L’aumento dell’inflazione non spaventa la BCE

Condividi su:

La Banca centrale europea non cambia la sua politica monetaria e tranquillizza riguardo il recente aumento dell’inflazione: si prevedono ancora bassi tassi d’interesse

Nell’ultima riunione che si è tenuta lo scorso 19 gennaio, la Banca Centrale Europea (BCE) ha cercato di tranquillizzare gli operatori di mercato rispetto al recente aumento dell’inflazione ed ha confermato che i tassi d’interesse rimarranno bassi ancora a lungo. All’indomani della riunione, gli analisti interpellati dalla banca centrale erano più fiduciosi riguardo le aspettative di crescita e d’inflazione della zona euro, ma secondo un sondaggio promosso da Bloomberg e rivolto ad un gruppo di economisti, la Bce non dovrebbe cambiare la propria strategia di politica monetaria almeno fino a settembre 2017.

GRAFICO_31_La Banca Centrale Europea_1_900

Cosa è successo nell’ultimo mese all’economia europea. Nel terzo trimestre dell’anno il Pil della zona euro è cresciuto del +0,3%, rispetto al trimestre precedente, e la maggioranza degli indicatori che sintetizzano le aspettative degli operatori e dell’industria, come per esempio l’indice PMI del settore manifatturiero e dei servizi, hanno chiuso il mese di dicembre in miglioramento (link al POST_22 Dati Europei). Stando anche all’analisi della BCE, l’economia della zona euro dovrebbe accelerare grazie al sostegno della domanda interna, pura espressione dei consumi nazionali. Una buona notizia che trova risconto nelle previsioni degli economisti che hanno leggermente rivisto al rialzo le previsioni per l’anno in corso su PIL e inflazione.

GRAFICO_31_La Banca Centrale Europea_2_900

Cosa è emerso dalla riunione della BCE. Nel mese di dicembre l’inflazione principale, quella a cui fa riferimento il famoso target del 2%, è salita al +1,1% dal +0,6% di novembre. Un bel salto in avanti. Mentre l’inflazione core, ovvero l’inflazione al netto delle variabili più volatili come il petrolio e i beni alimentari, è salita al +0,9%, dato in linea con quello di novembre, pari +0,8%. Il balzo in avanti dell’inflazione aveva fatto preoccupare i mercati: se è vero che l’obiettivo è un tasso di crescita dei prezzi intorno al 2%, quando la crescita è troppo veloce c’è sempre il timore che i prezzi possano uscire fuori controllo danneggiando il livello dei consumi e quindi ostacolando la crescita, in questo caso, della zona euro. Il Presidente BCE Mario Draghi ha tuttavia cercato di stemperare gli animi riguardo il recente aumento dell’inflazione. Per la Bce, è presto per spaventarsi perché, anche se il momentum economico è positivo, il recente aumento dei prezzi dell’inflazione principale è in larga parte da attribuire al recupero delle materie prime, petrolio in primis e non dovuto a fattori strutturali come l’aumento dei salari.

Cosa implica per i risparmiatori. Il recente aumento dell’inflazione dovrebbe essere passeggero, perciò non ci sono ragioni per credere che la BCE possa modificare la propria politica monetarie nel breve termine. Se è vero che attraverso il Quantitative Easing la BCE inietta liquidità al sistema con l’obiettivo di stimolare la crescita della zona euro, è altrettanto vero che si tratta di una misura straordinaria messa in piedi proprio per cercare di reagire alla straordinaria crisi iniziata nel 2008. Con il termine tapering si intende la graduale dismissione del programma di QE. Mario Draghi ha specificato che al momento non è stato discusso in modo ufficiale nessun tapering. Nel corso dell’anno molto probabilmente si tornerà parlare di tapering, ma in Europa i tassi, e i rendimenti obbligazionari, sono destinati a rimanere storicamente bassi ancora a lungo.