Assumere un collaboratore domestico, tutto quello che c’è da sapere

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La strada della legalità conviene: assumere una colf o una badante consente di detrarre parte dei contributi versati ed evita sanzioni fino a 20 mila euro. Vediamo da dove cominciare

In un settore come quello dei collaboratori domestici il nero non è mai una buona idea. Agire nella legalità, oltre che per ragioni etiche, può convenire anche dal punto di vista fiscale. In aggiunta allo strumento dei voucher per i lavori occasionali, infatti, è anche possibile stipulare un vero contratto per assumere regolarmente la badante che aiuta un anziano in casa oppure la colf che ci aiuta con le faccende domestiche. Scegliere il nero, al contrario, comporta rischi che non sono proprio da sottovalutare. In caso di mancata iscrizione del lavoratore domestico all’Inps, infatti, la Direzione Provinciale del Lavoro può applicare sanzioni che vanno dai 1.500 e fino a 20.000 euro per ciascun lavoratore in nero, maggiorate di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo. Senza contare che queste sono cumulabili con altre sanzioni amministrative e civili previste contro il lavoro nero e con quelle previste nel caso in cui, per esempio, il nostro collaboratore sia sprovvisto di permesso di soggiorno. Le sanzioni sono previste anche se l’assunzione non viene comunicata in maniera tempestiva e se i contributi vengono versati in ritardo.

Da dove cominciare? Sul sito dell’Inps sono disponibili tutte le informazioni utili per la sitipula di un contratto di collaborazione domestica. La comunicazione dell’assunzione deve essere presentata all’Inps entro le ore 24 del giorno precedente a quello di instaurazione del rapporto di lavoro, anche se la giornata è festiva. La comunicazione ha efficacia anche nei confronti dei servizi competenti come il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, ma anche l’Inail e la Prefettura. È necessario specificare che la comunicazione all’Inps va effettuata anche per il periodo di prova, a prescindere dalla durata del lavoro e anche se questo è saltuario e non continuativo. In caso di proroga o di trasformazione del rapporto di lavoro (per esempio da tempo determinato a indeterminato), di cessazione o di cambio abitazione è necessario contattare l’Inps entro cinque giorni per comunicare le variazioni.

Come comunicare l’avvio di una collaborazione domestica. Per agevolare le procedure di iscrizione e le eventuali variazioni, il datore di lavoro domestico ha a disposizione due procedure semplificate, a cui è possibile accedere previa identificazione tramite PIN:

  • Contact center
    È possibile contattare il numero 803 164 gratuitamente da rete fissa o, in alternativa, il numero 06 164162 dai telefoni cellulari, a pagamento a seconda del proprio piano tariffario.
  • Procedura online
    Accedendo sul sito dell’Inps è possibile compilare e inviare online i moduli necessari.

Utilizzando la procedura online non è possibile inoltrare comunicazioni di lavoro tra coniugi, salvo i casi di invalidità riconosciuta con indennità di accompagnamento al conuniuge datore di lavoro. Se, invece, il rapporto di lavoro che si vuole regolarizzare riguarda parenti entro il 3° grado, la comunicazione sarà nello stato “sospeso” e verrà definita dalla sede solo dopo i controlli di quanto dichiarato.

Il pagamento dei contributi e le agevolazioni fiscali. Una volta avviata l’iscrizione, l’Inps apre una posizione assicurativa in favore del lavoratore domestico e invia al datore di lavoro i bollettini Mav con cui pagare i contributi. Ricordiamo che i contributi sono legati alla paga oraria effettiva e che, per agevolare i datori di lavoro, l’Inps ha messo a disposizione un calcolatore online con cui è possibile effettuare una simulazione dei contributi dovuti. La paga oraria prende in considerazione la retribuzione oraria concordata dalle parti, il valore convenzionale di vitto e alloggio e la tredicesima mensilità, ripartita su base oraria. Il datore di lavoro che versa regolarmente i contributi all’Inps e il cui reddito complessivo non supera i 40 mila euro può usufruire di due agevolazioni fiscali:

  • Deduzione dei contributi versati
    Il datore di lavoro può dedurre dal reddito i contributi versati per un importo massimo di 1.549,37 euro l’anno.
  • Detrazione dall’imposta lorda
    Nel caso di assunzione di un lavoratore addetto all’assistenza di persona non autosufficiente, è possibile detrarre dall’imposta lorda il 19% delle spese sostenute, per un massimo di 2.100 euro l’anno.

Cosa fare in caso di maternità e malattia. Se il lavoratore si assenta dl lavoro per malattia l’Inps non paga alcuna. Il lavoratore ha però diritto alla conservazione del posto di lavoro, per periodi diversi che variano in base all’anzianità maturata presso la stessa famiglia e, nel dettaglio:

  • 10 giorni, per anzianità fino a sei mesi;
  • 45 giorni, per anzianità compresa tra sei mesi e due anni;
  • 180 giorni, per anzianità superiore ai due anni.

Oltre alla conservazione del posto di lavoro, il datore deve anche garantire la metà del salario pattuito per i primi tre giorni e del salario intero per i giorni successivi, con soglie massime che variano in base all’anzianità maturata. Nel caso di gravidanza, la lavoratrice ha diritto all’indennità di maternità pagata dall’Inps, pari all’80% del salario sul quale sono versati i contributi orari. La tutela economica della maternità delle lavoratrici è prevista solo se nei 24 mesi precedenti il periodo di astensione obbligatoria risultano versati a loro carico 52 contributi settimanali, anche relativi a settori diversi da quello domestico. In alternativa, devono risultare versati almeno 26 contributi settimanali nei 12 mesi precedenti all’astensione obbligatoria, anche in questo caso sono validi anche quelli versati in settori diversi.