene la disoccupazione raggiunga il 14 per cento (in Lombardia sfiora il 6), i connazionali ufficialmente residenti nella capitale tedesca sono 15mila (erano 9900 nel 2009). Molto dipende dal costo della vita: con 800 euro al mese, infatti, laggiù si campa dignitosamente (ad esempio per un appartamento in centro da 45 mq possono bastare 380 euro; a Milano ce ne vorrebbero almeno mille). Ma non è solo una questione di soldi. Sirio Magnabosco, giovane fotografo che lavora per le maggiori riviste italiane ma ha deciso di vivere a Berlino, a Raffaele Oriani di Gq: «Abito nel quartiere di Kreuzberg e giro sempre a piedi. Ieri sono sceso fino alla Sprea, ho preso una canoa e ho pagaiato tutto il pomeriggio tra fiumi e laghi. Poi la sera, sempre a piedi, sono andato a un concerto di Roger Waters». Anche Simone Buttazzi, traduttore e consulente editoriale, lavora per committenti italiani ma ha scelto di abitare nel quartiere di Friedrichshain: «Berlino è civile, rilassante, a misura d’uomo. Qui ho a disposizione biblioteche straordinarie, e volendo ceno fuori ogni sera con meno di dieci euro».

In Germania servono medici e infermieri Secondo una ricerca di Manpower (portale specializzato nella ricerca di lavoro) la Germania, nei prossimi anni, sarà tra i Paesi europei che offriranno più possibilità d’impiego. Le figure professionali attualmente più richieste: ingegneri, esperti di informatica, ricercatori, medici e infermieri.

Ingegneri in Danimarca Una buona soluzione, in questo periodo, è anche la Danimarca. Lise Lotte Brandt dell’Eures: «Le principali opportunità, come in molte altre parti d’Europa, sono soprattutto per gli ingegneri. Ma ci anche sono molti italiani che ricoprono buoni posti nel management. Naturalmente parlano un ottimo inglese ma più di ogni cosa, per riuscire qui, contano le motivazioni» (a Federico Pace di repubblica.it).

Cuochi e insegnanti di pattinaggio in Svezia In Svezia sono tante le offerte stagionali, soprattutto nel settore del turismo. Posizioni per insegnanti di pattinaggio su ghiaccio, cuochi di sushi o di cucina mediterranea addetti alberghieri sono solo alcune delle offerte. Se si pensa a qualcosa di più stabile, però, la Svezia pare avere gli stessi problemi delle nostre parti, tanto che anche i giovani neolaureati svedesi incontrano difficoltà a trovare lavoro. Per i profili medio alti le opportunità sono soprattutto nell’information technology. Tuttavia ci sono figure che le imprese svedesi cercano quasi disperatamente: dagli idraulici ai manovali ma anche dottori e dentisti.

Cambiare continente Per chi vuole cambiare continente, le mete che nei prossimi anni offriranno le migliori prospettive di lavoro sono, secondo Manpower,  India, Cina, Taiwan e Brasile. In India si prevedono assunzioni nel campo immobiliare e dei servizi alle imprese. In Cina, nel commercio all’ingrosso e al dettaglio. In Brasile nella finanza e nel settore assicurativo e immobiliare. A Taiwan sono le multinazionali a offrire le maggiori opportunità agli stranieri (vedere il sito Job in Taiwan, specializzato in annunci di lavoro per un pubblico estero).

Il costo della vita in India e in Cina In Cina il costo della vita, rispetto all’Italia, è in media la metà. Ma è la metà anche in potere d’acquisto. Il vero affare è l’India: affitti meno cari del 75%, prodotti di consumo del 70% e ristoranti dell’81%. E il potere d’acquisto di un indiano è inferiore a quello di un italiano solo del 9,8%.

La «vita in fuga» di Aldo Mencaraglia Aldo Mencaraglia, ideatore di Italiansinfuga.com, da Borgo San Dalmazzo, in provincia di Cuneo, iniziò la sua carriera di italians in fuga laureandosi all’Università di Brighton in Inghilterra: «Dopo una difficile ricerca lavoro, ai tempi della recessione dei primi anni 90, trovai un impiego nella filiale britannica della Ferrero. Poi passai alla catena di supermercati Tesco grazie alla quale mi si presentò l’opportunità di andare in Cina dove lavorai per tre mesi a Guangzhou, a un paio di ore a nord di Hong Kong. Ero solo, aiutato da un interprete, e trovai l’esperienza affascinante ma allo stesso tempo molto difficile. In seguito io e mia moglie decidemmo di andare a Taiwan, dove la vita è relativamente più facile grazie al maggior livello di modernizzazione rispetto alla Cina. In Australia, dove vivo dal 2002, lavoro come analista del reparto vendite della maggiore ditta di frutta in scatola. Io e mia moglie ci siamo creati una bellissima cerchia di amici e stiamo offrendo ai nostri figli un’infanzia invidiabile grazie a questo Paese. Credo proprio che metteremo radici qui» (Aldo Mencaraglia a Daniele Passanante di libero.it).

In Australia cercano ingegneri e saldatori «Il mestiere di saldatore è uno dei più richiesti, assieme ai lavori legati al settore della sanità (medici, infermieri, tecnici ospedalieri), all’informatica, all’ingegneria» (Aldo Mencaraglia a Daniele Passanante di libero.it).

Diventare imprenditori in Cile In Cile, fino al 2014, offrono 40mila dollari a mille giovani talenti da tutto il mondo che vogliano avviare un’impresa tecnologica. Tra i primi eletti del programma StartUp Chile ci sono Claudio Carnino e Nicoletta Donadio, ventiduenni piemontesi che dallo scorso luglio sono a Santiago a progettare i loro giochi digitali per brand commerciali: «A Torino spendevamo 300 euro per una stanza fredda dove le pareti tremavano a ogni starnuto. Qui con 480 euro abbiamo un appartamentino a Providencia, una delle zone bene della città. Ma per degli aspiranti imprenditori come noi il vantaggio vero è poterci fare le ossa in un paese molto simile agli Usa: qui la penetrazione di smart phone è altissima, tutti parlano inglese, la maggior parte dei nostri coetanei usa twitter e foursquare. Finita l’esperienza di StartUp Chile speriamo di andare negli States. Ma se non andrà così, magari restiamo qua: per fare impresa è molto meglio il Cile dell’Italia» (a Raffaele Oriani di Gq).