2016: un anno intenso per i mercati

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Il 2016 è stato un anno ricco di “emozioni” e di soprese che rischiano di segnare i mercati per tutto il 2017

Ci siamo appena lasciati alle spalle il 2016, quindi quale occasione migliore per ripassare insieme i fatti salienti di quest’anno.

Gennaio: la Cina spaventa i mercati. I dati poco brillanti della Cina affossano i mercati. Il Dragone asiatico è alle prese con il passaggio delicato da un modello statalista ad uno di mercato: tra gli analisti si diffonde lo spauracchio di una nuova crisi economica questa volta di stampo cinese.

Febbraio: la banche europee tornano sotto tiro. In questo clima poco accomodante nei confronti degli attivi rischiosi, i mercati penalizzano in modo particolare le banche europee e le banche italiane. Il Governo italiano corre ai ripari facendo approvare alcune riforme con l’obiettivo di rendere il sistema bancario italiano più solido: FTSEMIB perde più del 17% da inizio anno.

Marzo: sui mercati torna il sereno. Man mano l’eccesso di paura si sgonfia e sui mercati torna la fiducia: la Cina non crolla, i dati economici USA escono migliori del previsto e la BCE decide di aumentare la forza del quantitative easing (link al post).

Aprile: i rendimenti obbligazionari sono sempre più bassi. Le politiche monetarie sono sempre più accomodanti: la Banca Centrale del Giappone (Bank of Japan, o semplicemente BoJ) ha appena tagliato il tasso sui depositi e si allontana l’aumento dei tassi della Fed, la Banca Centrale USA. Il 27% circa dell’indice obbligazionario JP Morgan Global Government offre rendimenti negativi.

Maggio: Economia in crescita e via libera agli aiuti in Grecia. In Europa e in Giappone i dati sul Pil sono positivi e migliori del previsto; l’Eurogruppo sblocca una nuova tranche di aiuti alla Grecia da 10,3 miliardi di euro e raggiunge un’intesa condizionata su un alleggerimento del debito nel 2018 (almeno così sembrava).

Giugno: il rischio Brexit non fa paura. Intorno al 22 giugno la probabilità di una possibile Brexit, e quindi di un’uscita dall’Unione Europea (UE), viaggiava intorno al 37% rispetto al 63% del Bremain, ovvero alla decisione di restare dentro l’Unione Europea, mentre la sterlina recupera terreno contro il dollaro. Per gli operatori di mercato, l’ipotesi Brexit sembra remota…e invece.

Luglio: gli inglesi scelgono la Brexit, e adesso? I cittadini britannici hanno optato per lasciare l’UE con il 51,9% dei voti favorevoli, una vittoria schiacciante. Le banche centrali riescono a contenere i danni ed i mercati non subiscono ingenti perdite: l’unica eccezione la sterlina.

Agosto: la BoE taglia i tassi e lancia un nuovo QE. La Banca d’Inghilterra (Bank of England, o semplicemente BoE) taglia i tassi portandoli (di nuovo) al minimo storico di 0,25% e lancia un nuovo QE da 60 miliardi di sterline. L’estate è meno turbolenta del previsto.

Settembre: l’Opec sigla un accordo per tagliare la produzione di petrolio. In Europa i dati economici deludono ed il Governo italiano è costretto ad abbassare le stime di crescita per il 2016/17. Grazie all’accordo di Algeri, il petrolio, chiamato anche “l’oro nero”, guadagna in un mese il 6,6%.

Ottobre: Hillary Clinton in vantaggio nei sondaggi sulle elezioni usa. L’FBI pubblica 129 pagine di documenti che mette sotto pressione la posizione della Clinton poco prima delle elezioni e Trump guadagna terreno, ma la Clinton rimane la favorita. Nel frattempo lo yuan tocca i minimi da sei anni contro il dollaro.

Novembre: Trump vince le elezioni usa, i mercati tengono. Contro ogni pronostico, Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti. L’elezione di Trump ha favorito gli attivi rischiosi (azioni e materie prime) e il dollaro facendo aumentare le aspettative d’inflazione. La maggior parte degli analisti si aspettano un’ingente stimolo fiscale per gli anni a venire.

Dicembre: la Fed alza i tassi, clima finanziario positivo. Dopo un anno la Federal Reserve alza i tassi d’interesse di riferimento di 25 punti base, ma il mercato non si scompone. La BCE dal canto suo ha allungato i tempi del QE ma ne ha ridotto l’intensità mensile. Le politiche monetarie rimangono accomodanti ma la stagione dei tassi negativi sembra volgere al termine.