Acquisti: il diritto di ripensarci

Il recesso è una possibilità data al consumatore, senza penali e senza specificare il motivo. Ma solo in determinati casi. Ecco quali

Il diritto di recesso. O diritto di ripensamento. È la possibilità data al consumatore di sciogliere un contratto e restituire un bene acquistato, ottenendo indietro quanto pagato. Senza penali e senza specificare il motivo del ripensamento. Può semplicemente non piacere.

Dove. Il diritto di recesso vale solo nelle vendite «a distanza» (non solo online, ma anche televisive, telefoniche, per corrispondenza …) e nelle vendite «fuori dai locali commerciali» (per strada, porta a porta, al lavoro, in un albergo, nelle fiere…). Nei negozi, no.

Quando. Perché vada a buon fine, il diritto di recesso va esercitato entro dieci giorni lavorativi dalla data di consegna o di sottoscrizione del contratto, restituendo a proprie spese l’oggetto acquistato, accompagnato da una raccomandata con ricevuta di ritorno. Meglio allegare anche il documento di accompagnamento (con il numero di ordine) riferito all’oggetto acquistato. Entro 30 giorni il venditore deve restituire i soldi, pena la denuncia alle Autorità amministrative.

Reticenze. Se il venditore temporeggia, insistete. Non si può esercitare il diritto solo se sono trascorsi più di 10 giorni lavorativi, se l’acquisto è stato fatto con partita Iva, se l’importo dell’acquisto è inferiore ai 26 euro o se si è già usufruito del servizio acquistato. Se il venditore proprio non accetta, ci si può rivolgere alle Associazioni dei Consumatori (Aduc, Adiconsum, Adoc, Adusbef…) o a un legale.

Clausola evidente. La clausola sul diritto di recesso non è accessoria: deve essere ben evidente e messa per iscritto, diversamente il contratto non è legale. Controllate sempre.

Sanzioni. Se un venditore non ha informato il cliente sul diritto di recesso o lo ha fatto in modo incompleto, il termine slitta per legge a 60 giorni per i contratti stipulati fuori dai locali commerciali e a 90 giorni per acquisti fatti tramite telefono, televendita o internet. La sanzione per chi vende può arrivare a oltre 5mila euro (fonte: Lega Consumatori).

Eccezioni. Esistono pur sempre delle eccezioni. Non c’è il diritto di recesso per le vendite, a distanza o fuori dai locali, di strumenti finanziari; tramite distributori automatici; tramite telefono pubblico; per la costruzione e acquisto di beni immobili; per la fornitura di prodotti alimentari o di uso domestico consegnati con scadenza regolare; di servizi relativi all’alloggio, ai trasporti, alla ristorazione, al tempo libero, quando è prevista una data o un periodo determinato per la fornitura (per esempio con una prenotazione); di servizi la cui esecuzione sia iniziata prima di dieci giorni lavorativi; di beni e servizi il cui prezzo è legato al tasso di interesse e non può essere controllato dal venditore; di beni confezionati su misura o personalizzati; di prodotti audiovisivi o software sigillati aperti dal consumatore; di giornali, riviste, periodici; di servizi di scommesse e lotterie (fonte: Aduc).

Viaggi. Per i viaggi prenotati online, con contratti firmati a distanza o fuori dalle sedi commerciali del venditore, non c’è diritto di recesso. Se il consumatore sbaglia o ci ripensa, può recedere solo pagando la penale prevista (di solito più alta vicino alla data di partenza).  Se ci si rivolge invece ad un’agenzia, in caso di rinuncia, si pagano comunque delle penali (di solito il 25% fino a 30 giorni prima, 50% fino a 21 giorni prima; 75% fino a 10 giorni prima; nessun rimborso nei 10 giorni prima della partenza). In alcuni casi però si può recedere dal servizio prenotato senza alcuna penalità: ad esempio, quando c’è un aumento del prezzo superiore al 10%.

In negozio. Il diritto di recesso è previsto solo per gli acquisti dove il consumatore non può visionare e provare il bene. In sostanza, non vale per la vendita in negozio o nei centri commerciali, dove l’oggetto è a disposizione. La restituzione del bene in cambio dei soldi è possibile solo in caso di inadempimento (per i servizi) o se è difettoso. Diversamente, tutto dipende dalla volontà di chi vende.

Esempio utile. Ecco qui un esempio di cosa scrivere nella raccomandata da spedire: «Il sottoscritto (nome e cognome e recapito di chi ha sottoscritto il contratto) intende avvalersi, in base al D. Lgs. 206/2005 art.64 e segg., del diritto di recesso in merito al contratto (o nota d’ordine) n. ……… sottoscritto in data ….. attraverso il Vostro sito (o presso l’hotel….., a casa propria, per strada, etc.). Si richiede inoltre la restituzione della somma di euro. …….., pagata in acconto (o a titolo di caparra) con le seguenti modalità (accredito bancario, vaglia, o restituzione degli effetti cambiari). Firma» (fonte: Aduc).

redazione


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