Le banche centrali non hanno fretta di alzare i tassi

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Non bastano le aspettative a far cambiare strategia alle banche centrali, ci vogliono i fatti. Fino a quel momento le politiche monetarie hanno tutta l’aria di rimanere abbondatemene accomodanti

Negli ultimi mesi, il rinnovato ottimismo verso la crescita economica e il graduale recupero dell’inflazione ha messo in allerta gli analisti finanziari su un possibile cambio di strategia da parte delle Banche Centrali. Tuttavia, il messaggio che arriva dai comunicati ufficiali dei principali istituti centrali del pianeta (Federal Reserve, Bank of Japan e Bank of England) è forte e chiaro: non abbiamo fretta di aumentare i tassi d’interesse.

Cosa pensano la fed, BoJ e BoE. Per il Governatore della FED, Janet Yellen, i dati economici sono solidi e, anche se l’inflazione sta aumentando, rimane in ogni caso sotto la soglia target del 2,0%. La Banca Centrale USA non ha apportato alcuna modifica di politica monetaria, e stando alle attese del mercato, il prossimo aumento dei tassi non dovrebbe avvenire prima della riunione di giugno.  La FED è la prima banca centrale, tra le Big Four  (le altre sono la Banca Centrale Europea, Bank of England e Bank of Japan) ad aver messo un freno alle politiche monetarie ultra espansive e si avvia a riportare i tassi verso la normalità. Ma ha intenzione di farlo in modo molto graduale. Anche la Banca Centrale Giapponese non ha modificato la propria politica monetaria, nonostante abbia aumentato le previsioni di crescita per l’anno in corso (che finisce a marzo 2017) al +1,4% dal +1,0% e per l’anno successivo al +1,5% (dal +1,3%). La Banca Centrale Inglese è persino disposta ad accettare più inflazione per un lungo periodo di tempo piuttosto che compromettere la crescita alzando i tassi d’interesse. Infatti, durante l’ultima riunione ha deciso di rimanere accomodante e di non ridurre gli stimoli monetari, anche se l’economia sta accelerando (nel 2017 il Pil dovrebbe crescere del +2,0% rispetto alla stima di novembre del +1,4%) e l’inflazione dovrebbe salire fino al +2,8% entro metà 2018. Per la BoE, il rischio Brexit e l’incertezza globale sono troppo forti per rientrare dei ranghi troppo in fretta.

Cosa succede nel resto del mondo. A livello globale, le politiche monetarie rimangono largamente espansive e, come si evince dal grafico sottostante, al momento ci sono molte più banche centrali che hanno dei tassi di riferimento inferiori alla media storica (quadranti di sinistra) rispetto a quelle che applicano dei tassi d’interesse superiori alla norma (quadranti di destra). Inoltre, le banche centrali sono sempre più accomodanti. Infatti, negli ultimi sei mesi ci sono stati più tagli dei tassi (quadrante inferiore a sinistra) che politiche restrittive (quadrante superiore a sinistra).

GRAFICO_39_Banche_Centrali_panoramica_mondiale

Perché è rilevante per i risparmiatori. Le decisioni delle banche centrali influenzano i rendimenti offerti dagli attivi finanziari e dopo anni di politiche monetarie espansive, un cambio di strategia potrebbe rimettere in discussione l’intero scenario d’investimento con eventuali ripercussioni sulle valutazioni delle principali asset class. Ma stando ai comunicati ufficiali, il processo di normalizzazione sarà graduale e ragionato, anche a costo di tenere l’inflazione sopra i target di riferimento per un discreto periodo di tempo.