Come difendersi dalla cementificazione

Salvare il paesaggio e l’agricoltura dall’urbanizzazione è possibile. Ecco le proposte del governo per risparmiare il territorio…

Succede quando si consuma territorio. L’Italia ha il primato europeo di soil sealing. Traduzione: impermeabilizzazione di superfici naturali. Succede quando si consuma territorio con palazzine e capannoni. Conseguenze (secondo l’ultimo rapporto dell’Istat): «Compromissione, irreversibile, delle caratteristiche originarie dei suoli»; «Dissesto idrogeologico e modifiche del microclima»; «Squilibrio storico fra paesaggio e insediamento urbano»; «Conseguenze negative sulla fruizione turistica».

Le case degli italiani/1. L’Istat dice che in Italia ci sono 14.176.371 edifici, l’11% in più rispetto al 2001, e 28.863.604 abitazioni, il +5,8% rispetto al precedente censimento. In 10 anni sono state costruite 1.576.611 nuove case.

Le case degli italiani/2. Secondo i dati forniti dal Cresme, nel 2007 le case degli italiani valevano 7.029 miliardi di euro, oggi 6.138. Le abitazioni rappresentavano ben l’84% della ricchezza reale delle famiglie italiane, e quindi circa la metà di quella complessiva del Paese (Luca Martinelli, Salviamo il paesaggio).

Superficie non più naturale. 7,3% è la superficie totale dell’Italia non più naturale, irreversibilmente modificata. Un’estensione paragonabile a quella dell’ Emilia-Romagna. Media del continente europeo: 4,3%. In provincia di Monza è cementificato oltre il 50% del suolo. In quella di Napoli, il 43,2%. In quella di Milano, il 37,1%.

Meno soldi, più case. «Fra il 2001 e il 2011 il consumo del suolo è aumentato dell’8,8%, a fronte di un incremento della popolazione residente del 4,7%, quasi tutti immigrati. Come se in dieci anni fosse stato completamente saturato da costruzioni un territorio pari alla provincia di Milano: al ritmo medio giornaliero di 45 ettari. Medio, perché negli ultimi anni il ritmo si sarebbe intensificato, toccando punte quotidiane di 161 ettari. Al Nord il 12,9% della superficie del Veneto e il 12,8% di quella della Lombardia sono state irreversibilmente modificate (rispettivamente, secondo l’Istat, 2.375,9 e 3.050,7 chilometri quadrati). Al Sud l’aumento è stato del 10,2%, contro l’8,7% del Nord-Ovest e il 7,8% del Nord- Est. Di questo passo il divario fra l’urbanizzazione del Nord e quella del Sud, ancora rilevante (siamo al 9,2% nel Nord-Ovest contro il 4,7 del Mezzogiorno), verrà presto colmato. [...] Nel meridione, dove il reddito procapite è la metà di quello del nord, le costruzioni spuntano come i funghi» (Sergio Rizzo, Corriere della Sera 23/05/2012). Nel solo 2007 sono stati edificati ex novo 135 centri commerciali, quando solo Milano ne contava già 140.

Nord e Sud: tecniche. L’Istat sottolinea che nel Centro-Nord si punta sull’espansione delle località esistenti: in Lombardia lo spazio urbanizzato si è esteso in dieci anni di 225 chilometri quadrati. Al Sud la tecnica è invece quella di creare nuovi centri abitati. Rispetto al 2001 ce ne sono 1.024 in più, il 42,3% di tutte le nuove località italiane. Dieci anni fa, per esempio, il numero dei centri abitati della Puglia era del 17% inferiore. In Sardegna, del 12,1%; in Sicilia, del 10,2%.

Pure i boschi sono aumentati. «Per consolarci, potremmo ricordare che pure i boschi sono aumentati. Negli ultimi vent’anni del 20%. Secondo Legambiente la superficie forestale ha raggiunto 10,2 milioni di ettari, 1,7 milioni in più rispetto all’inizio degli anni Novanta. Ma è una consolazione parziale: l’incremento delle foreste non è avvenuto a scapito del cemento, bensì dell’agricoltura. Gli alberi si stanno semplicemente riprendendo lo spazio che l’economia rurale aveva loro sottratto. Benissimo per il nostro polmone verde, meno bene per quei territori cui è venuta meno la manutenzione contadina» (Sergio Rizzo).

L’agricoltura non soddisfa. Dal 1971 al 2010 abbiamo perso il 28% della superficie agricola utilizzata, Siamo passati da un totale di 18 milioni di ettari di aree coltivate a meno di 13 mentre l’agricoltura italiana soddisfa soltanto l’80% del nostro fabbisogno alimentare.

Tedeschi. In Germania, dal 1998, una legge impone la riduzione della cementificazione da 130 a 30 ettari al giorno entro il 2020, per arrivare a crescita zero entro il 2050.

Comuni virtuosi. In Italia esiste l’Associazione dei comuni virtuosi. Quelli Che cercano di aspirare a una gestione ottimale del territorio (cementificazione zero, recupero e riqualificazione delle aree dismesse, progettazione e programmazione del territorio partecipata, bioedilizia);di  ridurre l’impronta ecologica attraverso l’efficienza energetica; ridurre l’inquinamento atmosferico promuovendo politiche e progetti concreti di mobilità sostenibile (carsharing, bikesharing, carpooling, scelta di carburanti alternativi al petrolio e meno inquinanti, ecc.) [Leggi qui tutto l'articolo].

Costruire il futuro. Il ministro delle Politiche agricole e forestali, Mario Catania, ha convocato alla fine di luglio una conferenza intitolata «Costruire il futuro: difendere l’agricoltura dalla cementificazione». Nell’occasione il ministro ha presentato un disegno di legge «in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo di suolo».

Poteri forti. Catania: «Bisogna contrastare l’aggressività di alcuni poteri forti, l’assenza di regole, dobbiamo modificare una certa cecità della politica. Purtroppo, su questo aspetto, ancora manca una visione complessiva da parte di molti. Questa battaglia è invece talmente importante che non la si vince con la singola iniziativa isolata, ma lavorando insieme».

Abolire gli oneri di urbanizzazione. Carlo Petrini: «Nel disegno di legge presentato dal governo c’è una proposta quasi rivoluzionaria: l’ultimo articolo del testo propone di abolire l’uso degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente dei Comuni. Ciò significa spezzare uno dei principali meccanismi che porta alla cementificazione del nostro Paese: la continua emergenza economica degli enti locali che quasi non possono più esimersi dal sacrificare le proprie terre fertili per fare cassa. Andranno previste delle compensazioni, perché è arduo pensare di togliere una risorsa così importante mentre si fa fatica a garantire i servizi essenziali, ma il meccanismo prima o poi si dovrà rompere: è un po’ come se durante un inverno freddissimo, quando non funziona più il riscaldamento di casa, iniziassimo a bruciare tutti i nostri mobili. Alla fine rimarremmo senza mobili e intanto il freddo non sarebbe passato: un lentissimo doppio suicidio» (Carlo Petrini, la Repubblica 25/7/2012).

Domande e risposte. Quelli del Forum Nazionale «Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i territori» hanno spedito a tutti i comuni d’Italia una scheda per censire gli edifici costruiti e inutilizzati. In 5 mesi, su 8.056 richieste, hanno ricevuto 147 risposte.

redazione


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