Uno sguardo su Giugno

Ancora difficoltà per l’economia italiana nel mese di Giugno. Ma nel quadro contrastato dello stato della congiuntura si fa strada anche qualche spiraglio di luce…

Congiuntura ancora in chiaroscuro

Ancora difficoltà per l’economia italiana nel mese di Giugno, ma anche qualche indizio positivo proveniente dal fronte estero. In un contesto condizionato da crescenti timori di un’imminente inversione di direzione della politica monetaria americana, i segnali di ripresa dell’economia hanno stentato a manifestarsi. Gli indicatori macroeconomici diffusi nel corso del mese hanno continuato a dipingere un quadro recessivo, in particolare per quanto riguarda i consumi. All’origine della debolezza dei consumi è probabilmente ancora la dinamica del reddito disponibile delle famiglie: in maggio le difficoltà occupazionali (l’occupazione è scesa di 27 mila unità sul mese precedente, il tasso di disoccupazione è salito al 12.2%) hanno continuato a sommarsi a una bassa crescita dei salari (+1.4% anno su anno), comprimendo i fondi a disposizione per i consumi. Le imprese manifatturiere, d’altra parte, pur dovendo subire la debolezza della domanda interna, hanno registrato nuovi segnali di miglioramento sul fronte degli ordini esteri, cresciuti in aprile del 3,2% su base mensile.

Spiragli di luce

Nel quadro ancora contrastato dello stato della congiuntura si fa però strada qualche spiraglio di luce. Dopo l’approvazione del decreto che prevede il pagamento di parte dei debiti commerciali pregressi della pubblica amministrazione nei confronti dei fornitori privati, in giugno è stata la volta del varo del decreto lavoro. L’obiettivo dichiarato era di contrastare il fenomeno (non solo italiano) dell’alta disoccupazione giovanile e di quella di lungo termine, gli strumenti messi in campo per realizzarlo una serie di incentivi, principalmente di natura fiscale. Certamente queste misure non possono, da sole, riportare stabilmente l’economia su un sentiero di crescita, ma possono tuttavia aiutare l’avvio della ripresa, anche attraverso l’importante canale della fiducia. Ed è proprio dal fronte della fiducia che son giunti i segnali più incoraggianti: l’indice relativo alle famiglie consumatrici ha registrato in giugno un forte aumento (a 95.7 da 86.4 in maggio) e quello delle imprese manifatturiere è anch’esso salito (a 90.2 da 88.7 in maggio) ai livelli più elevati da maggio 2012.

Non più solo austerity

Lo spostamento di attenzione sui temi della crescita, avvenuto con il beneplacito delle autorità europee, è stato reso più facile dall’uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo (PDE), ufficializzata dall’ultimo consiglio europeo di fine giugno. Qualcosa comincia a muoversi anche in Europa, e non più solo nella direzione di nuova austerità. La presa d’atto a livello comunitario della rilevanza della questione occupazionale come elemento potenzialmente divisivo all’interno dell’unione monetaria ne è un chiaro esempio. La recente decisione della Commissione Europea di concedere un margine di manovra ai paesi non soggetti alla PDE (e quindi ora anche all’Italia) che si trovino in fasi cicliche avverse è un’ulteriore conferma della rinnovata attenzione ai temi della crescita. Si tratta per il momento di aperture limitate e con molti lacci attaccati, ma il segnale è comunque positivo, anche se non deve essere travisato. L’elaborazione della nuova legge di bilancio sarà il banco di prova sul quale misurare la capacità del governo italiano di sfruttare i margini di manovra resisi disponibili, particolarmente sul fronte delle riforme strutturali. I compiti per gli italiani non sono finiti, il nuovo atteggiamento dei nostri esaminatori legittima un po’ di ottimismo.

PAOLO PIZZOLI
Paolo Pizzoli


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