Caro Fisco, le tue pratiche non mi fanno paura

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Centri di assistenza fiscale, commercialisti o fai-da-te: piccola guida per sopravvivere alla burocrazia (spendendo il meno possibile)...

694 scadenze l’anno. In un anno ci sono 694 scadenze fiscali. Quasi sessanta ogni mese, 2,75 per ciascuno dei 252 giorni lavorativi del 2011 (dato Confesercenti).

Quanto “costano” in giorni di lavoro. Le pratiche fiscali «costano» alle imprese italiane 36 giorni di lavoro, il 43% in più della media Ue. In testa ai soggetti che richiedono il maggior numero di pratiche c’è l’Agenzia delle entrate (26%), seguono banche, Inps e uffici comunali (tutti con un 21%).

21,1 miliardi di euro a causa della burocrazia fiscale. Da un’indagine condotta da KRLS Network of Business Ethics per Contribuenti.it è emerso che, nel 2011, artigiani, liberi professionisti e Pmi arriveranno a pagare 21,1 miliardi di euro a causa della burocrazia fiscale, 5.979 euro l’anno ciascuno, contro i 1.370 euro dei francesi, i 1.310 euro dei britannici, i 1.250 euro dei tedeschi, i 1.190 euro degli spagnoli, i 1.120 euro degli olandesi e gli 860 euro degli svedesi.

A chi chiedere. Per l’assistenza nella compilazione delle diverse pratiche fiscali ci si può rivolgere ai Caf (Centri di assistenza fiscale) o ai professionisti abilitati (commercialisti e consulenti del lavoro). In alternativa, si può fare da sé.

I Caf. I Caf sono di solito legati a un sindacato o a un’associazione (artigiani, acli ecc.) e a essi si rivolgono prevalentemente lavoratori dipendenti e pensionati che devono compilare il modello 730, Ici, Red, Isee. I servizi sono quasi tutti a pagamento, con tariffe agevolate per chi è tesserato. Ogni Caf, essendo una società a responsabilità limitata, è autonomo e libero pertanto di applicare i prezzi che ritiene più opportuni. Sportelli o centri di assistenza fiscale aderenti alla medesima sigla sindacale possono quindi richiedere, per la stessa pratica, cifre differenti.

Esempi. Per un modello 730, il Caf Cgil di Palermo chiede 13,50 euro a un pensionato iscritto o a un lavoratore precario, 20 euro a un lavoratore attivo. Per i non iscritti cifra sale rispettivamente a 36 e a 42 euro. Al Caf Cgil di Ferrara ne fanno invece una questione di reddito: fino a 10mila euro, gli iscritti pagano 20 euro (50 euro i non iscritti); dai 10,001 euro ai 20mila, 39 euro (91 euro per i non iscritti). Se il reddito supera i 30mila euro, si arriva a 74 euro (157 euro per i non iscritti). Anche ai Caf Uil funziona così: a quello di Grosseto, un tesserato spende dai 10 ai 30 euro, un non tesserato dai 50 ai 60 euro. Lo stesso modello, compilato alla Uil di Roma Aurelio, viene dai 7,50 euro ai 32 euro, per i non iscritti da 21.50 euro ai 70 euro, a seconda delle fasce di reddito.

Costo del tesseramento. Il pagamento del tesseramento può avvenire in due modi: o con un’unica soluzione in base al reddito o con l’addebito in busta paga dell’1% dello stipendio (meno per i pensionati, circa lo 0,40% della pensione).

11 milioni di tesserati. Gli iscritti a Cgil, Cisl e Uil sono oltre 11 milioni. Le sedi, quasi 10mila (solo la Cgil ne ha ventimila).

Quanti 730 si compilano. Da uno studio dell’Adc, è emerso che i 110 mila professionisti iscritti all’albo compilano ogni anno 500 mila modelli 730; i Caf, 8,5 milioni.

I compensi. Per l’elaborazione e la trasmissione di un modello 730, ogni centro di assistenza fiscale e professionisti abilitati incassano dallo Stato 16,29 euro. Per le dichiarazioni congiunte, il doppio.

I professionisti. Anche per quanto riguarda la categoria dei professionisti esistono notevoli difformità in termini di tariffe praticate. In teoria, esiste un tariffario stabilito dall’Ordine Professionale (http://www.cndc.it/CMS/Documenti/277_lzeozqcjur.pdf), ma, come ha spiegato Vladimiro D’Agostino, commercialista toscano, «noi commercialisti ci troviamo spesso nell’impossibilità di applicare i tariffari ufficiali. Da un lato, ci sono le esigenze di quei clienti che non possono sostenere la spesa. Penso soprattutto a piccoli artigiani, commercianti e imprenditori in momenti economicamente difficili. Dall’altro, c’è la concorrenza sleale praticata dagli abusivi. Da tutte quelle persone cioè che, benché prive dei requisiti professionali, tengono la contabilità a prezzi stracciati». Ecco quindi che, nella maggior parte dei casi, il compenso viene concordato con il cliente, anche in base alla mole della modulistica, alla complessità della dichiarazione e alle sedute di consulenza.  Spiega a VoceArancio la dottoressa Simona Moriconi dell’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti contabili di Frosinone: «C’è chi un Unico lo fa pagare 100 euro, chi 300. Anche ai Caf, le tariffe sono diverse. Solo per un invio telematico dovremmo chiedere 70 euro, se poi aggiungiamo l’elaborazione della dichiarazione e la responsabilità, è facile arrivare a 200 euro. Ma, a questo prezzo, è poi difficile mantenere la clientela. Per questo, in genere, si preferisce fare un forfait, con una base stabilita con il cliente e magari l’accordo di una percentuale in base allo sviluppo dell’azienda».

La differenza tra un Caf e un commercialista. Moriconi: «A differenza di un Caf, noi professionisti seguiamo il contribuente dall’inizio alla fine. È vero che può pagare 100-150 euro per un 730, ma poi, in caso di controlli formali sulla dichiarazione, il cliente è seguito in tutto. In alcuni casi addirittura, nella tariffa, vengono inseriti dei servizi aggiuntivi, come la domanda per l’assegno famigliare o il modello Ise».

La soluzione più economica. Per risparmiare l’importo del commercialista o del Caf, un contribuente può compilare da solo la sua dichiarazione dei redditi. Per il 730, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, sono disponibili i modelli da scaricare e le guide per la compilazione. Presentando poi «una dichiarazione debitamente e correttamente compilata» al Caf o a un professionista, il contribuente non è tenuto a corrispondere alcun corrispettivo per l’invio telematico.

I rischi. Continua Moriconi: «La nostra è una materia che si complica di giorno in giorno e richiede un continuo aggiornamento. Clienti che da sempre hanno compilato la dichiarazione da sé, negli ultimi anni sono incappati in controlli e sanzioni inaspettate. Se si ha un lavoro dipendente, casa e spese mediche, il 730 è abbastanza semplice da compilare, ma se subentrano pratiche più complesse, come ad esempio il recupero del 33% sulle ristrutturazioni, le difficoltà aumentano, il linguaggio diventa più tecnico e complesso.  A volte difficile persino per i professionisti».

Per chi ha tempo. Se non si ha troppa dimestichezza con la materia, il tempo impiegato nella compilazione può risultare maggiore di quello speso andando a un Caf o da un commercialista.

Se c’è uno sbaglio, che cosa succede? Se a sbagliare è il contribuente fai-da-te, deve pagare lui. Se l’errore è del professionista o del Caf, il contribuente è tutelato da un’assicurazione che gli stessi hanno l’obbligo per legge di fare. Moriconi: «Anche se molte assicurazioni non coprono tutto e sono carissime. Anche fino a 10mila euro l’anno». E in caso di mancata presentazione della dichiarazione chi risponde? «Per legge, è il contribuente a essere obbligato a presentare e inviare la dichiarazione. Se ci si affida ad altri, il mio consiglio è quello di farsi sempre dare la copia dell’incarico. È una garanzia a tutela del contribuente.  Non avendo quella, è inutile fare causa al commercialista».

Per fortuna, c’è mamma. Quanto costa il 730? «Nulla. Ce lo fa mia mamma» (Bollicina28 sul  forum di alfemminile.com).

Qui trovi il modello e istruzioni dell’Agenzia delle Entrare per compilare il 730.

Questi invece i link ai doc con le tariffe: